La gestione della fauna non può essere fatta di abbattimenti

La gestione della fauna non può essere fatta di abbattimenti anche se questa scelta può sembrare la più efficace in tempi brevi. La mancanza di strategie di periodo porta alla reiterazione di comportamenti non risolutivi, sgraditi peraltro all’opinione pubblica.

La provincia di Alessandria vuole abbattere ben mille caprioli oltre a quelli che già vengono abbattuti dai cacciatori durante la stagione di caccia, su richiesta degli agricoltori, per presunti danni alle colture e alle vigne in particolare. Ma poi ci son sempre da eliminare anche le nutrie, i cinghiali, i pappagalli, gli scoiattoli grigi e i procioni.

La gestione della fauna è fatta di ripopolamenti di specie che interessano ai cacciatori, come fagiani e starne anche se  salta all’occhio, da subito, che il termine “ripopolamento” è usato senza criterio. Questa selvaggina non tira la fine della stagione venatoria, se no dopo decenni di lanci avremmo i fagiani anche in piazza del Duomo e non è così.

Oppure vengono abbattute specie come se non ci fosse un domani, ma nemmeno questo parrebbe funzionare, se no il lupo anziché risalire la dorsale appenninica avrebbe, paradossalmente, dovuto cercare i caprioli al di là dell’Adriatico.

Del resto se seguissimo i desiderata di ogni categoria sull’eliminazione di ogni essere vivente che si frappone fra loro e il profitto del lavoro temo che nemmeno gli umani avrebbero un futuro sereno, come peraltro non posseggono un presente sereno. A questo punto devo citare Martin Niemöller che scrisse dei bellissimi versi che ci portano a riflettere su una triste realtà umana:

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Voi vi chiederete cosa c’entri questo con gli abbattimenti selettivi? C’entra eccome: così come qualcuno si è convinto che per risolvere i mali del mondo sia necessario eliminare alcune categorie umane, altri si sono convinti che la natura si possa amministrare con le stesse logiche del sottraendo, senza nemmeno pensare di poter creare qualcosa che assomigli a un equilibrio. I famosi metodi ecologici che anche l’Europa raccomanda nella gestione della fauna.

Il vero paradosso della gestione faunistica è rappresentato dal fatto che secondo molti, spesso legati al mondo venatorio, i metodi ecologici non funzionano e questo viene detto senza nemmeno attuarli. Peccato però che non funzionino nemmeno gli abbattimenti (leggi qui) e se fossimo in buona fede lo ammetteremmo prima di aver finito animali e cartucce.

La provincia di Alessandria e i suoi mille caprioli (ma li avranno fatti censimenti degni di questo nome?) sono uno dei “mille” esempi di come nella realtà non si voglia risolvere un problema, ma solo mitigarlo per tornaconto, a volte economico, a volte politico. Generando così costi enormi ma anche creando lo spazio per avere grandi consensi dal mondo venatorio e da quello agricolo. Con il silenzio assenso della buona scienza e degli istituti preposti alla tutela e alla gestione della fauna.

Tante volte, lo dice l’Europa ancora una volta, si parla di incrementare la resilienza ambientale sia per quanto concerne le specie invasive che per mitigare i danni di quelle alloctone. Ma questa raccomandazione è troppo spesso del tutto ignorata e così, per fare un esempio, si caccia la volpe che è il predatore di elezione della nutria, per proteggere i fagiani e altri polli d’allevamento lanciati per i cacciatori. Non lo si può certo definire un progetto intelligente.

Se riuscissimo ad avere l’intelligenza di capire che la gestione della natura è un fatto complesso, che non può limitarsi all’abbattimento di una specie senza chiedersi che squilibri comporterà, senza chiedersi se questo non porterà a ottenere l’effetto opposto. Così spesso le popolazioni crescono e si contraggono sul medio periodo, come avviene con i cinghiali.

La gestione della fauna non può essere fatta di abbattimenti e non mi si dica poi che questi ragionamenti sono farneticazioni da animalista perché sono solo considerazioni di buon senso. Si accettano più che volentieri opinioni opposte: lo spazio dei commenti è moderato, ma solo per verificare il livello di educazione, mai per bloccare idee diverse.