Il traffico di cani cambia pelle

Stop agli allevamenti di cani in batteria

Una nuova inchiesta sul traffico dei cani realizzata dall’associazione inglese Dogs Trust svela i retroscena del traffico di cani provenienti dall’Ungheria e dalla Lituania.

Un’altra inchiesta dopo quella realizzata dalla trasmissione Falò prodotta dalla tv svizzera RSI, già oggetto di un articolo su queste pagine.  In quel caso erano stati ripresi i trafficanti in Slovacchia e il totale disprezzo per ogni norma, sanitaria e di tutela del benessere dei cuccioli.

I trafficanti hanno ripreso ad utilizzare gli stessi sistemi che erano stati scoperti grazie a un’indagine congiunta della Guardia di Finanza di Bologna e delle Guardie Zoofile ENPA del nucleo di Milano fin dal 2005, che aveva permesso di accertare come i cani provenienti da Ungheria e Slovacchia arrivassero in Italia già muniti di microchip italiano e venissero denunciati all’ENCI, in particolare in Emilia Romagna, come nati nel nostro paese.

Grazie a un’investigazione fu possibile scoprire che la casa produttrice dei microchip li vendeva a grossisti italiani, che a loro volta li cedevano a società commerciali di San Marino che, sfruttando l’extra territorialità della repubblica del Titano, li spedivano in Ungheria e Slovacchia senza lasciare traccia. Vere e proprie triangolazioni fatte con gli identici sistemi che usano i criminali che trafficano in droga, armi, rifiuti tossici o animali in via d’estinzione; un’ulteriore dimostrazione del fatto che tutti i crimini trasnazionali impiegano non solo sistemi analoghi ma che molto spesso vedono coinvolti nei traffici i medesimi soggetti.

Il traffico dei cuccioli dilaga e le inchieste hanno finalmente dimostrato quello che purtroppo non può essere usato come prova nei tribunali: tutti i cuccioli sono molto più piccoli di quello che appare dai documenti, quasi nessuno viene vaccinato realmente in quanto i cani sono troppo giovani, i trafficanti possono identificare gli animali con i microchip di nazioni diverse e anche con passaporti di altri paesi.

Insomma in questo commercio sembra che l’unica cosa vera sia la sofferenza dei cani, sia per le condizioni di allevamento che per tutto quanto devono subire i cuccioli, mentre non vi è alcuna certezza sui documenti e sulle vaccinazioni, aumentando il rischio già molto concreto che questo commercio illegale diventi un veicolo di diffusione del virus della rabbia, una zoonosi mortale per l’uomo, quasi definitivamente sconfitto nell’Europa dei 9, ma ancora diffuso nei paesi dell’Est.

Per questo la Direzione di Sanità della Comunità Europea si sta attivando per ottenere un irrigidimento della normativa ed anche per l’inasprimento delle sanzioni, che purtroppo sono ancora di competenza dei singoli stati membri.

Guardando l’inchiesta realizzata da Dogs Trust vi potrete rendere conto come i cuccioli che vengono venduti nei negozi, anche se identificati con microchip italiano, possano essere in realtà provenienti da qualsiasi paese dell’Est Europa visto che questa è attualmente la nuova frontiera del traffico.

Piccole importazioni di 5/8 cani per volta, trasportati in auto o in pulmini adibiti al trasporto di persone, senza nessuna comunicazione TRACES, senza reali vaccinazioni: i maggiori costi saranno poi recuperati dai commercianti senza scrupoli grazie all’aumento del prezzo di vendita che potranno incassare grazie al fatto che i cani risulteranno essere italiani e potranno essere venduti a soli 60 giorni di età.

 

Il Natale è alle porte, ma ricordate che un animale non si regala, si adotta e non si compra ed è un rapporto che deve durare per sempre. Non siate complici di questi traffici, non aiutate le organizzazioni criminali: se la domanda decrescesse fino a sparire il traffico dei cuccioli cesserebbe per incanto.