Il rispetto salva i viventi dalla violenza

Il rispetto salva i viventi dalla violenza non le buone intenzioni, che lastricano da sempre l’inferno. Per donne, bambini e animali.

Le persone non vogliono giornate mondiali, solo provvedimenti reali perché le chiacchiere dovrebbero stare a zero. Sono decenni che se ne parla, ma in concreto mancano le azioni.

Non saranno le panchine rosse o i segni di rossetto sui visi a salvare le donne, gli animali, le categorie fragili dalla violenza. Smettiamola con i luoghi comuni: le buone intenzioni non hanno mai fermato la violenza.

Serve educare le persone al rispetto, dovuto a tutte le creature viventi. Occorre crescere i bimbi con un’idea precisa di quanto sia sbagliata violenza e prevaricazione. E quanto su questo fronte occorra un impegno vero, reale fatto di provvedimenti concreti non di retorica, è sotto gli occhi di tutti.

Basta confondere il momento dell’evento, dell’evocazione con la necessità di provvedimenti. Concreti e tangibili. La violenza non è un virus, non è contagiosa ma è una patologia purtroppo presente. Creata da cattivi esempi e alimentata da mancate azioni. Alimentata da falsi miti e combattuta spesso solo a parole.

La violenza origina da famiglie violente, dove viene praticata senza distinzione su bambini, donne e animali. E’ figlia di una società violenta dove il rispetto dell’altro viene negato, nella pratica e nella realtà. A cominciare dai tribunali, dove riti bizantini consentono a troppi di non essere puniti. Dove mancano le misure di cautela reale.

Certo bisogna insegnare alle donne a difendersi, mentre gli animali sono costretti a subire, spesso come bimbi e anziani che sono le componenti più fragili di ogni società (leggi qui). In realtà però è lo Stato che dovrebbe affermare la giustizia e che dovrebbe impegnarsi per difendere vita e diritti dei più fragili. Ma questo troppe volte non avviene, occorre smettere di negarlo per ripartire.

Troppe segnalazioni restano sulle scrivanie di persone pagate per tutelare i cittadini: per impreparazione, per sottovalutazione, per carenza di mezzi, per leggi con troppi formalismi. Ma forse il motivo diventa quasi poco importante, di fronte al dilagare di questa marea fatta di privazioni, minacce, percosse, con le mille sfumature della paura, che vanno dal timore al terrore.

Sono anni che diciamo che osservando i comportamenti verso gli animali si potrebbero capire molte cose, del salto di specie tipico dei violenti, degli animali da usare come ponte per entrare nel cuore delle vittime. Spesso le vittime diventano tali proprio per proteggere i più deboli ai quali vogliono bene. Un comportamento tipico delle donne. Con i figli, con gli animali e lo dicono le cronache, non le chiacchiere. (leggi qui)

Servono più risorse, più operatori formati e più strutture di accoglienza. Servono anche meno chiacchiere e giornate, perché alle vittime di violenza, di qualsiasi specie siano, interessa poco vedere migliaia di persone con un baffo di rossetto, se poi non sapranno a che santo votarsi nella pratica.

Resta solo la paura, il terrore, di un bambino raggomitolato nel buio, solo con la sua paura, forse senza nemmeno il conforto di un orsetto di peluche, come successo a Sabbioneta, nel civilissimo e operoso nord. Grazie a un padre violento dal quale nessuno lo ha protetto adeguatamente. Nonostante le giornate contro la violenza.