La plastica ci sta soffocando in un abbraccio mortale

La plastica ci sta soffocando in un abbraccio mortale, colorato, apparentemente innocuo ma in realtà molto inquinante, pericoloso ma soprattutto talmente diffuso dall’essere quasi impossibile evitarlo.

Si potrebbe spiegare il nostro rapporto con la plastica come se fosse una ludopatia, l’attrazione senza confini per il gioco d’azzardo. Inizialmente dà benessere, sembra possa migliorare il nostro futuro, costa poco e promette molto. Poi piano piano ti avviluppa, ti toglie aria, come succede agli alberi soffocati dall’edera.

La plastica ci sta soffocando in un abbraccio mortale ma l’allarme è partito prendendolo molto da lontano, iniziando dai componenti delle plastiche e dalla considerazione che la produzione rappresentasse un processo inquinante. Poi abbiamo cominciato a renderci conto che la plastica porta con se un sacco di problemi: inquina, non si degrada velocemente in ambiente ma poi degradandosi inquina l’ambiente -sembra un paradosso ma è così- e se non viene correttamente gestita, come i milioni di tonnellate di rifuti smaltiti male, avvelena il pianeta e di ritorno noi.

L’industria, come è accaduto spesso, ci ha convinto che potevamo fidarci di questo prodotto utile, molto colorato, duttile, facilmente sagomabile. E in mezzo secolo o poco più la diffusione a livello planetario della plastica ha sostituito altri imballaggi come carta e cartone, metallo e vetro.

Come lo è stato il fuoco per i nostri antenati la plastica ci ha risolto un sacco di problemi in termini di peso, durata degli alimenti, basso costo, minor fragilità e per tanti altri motivi. Ha trovato impiego in ogni settore produttivo e ricreativo, entrando nelle case di tutti noi. Oggi però abbiamo scoperto che non è entrata solo nelle nostre case, è entrata come Alien nei nostri corpi, in quello degli organismi marini, nei nostri polmoni quando viene bruciata e produce diossine, solo per citare un inquinante.

Ora l’allarme nei confronti della plastica sta raggiungendo il top, su più fronti: ci siamo resi conto che da strumento utile la plastica si è diffusa come una pestilenza in ogni settore, ha contaminato ogni ambiente naturale, ci ha creato una dipendenza difficile da spezzare, proprio come fosse una ludopatia. I più attenti effettuano un meticoloso riciclo e cercano di limitarne il consumo, ma ora come ora pensare di eliminare il problema è davvero impossibile.

La plastica è usata come imballaggio in quasi tutti i prodotti industriali e commerciali: non solo ha risolto alcuni problemi di durata e contaminazione degli alimenti (creandone altri), ma ha consentito di creare imballi protettivi, accattivanti, facili da esporre, leggeri da trasportare. Basti pensare all’acqua minerale, quella che in Italia viene acquistata con cifre in milioni di litri/anno, producendo inquinamento nella produzione, nel trasporto che avviene quasi tutto su gomma, nell’imballaggio.

Sono proprio gli imballaggi, i flaconi, le bottiglie, le stoviglie usa e getta che hanno creato isole di plastica dalle dimensioni terrificanti nei nostri oceani. Sono loro che degradandosi producono le micro e le nano plastiche, che vengono a loro volta mangiate dai pesci entrando nella catena alimentare delle creature marine e nei piatti di molti consumatori.

Ora, conosciuti i problemi causati dalla plastica, occorre impegnarsi per un riciclo attento dei prodotti, non lasciando nulla in ambiente e nemmeno gettandolo, come spesso avviene, vicino ai cassonetti perché magari sono pieni. Basta una folata di vento per disperdere la plastica, quando non correttamente smaltita, nell’ambiente, in fiumi e laghi e nei mari.

Un’altra attenzione è a quello che consumiamo, come per esempio l’acqua minerale, che non rappresenta una necessità perché in quasi tutto il paese l’acqua erogata dai rubinetti di casa è buona, quando non migliore di quella in bottiglia. Costa meno, non crea inquinamento nei trasporti e negli imballaggi e, se proprio non si riesce a farne a meno bisogna privilegiare per quanto possibile i contenitori in vetro e alluminio.

Con gli sforzi di tutti daremo un segnale importante all’industria circa la necessità di ridurre gli imballi, aumentando la consapevolezza del danno provocato: quella che, abbinata all’educazione, porta a un corretto utilizzo e smaltimento dei prodotti. La plastica ci sta soffocando in un abbraccio mortale, ma noi possiamo cercare di allentare questa morsa, per l’ambiente e per consentire un miglior futuro.