Piccolo di orangutan esposto in un mercato in attesa di un acquirente e di una sorte davvero incerta.

Piccolo di orangutan esposto in un mercato in attesa di un acquirente e di una sorte davvero incerta.

La vita di questo cucciolo di orango vale 200$ al mercato di Aceh, a Sumatra, come rivela Trafficsea.
Non si può evitare di chiedersi come faccia l’uomo a ingabbiare in questo modo un suo progenitore, come non capisca e non valuti l’intensità della sofferenza che si nasconde dietro questi occhi.

Alla domanda si risponde, purtroppo, con molta poca fatica: la storia della nostra specie è costellata di atrocità e stermini compiuti dall’uomo sull’uomo, non solo nei secoli bui ma anche oggi, dove pochi lustri addietro abbiamo avuto una guerra fratricida, con pulizia etnica annessa, alle porte di casa, nella nostra civile Europa.

Abbiamo però delle speranze e delle possibilità ed è su queste che credo ci si debba concentrare: per un futuro migliore dobbiamo ridurre gli sprechi, consumare in modo maggiormente etico e fare scelte d’acquisto sostenibili. Tanti piccoli passi che ci allontanino da un egoismo fatto di cose da possedere e di troppe poche cose da condividere, dal non rispetto che è dovuto a tutti gli esseri viventi, e non solo per quelli che riteniamo simpatici. Questo potrebbe permetterci, fra le tante cose, di meglio preservare i grandi polmoni verdi del mondo: le foreste pluviali dove vivono gli ultimi orango.

La nostra specie è ancora in evoluzione e abbiamo il dovere di cercare di migliorare: per farlo però dobbiamo capire che non basta indignarsi, bisogna attivarsi. E’ necessario fare qualcosa, uscire dall’egoismo umano che troppe volte ci vede generosi solo verso i nostri affetti oppure soltanto a parole, quelle che costano poco e costruiscono nulla.

Se non vogliamo vedere più immagini che ci colpiscono, ci fanno soffrire, ci fanno vergognare di essere uomini dobbiamo lavorare per ri-costruire il senso di comunità, concetto che non può essere limitato a una ristretta cerchia di persone che consideriamo la nostra famiglia.

In Italia, nonostante un diverso progresso, facciamo cose altrettanto atroci con gli animali; nonostante questo spesso ho l’impressione che ci riteniamo migliori di altri popoli, emettendo giudizi talvolta crudeli. Ritengo che invece sia l’esatto contrario. Un popolo progredito dovrebbe essersi affrancato da tempo da ogni sevizia nei confronti di uomini e animali: per questo siamo molto più più colpevoli di quei popoli che commettono azioni, anche efferate, avendo una diversa e minor percezione del danno e della sofferenza.