la politica si impossessa dei diritti animali

La politica si impossessa dei diritti animali e li porta nel recinto di un partito, dando vita a un movimento animalista schierato, declinato all’interno di una forza politica, un po’ troppo costretto per essere portatore di valori trasversali.

I grandi valori etici non si possono ingabbiare e mai come in questo caso il termine è appropriato, visto che parliamo di animali. La diffusione dei valori all’interno della società civile non ha e non dovrebbe, secondo il mio pensiero, avere un colore politico. Non hanno colore i diritti delle categorie fragili e non devono avere un partito di riferimento, salvo che non si occupi eminentemente di quel tipo di argomenti. Posto che l’idea di un partito animalista possa davvero essere una buona idea e non lo credo, non ora in Italia.

Peraltro se ogni argomento, ogni istanza portatrice di valori etici dovesse essere utilizzata per dar vita a un soggetto politico si rischierebbe di dar corpo a un mostro, a un vaso di Pandora senza coperchio che certamente non porterebbe a migliorare la politica di questo paese e forse nemmeno la sua società. Sarebbe più opportuno che i soggetti che si occupano degli argomenti etici più importanti di questo periodo, come lo sono i diritti degli animali, certamente in buona compagnia dei troppi diritti umani promessi sulla carta ma negati nella realtà, cercassero di disseminarsi nelle istituzioni, senza necessità di schierarsi o di agglomerarsi in un partito o movimento politico ad hoc.

Certo guardando il neonato Movimento Animalista sembra di poter dire che la scelta operata sia stata davvero molto più sottile: non un partito autonomo basato sulla tutela dei diritti animali ma una lista di supporto, un satellite di un partito, attratto dalla sua gravità ma libero di ruotare intorno al corpo storico. Forse più un’operazione politica che una scelta di campo, anche se la presenza di Maria Vittoria Brambilla, a fianco di un rinnovato Silvio Berlusconi rincuora molti. Ma non convince chi scrive.

Avrei preferito vedere la creazione di una rete trasversale di politici vecchi e nuovi che, indipendentemente dai loro partiti, si impegnassero nel portare avanti iniziative concrete per la tutela dei diritti degli animali e dell’ambiente. Senza un tornaconto elettorale ma semplicemente convinti del fatto che la tutela dei deboli, umani e non umani, e del patrimonio ambientale debba essere un impegno non solo meritevole ma doveroso, obbligatorio, imprescindibile. Con associazioni che fungano da supporto per questi politici, fornendo loro materiale e impostazioni su come e perché combattere certe battaglie.

La storia dei Verdi in Italia penso avrebbe dovuto fornire spunti di riflessione a molti: movimento prima, partito poi nel quale avevo partecipato ai primi momenti spostandomi rapidamente. Una parabola ascendente con una caduta precipitosa anche a causa di qualche scandalo. Penso che la cosa più difficile nel fare politica, e anche la vita di un’associazione è fatta di politica, sia quella di mantenere sempre in primo piano l’obiettivo, di valorizzare le risorse e di contribuire alla crescita culturale della società. Diversamente, quando, e se, si diventa solo parte di un apparato l’elettore non ci crede più e condanna un partito, come successo ai Verdi più o meno arcobaleno, dall’essere una speranza a divenire uno dei tanti soggetti destinati a restare a guardare. Fuori dal parlamento.

Forse questa operazione messa in campo dal Movimento Animalista ha avuto un pregio: far capire agli altri partiti, a tutti gli altri partiti, che determinati temi devono restare sempre al centro dell’azione politica, proprio per la loro importanza, per il nostro futuro e perché la loro declinazione nelle scelte politiche contribuirebbe a rendere migliore la nostra società. Ma avrà anche l’inevitabile difetto di dividere le associazioni animaliste, il mondo del volontariato che tanto fa per animalismo e ambientalismo, composito e trasversale rispetto alla politica.

Questa è la vera occasione perduta: non sono gli animalisti a essere attrattivi per la buona politica ma bensì è l’animalismo a essere attraente per i partiti, che sfilano a chi si occupa di tutelare gli animali il primato della tutela dei loro diritti, dando un colore preciso al movimento animalista appena fondato. Ma bisogna essere realisti e non illudersi né abbassare la guardia: persone, movimenti, associazioni e partiti, vanno giudicati sui fatti concreti, sulle attività che si sono effettivamente realizzate, non sulle tante proposte destinate a restare, per un motivo o per l’altro, nel cassetto delle promesse non mantenute o in quello dei sogni non realizzati.

Specialmente in politica le persone tendono a confondere i progetti di legge presentati, anche in periodi dove per ragioni oggettive non hanno alcuna possibilità di essere discussi, con le leggi approvate Questo avviene anche grazie alla gran confusione creata dai social e non solo da loro.

Difficile piacere a tutti, però sempre meglio avere e prendere una posizione chiara piuttosto che spellarsi le mani per un progetto troppo partitico, come già qualcuno ha fatto. Il consiglio ai naviganti, e ai futuri elettori, è di formarsi e informarsi sempre, specie in un mondo dove molto di quello che appare è soltanto un’illusione mediatica. Intanto la politica si impossessa dei diritti animali.

 

La politica usa gli animali non li difende (leggi qui)