Spray repellente orsi

Uno spray repellente per orsi comunemente venduto negli USA

La storia di Daniza, l’orsa che in Trentino ha aggredito un cercatore di funghi per difendere i suoi cuccioli, dimostra ancora una volta l’insofferenza di una parte di popolazione i amministrazioni verso i predatori, ma anche l’incapacità di gestire correttamente l’informazione per cercare di minimizzare i rischi di incidenti.

Ora si stanno spendendo fiumi di parole per giustificare la cattura dell’orsa, colpevole solo di aver messo in atto una strategia di difesa dei suoi cuccioli,  compiuta con un’aggressione di modesta entità nei confronti di quello che l’orso ha visto come un potenziale pericolo per i suoi piccoli. Nulla che denoti un comportamento “aggressivo e/o pericoloso” generalizzato, un eccesso di confidenza con l’uomo che potrebbe rappresentare un pericolo oppure una serialità di comportamenti dannosi: per questo #iostoconDaniza, perchè si cerca di motivare la necessità di catturare l’orso per la sua pericolosità solo supposta, mentre in realtà questa azione viene messa in atto per accontentare il movimento “no orsi”, che tanti seguaci ha nelle zone interessate, dimostrando un’ignoranza naturalistica sconfortante.

logo comitato anti orso

Il logo del comitato trentino contro orso e grandi predatori.

Negli stati del Nord America le problematiche del rapporto uomo/grandi predatori sono gestite diversamente, con maggior rispetto e intelligenza e con una diversa e più puntuale informazione sulle problematiche che si possono incontrare in aree dove ci possono essere incontri ravvicinati. La foto di apertura rappresenta un kit di autodifesa in grado di impedire che eventuali episodi di aggressione da parte di un orso possano creare un danno reale all’uomo ottenendo un doppio beneficio: evitare eventi traumatici per le persone e far identificare l’uomo come un pericolo dal quale è sempre meglio scappare, contribuendo a limitare ulteriormente episodi aggressivi. Mentre nei Paesi che non hanno sterminato i loro predatori, come accaduto da noi, esiste una cultura della tutela che significa, anche, avere una strategia divulgativa fatta di materiali e cartelli informativi chiari, che non solo evidenziano potenziali pericoli ma informano anche che è l’uomo che sta per entrare nel territorio dell’orso o di un grande predatore e che deve, di conseguenza, avere un comportamento responsabile.

In Italia, paese che a cavallo della fine dell’800 e dei primi del ‘900, ha sterminato la quasi totalità dei predatori presenti (orso, lince, lupo, ma anche di quelli che predatori non erano come gli avvoltoi), questa cultura di attenzione è un patrimonio non ancora diffuso ed è per questo motivo che in rete si possono trovare immagini come questa:

Cartolina anti orsa

La cartolina promossa dal Comitato anti orso del Trentino.

Il nostro paese ha con la natura e l’ambiente un rapporto che è sempre in bilico fra l’ignoranza di molti e il buon senso, anche grazie all’incapacità di gestire le problematiche in modo tecnico da parte delle pubbliche amministrazioni e di diffondere concetti importanti quali biodiversità ed equilibrio ambientale. I tentativi di gestire al meglio i rapporti con i grandi predatori, che non sempre sono stati reimmessi dall’uomo sul territorio ma lo hanno pian piano ricolonizzato come è accaduto per il lupo, sono pieni di episodi di avvelenamento e bracconaggio. La diffusione del lupo, predatore fra i più odiati, dimostra che esiste una “portanza ambientale” che fa sì che gli animali si spostino, allargando il loro bacino di diffusione, a seguito di mutate condizioni dell’ecosistema che gli consentono di reperire cibo e riparo. Per questo il lupo, di cui sopravviveva un originale e ridotto nucleo di esemplari sull’Appennino centro meridionale,  è riuscito a diffondersi nuovamente in tutto il nostro paese, complice la riduzione delle attività agro silvo pastorali e il progressivo spopolamento delle campagne.

I grandi predatori contribuiscono in modo significativo alla selezione degli ungulati e potrebbero essere uno strumento naturale per impedire un eccessivo sviluppo di alcune specie, come ad esempio cervi e caprioli: questo però cozza contro gli appetiti dei cacciatori che vedono nei predatori degli antagonisti alla pratica della caccia di selezione. Il cacciatore non vuole avere dei competitor nelle sue attività venatorie, non vuole far venir meno la giustificazione che abbiamo sentito ripetere per anni come un mantra e cioè che la caccia di selezione è un’attività indispensabile in assenza di predatori, proprio gli stessi che ora vorrebbero eradicare dal territorio.

Questa “ignoranza interessata”, che troppo spesso connota la gestione del territorio, dimentica poi le ricadute positive che l’ecoturismo porta a quelle stesse aree che ora vorrebbero espungere gli orsi dal loro territorio, grazie al continuo soffiare sul fuoco dei “Comitati anti predatori” che per difendere i loro interessi sono pronti ad ogni tipo di azione, sostenuti dalle categorie degli allevatori e dei cacciatori. Questi ultimi rappresentano un bacino di voti che i politici non vogliono perdere: anche per loro esiste infatti il concetto di “portanza ambientale”, distorto dalla logica che vede nei voti degli elettori e non nel benessere dell’intera comunità e del territorio la loro possibilità di sopravvivenza.

Per tutti questi motivi #iostoconDaniza, non vorrei vederla catturata o, peggio, abbattuta, possibilità che è sempre in agguato ben sapendo che un animale braccato diventa pericoloso, come peraltro sanno i cacciatori di cinghiali e soprattutto i loro poveri cani, spesso sventrati da una bestia disperata e pronta a tutto per difendere la sua vita e, magari,  quella dei suoi cuccioli.  Non occorre essere animalisti per difendere i predatori e Daniza, è sufficiente cercare di capire, sollevare il velo che copre mille interessi e tante, troppe incompetenze.