La scelta di vivere con un animale deve essere etica

La scelta di vivere con un animale deve essere etica e basata sul rispetto del suo benessere. Non basta garantire spazio, cibo e acqua pulita: la vita non è fatta solo di bisogni essenziali. Nemmeno per gli animali, non solo per gli uomini.

Occorre ripensare il nostro rapporto con gli animali, quelli imprigionati nel termine orrendo di “animali da compagnia“. La compagnia, per essere felice, deve significare soddisfazione reciproca nel rapporto.

Vi siete mai chiesti se continuereste ad accettare gli inviti a cena da un amico che vi cucinasse sempre cavolfiore, che detestate, oppure vi obbligasse a vedere soltanto i film di fantascienza? Sapendo che non vi piacciono? Molto probabilmente no. L’eventuale piacere di stare in compagnia sarebbe funestato dai comportamenti molesti del vostro ospite.

Proprio gli stessi comportamenti molesti, quando non viziati  da disinteresse e crudeltà, che noi mettiamo in atto nei confronti degli animali con i quali abbiamo deciso di dividere la nostra vita. Un umano libero e un animale prigioniero. In gabbia come un criceto, in una boccia come un pesce rosso, su un trespolo come un pappagallo, in gabbia come un bengalino oppure in una teca come un pitone.

L’animale domestico per eccellenza è il cane, visto che anche il gatto, nonostante possa vantare millenni di contiguità con l’uomo, ha mantenuto istinti, carattere e comportamenti decisamente diversi da quelli canini. Gli altri sono animali che appartengono a specie più o meno addomesticate (ma non domestiche) di derivazione selvatica, mantenendo quindi gli stessi istinti e le identiche paure dei loro consimili liberi.

Animali tenuti prigionieri per diletto

Qualcuno potrebbe sostenere che i canarini e tutte le specie affini, quelle per intenderci raggruppate nella detestabile categoria “uccelli da gabbia e da voliera”, potrebbero solo vivere in cattività, con evidente guadagnano dal loro rapporto con l’uomo. Ma ammesso che vi sia un vantaggio che derivi dall’essere tenuti prigionieri occorre chiedersi che senso abbia la vita di uccello se deve trascorrerla chiuso in una gabbietta, senza poter volare.

Gli uomini amano da sempre circondarsi di animali in gabbia, dominati, asserviti grazie alla somministrazione di cibo, comunque impossibilitati ad avere alternative. Anche se qualche intrepido evaso ha, nostro malgrado, riconquistato la vita libera e colonizzato l’ambiente.

Pensate ai pappagalli -i parrocchetti dal collare o quelli monaci- oppure agli scoiattoli grigi. Specie esotiche importate come pets che nel momento in cui riescono a vivere da schiavi liberti sono classificati come specie aliene invasive (leggi qui).

Ma la maggioranza degli animali passa tutta la vita, talvolta molto breve a causa delle condizioni di cattività, ma altre volte infinita a causa della resistenza insita nella specie, senza poter esercitare alcun comportamento naturale. Animali scelti senza criterio, valutandone solo l’aspetto estetico senza porsi troppe domande sul loro benessere o sulle loro necessità.

Solo i divieti impediscono il commercio di alcune specie

Nei negozi di animali la regola è semplice: tutto quello che non è protetto o proibito per ragioni di sicurezza è commerciabile. Pochi controlli, spesso di scarsa qualità, agevolano un sistema tanto malato quanto florido. Mentre chi acquista fa frequenti scelte giustificate solo da motivi estetici, per bisogno di compagnia o per poter esercitare una sorta di possesso. Senza quasi mai chiedersi altro.

Per gli animali, invece, le questioni aperte restano molte: la noia, l’alimentazione sbagliata, la temperatura e l’umidità scarsa o eccessiva, il non poter mettere in atto quei comportamenti naturali che sono il bagaglio della loro evoluzione. Per un uccello volare non è un passatempo, ma una necessità legata al suo benessere oltre che al suo istinto.

Sarebbe necessario fare campagne informative, non solo per non abbandonare i cani in estate, ma anche per dissuadere dal tenere in casa animali in gabbia. Cercando di far comprendere quanta sofferenza si nasconda dietro questa forzata convivenza. Raccontando quanto sia meglio osservare gli animali liberi godendo della bellezza e della serenità che trasmettono

La scelta di vivere con un animale deve essere etica, mettendo sempre al centro la valutazione del suo benessere, che è condizione molto differente dalla semplice esistenza in vita. L’uomo, nella sua fragilità emotiva, vede la morte come il peggiore degli accadimenti ma per per un animale la percezione è cosa differente. La vita è quella che può essere un assoluto, doloroso e infinito patimento, mentre la morte potrebbe solo rappresentare una liberazione.