La tratta dei cuccioli dall'Est Europa

La tratta dei cuccioli dall’Est Europa un fenomeno in costante espansione che non risulta essere sufficientemente contrastato, anche a causa di normative non efficaci.

Un’inchiesta realizzata dalla RSI, la televisione della Svizzera italiana, svela i retroscena del traffico dei cuccioli che provengono dall’Est Europa, in particolare Ungheria e Slovacchia, dimostrando senza tema di smentita come i cuccioli siano sempre strappati prematuramente alle madri, la falsità dei passaporti, che contengono dati certamente non corrispondenti al vero riguardo all’età dei cani, il guadagno, enorme, generato dalla tratta.

Ho collaborato a questa inchiesta, come potrete vedere, recandomi in Slovacchia con la giornalista Katia Ranzanici e il regista Philippe Schafer; per giorni abbiamo inseguito contatti con i trafficanti, sempre molto sospettosi, attenti e anche un po’ provati dall’incremento dei controlli durante i viaggi. Scoprendo come non sia possibile acquistare cani che rispettino i vincoli dalla legge, che impongono un minimo di 3 mesi e 21 giorni per l’esportazione dei cuccioli: i negozianti di tutta Europa li vogliono più piccoli, fanno maggiore tenerezza, suscitano acquisti di impulso e possono restare più tempo nei negozi, facendo credere all’acquirente che abbiano l’età indicata sui documenti. Però così il rischio mortalità sale esponenzialmente e spesso chi ha comprato uno di questi cuccioli lo sa fin troppo bene, purtroppo solo dopo aver speso tantissimi soldi in cure veterinarie, spesso senza risultato fino a quando, una brutta mattina, scoprirà il cucciolo morto ai piedi del letto, come capitato a una delle persone intervistate.

Questo traffico nasconde un mondo criminale ed è alimentato dalle richieste di gente per bene, che compra però cani come se si trattasse di un paio di scarpe, di un telefonino, senza pensare, senza chiedersi la provenienza e nemmeno se quella razza, con le sue esigenze, sarà compatibile con la sua vita. I profitti son da capogiro, i controlli non così frequenti e soprattutto senza un potere di reale deterrenza, vista l’esiguità delle sanzioni e delle pene detentive, che restano sempre inapplicate. Girano milioni di euro, ma non vengono ancora trattati come trafficanti di droga le persone coinvolte nel traffico di cuccioli, a loro non vengono applicate quasi mai le misure di prevenzione, come il sequestro dei negozi e alla fine il gioco vale la posta in palio: rischi minimi, grandi guadagni, che permettono di pagare una rete di fiancheggiatori che spesso, per stessa ammissione del veterinario regionale della Lombardia e di quello cantonale della Svizzera, sono proprio alcuni veterinari. Sicuramente poche pecore nere che danneggiano la categoria, in grado però di coprire con il loro lavoro, con la loro professione disonorata, i trafficanti e i loro traffici, la scia di maltrattamenti e di morte che li accompagna aggiustando documenti, iscrivendo i cani in anagrafe, facendo finta di non vedere il marcio che li circonda e il tradimento del codice deontologico che compiono quotidianamente.

Spero che questa inchiesta televisiva, realizzata con passione e competenza da RSI, contribuisca a far aprire gli occhi agli acquirenti su cosa significa traffico, su quanto sia importante non comprare un cane su internet, su quanto sia meglio recarsi presso un canile. Quel che cerchiamo è un compagno di vita, non un accessorio che ci soddisfi o ci faccia illusoriamente apparire più belli, migliori, alla moda. Non bisogna mai dimenticare che l’assenza della domanda costituirebbe la fine dell’offerta e i “cucciolifici” chiuderebbero uno dopo l’altro.

Sarebbe bello che anche il parlamento si accorgesse del fatto e che, in tempi di risparmi, fornisse gli strumenti operativi per colpire seriamente anche questo tipo di reati, l’evasione fiscale che celano, i collegamenti con la criminalità che sono presenti: aspettiamo da anni leggi più severe, più efficaci, che abbiano un reale potere di deterrenza contro questo mondo di sofferenza. Purtroppo invece, ancora una volta, saremo costretti ad aspettare che a dettare il passo sia la Commissione Europea, che ha già allo studio un inasprimento della legislazione, per evitare la sofferenza di questi animali, ma anche contrastare la ricomparsa della rabbia, una zoonosi pericolosissima che era quasi scomparsa dai nostri confini, mentre ora si riaffaccia con preoccupante prepotenza.

Guardate l’inchiesta (la trovate anche qui), condividetela, aiutate a svelare un mondo talvolta sconosciuto: la conoscenza può aiutare a contrarre questo mercato, non si riuscirà a far desistere tutti, ma i progressi culturali, mai come in questo momento, passano anche attraverso il passaparola della rete.