La fine del randagismo passa dai cacciatori

La fine del randagismo passa dai cacciatori, ma da quelli di conigli però: questa stranissima storia avviene a Caltavuturo, comune della città metropolitana di Palermo.

Grazie a un’idea davvero surreale adottata dall’amministrazione comunale i cacciatori saranno i salvatori dei cani randagi di Caltavuturo, che verranno adottati e scambiati con 400 conigli da destinare agli stessi cacciatori.

Potrebbe sembrare uno sketch tratto da un film di Totò, il principe della risata, ma invece è purtroppo quanto succede realmente: il comune si convenziona con un’associazione di cacciatori locale che si attiverà per collocare i cani randagi ospiti del canile. Ovviamente grazie a un incentivo economico (pessimo) di ben 400 Euro per il primo anno e di 200 per i due anni successivi.

Ma l’idea, tanto strampalata quanto meritevole di un’indagine della Procura e della Corte dei Conti, non finisce qui. Il progetto è molto più articolato e il suo fine, fatto insolito, non è il benessere degli animali ma il sollazzo dei cacciatori di conigli.

Il risparmio ottenuto dall’adozione dei cani sarà infatti impiegato non per creare attività o opere di utilità pubblica ma per reimmettere sul territorio comunale ben 400 conigli all’anno, per tre anni. Destinati a finire sparati dagli stessi cacciatori che hanno fatto adottare i cani. Uno scambio alla pari? Decisamente no, forse più vicino a essere voto di scambio a danno di animali e cittadini.

L’articolo di stampa pubblicato su Cefalù e Madonie WEB (leggi qui) riporta “L’accordo, per quanto riguarda la prevenzione del randagismo, prevede una campagna di sensibilizzazione all’adozione dei cani presenti attualmente nel canile territoriale di Isnello da parte della Associazione TAV Caltavuturo (sono già pervenute 10 richieste di adozione di 11 cani), e l’individuazione di una zona per l’addestramento cinofilo. L’affidamento in adozione dei cani comporta l’erogazione di un contributo una tantum iniziale di 400 euro più duecento euro annui per i tre anni successivi. (…) 

Il protocollo d’intesa prevede inoltre una campagna di ripopolamento per cinque anni del coniglio selvatico nel territorio di Caltavuturo sotto la sorveglianza della Ripartizione Faunistica Venatoria. Il ripopolamento avverrà con l’introduzione ogni anno per cinque anni nel territorio di 400 esemplari di conigli. Il Protocollo d’intesa verrà finanziato con i risparmi derivanti dal fine ricovero dei cani nel canile di Isnello la cui incidenza annuale era di circa 22.000 euro annui.”

Insomma un’altra brutta, pessima, storia perché sappiamo tutti quanto non sia vero che la fine del randagismo passa dai cacciatori, da uno scambio di favori fra questi ultimi e un’amministrazione comunale e dalle adozioni incentivate, che mai come in questo caso potrebbero finire male.

Le adozioni incentivate non rappresentano una strada per diminuire il randagismo ma soltanto un mezzo ai limiti della legalità, e forse oltre, pensato per risparmiare sulla pelle dei cani. Con l’aggravante per l’amministrazione di Caltavuturo di essere un’idea che non profuma né di legalità, né di rispetto per gli animali. Ora attendiamo che Procura e Prefettura si attivino o che il comune smentisca tutto.