La nuova frontiera del crimine combattimenti fra dogo e cinghiali

Dogo vengono addestrati al combattimento con un cinghiale

La nuova frontiera del maltrattamento di animali, in Italia, è il combattimento fra dogo e cinghiali, un’attività per la quale è stato recentemente denunciato anche un veterinario milanese. Il Corpo Forestale dello Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Urbino, ha identificato e denunciato 7 persone coinvolte a vario titolo in quest’attività illecita. Purtroppo, nonostante quanto sbandierato sui media, queste persone non finiranno mai in carcere: in Italia non abbiamo ancora leggi concrete e applicabili per punire i crimini contro gli animali, ma solo norme che promettono pene e punizioni che non saranno mai realmente comminate. Il combattimento fra animali è punito infatti con l’arresto da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 Euro, ma se i responsabili sono incensurati e/o non condannati per reati analoghi rischiano una pena non superiore all’anno e una multa di 30/40.000 Euro,  che non pagheranno mai perchè i processi per questi reati si concludono quasi sempre con la formula “pena sospesa e non menzione sul casellario giudiziario a richiesta di privati”.  Lo prevede il codice, i giudici applicano solo la norma, inutile criticarli.

Guardiamo però questo filmato del Corpo Forestale di Urbino e chiediamoci davvero se i responsabili meriterebbero questo trattamento di favore, che oltre a non rappresentare un deterrente fa gettare via i soldi pubblici: lo Stato indaga, persegue, spende e in caso di condanna abbuona, come se si trattasse di marachelle e non di crimini, rinunciando a esercitare la pretesa punitiva, l’unica in grado di costituire un deterrente, di contrastare il crimine. Gettando via soldi dei contribuenti onesti, senza pretenderli dai criminali.

Dietro queste attività criminali si sviluppa un indotto illecito rilevante, capace di portare agli organizzatori un fiume di profitti illegali grazie alle scommesse, alle quote di partecipazione, al costo dell’addestramento. Queste attività sono spesso coperte da veterinari compiacenti, come avviene per tutti i reati a danno di animali; professionisti coinvolti in prima persona, come è stato accertato per il veterinario milanese con studio sui Navigli, oppure che fiancheggiano l’organizzazione, curando i cani feriti senza farsi troppe domande in cambio di buone parcelle. Certo sono un’eccezione in mezzo a tanti professionisti onesti, ma è inutile far finta che questo non accada per difendere una categoria intera, strategia adottata fin troppo spesso dagli ordini professionali.

L’aggressività, come accade per gli umani, è un comportamento che va stimolato, anche nei cani con maggior istinto predatorio:  i dogo iniziano così il loro addestramento combattendo, in recinto, con animali più piccoli, fino ad arrivare ad usare cinghiali adulti. Vinca il migliore, ma scommettete se volete assistere. Cani definiti aggressivi istigati da persone che secondo gli studi criminologici probabilmente si sono già resi complici di reati contro gli animali. Per assistere alla violenza senza scomporsi, per non provare empatia verso gli animali occorre addestrarsi, iniziare con piccoli maltrattamenti per arrivare a restare indifferenti davanti a un cinghiale sbranato, a un cane sventrato, a un fiotto di sangue. Terribile, si, ma la cosa più terribile è essere consapevoli che lo Stato ancora non abbia capito la necessità di punire severamente, che la politica stia muta o assente, salvo rare eccezioni. Poi però non stupiamoci della violenza che attraversa la nostra società, trasversalmente, come una spada affilata che lacera il tessuto sociale. 

Aggiornamento del 29/06/2015

I responsabili sono stati rinviati a giudizio, secondo quanto pubblicato dai maggiori quotidiani e dalle agenzie di stampa come si legge su ADN Kronos