Il turismo produce anche maltrattamenti agli animali

Il turismo produce anche maltrattamenti agli animali, per la scarsa consapevolezza dei turisti o per il loro disinteresse nei confronti dei diritti degli animali, visti solo come attrazioni con cui divertirsi.

Lo hanno dimostrato in questi anni molte inchieste condotte nelle strutture che usano gli animali come mezzo per richiamare visitatori, che spesso ignorano le condizioni di vita a cui sono sottoposti anche in luoghi spesso dipinti come santuari.

Per questa ragione molte organizzazioni internazionali hanno da tempo cercato di convincere i grandi tour operator a non offrire ai loro clienti viaggi che prevedano la visita di strutture dove sono presenti animali in cattività o, peggio, dove sia possibile avere interazioni con loro, come nuotare con i delfini i oppure farsi fotografare accanto a una tigre. Narcotizzata!

Per questo esistono zoo, finti santuari o semplici attrazioni dove gli animali vengono letteralmente dati in pasto ai turisti, che possono toccarli, montarli, avvicinarli per delle foto o usarli come accompagnatori nelle passeggiate. Come avviene con i leoni in Sud Africa, che dopo essere serviti per compiacere i vacanzieri di turno, diventano facili bersagli per i cacciatori (leggi qui).

World Animal Protection, una delle più importanti organizzazioni internazionali che si occupa di tutelare gli animali dai maltrattamenti, dopo aver intrapreso diverse campagne di sensibilizzazione su questo argomento, recentemente ha fatto un’inchiesta su quanto accade a Balì in Indonesia, nelle strutture create per far divertire i turisti grazie proprio alla presenza di animali.

Gli investigatori dell’organizzazione hanno potuto scoprire che in alcuni parchi dove era consentito nuotare con i delfini, un’attività davvero molto stressante per i cetacei già provati dalla cattività, a questi erano stati limati o addirittura estratti i denti, per evitare che potessero causare ferite ai turisti.

In quasi tutte le strutture visitate dall’organizzazione il benessere animale non risulta rispettato, e forse nemmeno considerato come requisito indispensabile. Molti animali erano, per giunta, stati addestrati con metodi traumatici per poter essere impiegati con i turisti. Quello che a prima vista, per un occhio distratto, può sembrare un paradiso esotico è, nei fatti, un inferno per gli animali, costretti a subire ogni genere di privazioni.

Questo non succede solo a Bali e non sempre questi maltrattamenti accadono all’interno di delfinari o esposizioni di animali: i maltrattamenti degli animali sono causati anche da attività apparentemente innocue, come l’uso degli asini per il trasporto dei turisti, sotto il sole estivo, nelle isole greche e non soltanto. Per questo occorre che le persone si comportino sempre più da viaggiatori, dimostrando la volontà di capire cosa possono nascondere alcune offerte. (leggi qui)

Una contrazione importante della domanda costringerebbe chi propone questo genere di attrazioni turistiche a ripensare la propria attività, evitando così di alimentare la spirale dei maltrattamenti. Per far questo occorre che vi sia sempre una maggiore consapevolezza da parte dei turisti e un impegno a non dare denaro a questo genere di offerte.

Se poi capita di essere testimoni durante i viaggi di comportamenti poco rispettosi nei confronti degli animali occorre protestare con le autorità cittadine, con gli organizzatori dei viaggi e con chi li pubblicizza, ma anche con ambasciate e consolati se ci si trova all’estero. Il turismo deve essere sempre più consapevole e questa crescita passa attraverso l’impegno di tutti di voler si che le nostre vacanze siano rispettose di ambiente e animali. Viaggiatori insomma, non turisti onnivori, pronti a consumare ogni tipo di attrazione proposta dagli operatori.