Il pianeta è una grande casa comune

Orangutan protegge il suo piccolo in una zona deforestata

Il pianeta è una grande casa comune, dove si dovrebbe cercare di creare un’armonia fra le varie esigenze, nel rispetto del diritto di tutti a beneficiarne: l’uomo dovrebbe essere un attento gestore dell’inestimabile patrimonio che chiamiamo Terra. In realtà si è invece costituita un’oligarchia economica che sfrutta il pianeta per trarne vantaggio a danno di tutti gli altri, senza distinzione di specie fra uomini e animali, mettendo a disposizione dei più solo le briciole di questa illecita ricchezza di rapina.

In questi giorni per fortuna infuria la polemica, purtroppo molto tardiva, sui danni provocati dalle piantagioni di palme da olio, che hanno preso il posto nei paesi tropicali di superfici enormi sottratte alla foresta primaria, forse il luogo più importante del pianeta per la sua grande ricchezza di biodiversità, molta parte ancora sconosciuta. Riuscire a distruggere prima di conoscere è una delle caratteristiche della nostra specie quando è mossa unicamente dall’interesse economico, dalla volontà di arricchirsi secondo la logica del “qui ed ora”, senza pensare, senza voler pensare al futuro. In nome dell’olio di palma e della richiesta del mercato, indotta dalle multinazionali per diffondere il suo impiego per usi alimentari e nell’industria dei biocarburanti, stiamo continuando da anni a distruggere porzioni sempre più estese di foresta, dove abitano animali unici ed importanti come gli orangutang, nostri progenitori, solo per citare una specie diventata un simbolo della deforestazione.

Vediamo cosa significa davvero la coltivazione di palma da olio a Sumatra, quali danni provoca e cosa ci nascondono le grandi multinazionali in questo filmato:

Oggi Ségolène Royal, ministro francese dell’Ambiente ha pubblicamente dichiarato di fare guerra alla Nutella, il prodotto della Ferrero più conosciuto al mondo perché contiene olio di palma ed è causa della deforestazione e di grandi danni ambientali, anche se Ferrero dal canto suo sostiene di usare solo olio di palma proveniente da coltivazioni eco sostenibili, posto che il fabbisogno complessivo dell’olio di palma possa dar luogo a coltivazioni realmente ecocompatibili per quello che dovrebbe essere il pianeta, una grande casa comune.

Quella dell’olio di palma è una delle tante battaglie e dei tanti fronti su cui ogni giorno si combatte la guerra in difesa dell’ambiente, che oramai ha così tanti scenari aperti e così poche forze in campo da far vacillare la convinzione di quanti sperano di poterla in qualche modo vincere. Bisogna però dare a questo problema una connotazione diversa da quella che spesso ci è presentata, dove in una specie di brodo primordiale sono mescolati problemi e attori, come se in fondo la colpa di tutto risiedesse nel comportamento umano di tutti gli abitanti della Terra. Però la realtà parla di altro, considerando che l’1% della popolazione terrestre deterrà nel 2016 metà delle ricchezze del pianeta, mentre il restante 45% circa sarà in mano al 20% della popolazione mondiale più abbiente. Questo significa che solo poco più del 5% della ricchezza mondiale sarà distribuito fra l’80% degli abitanti dell’intero pianeta: una chiave di lettura che più di ogni altra cosa farci capire perché dall’Africa le persone vogliono riversarsi nel vecchio continente. Noi occidentali abbiamo mangiato la terra, avvelenato l’acqua, distrutto la foresta e in cambio gli abbiamo dato guerre, carestie, malnutrizione e malattie, sostenendo prima e cacciando poi il dittatore di turno*

La verità è che un 1% della popolazione è enormemente ricca, e molti di loro lo sono per aver depredato interi continenti, corrotto e distrutto l’ambiente senza ripensamenti, mossi solo dal desiderio di avere ancora più denaro, che si traduce poi in maggior potere oltre che in condizioni di vita, nemmeno immaginate dalla maggioranza delle persone. Però sono così abili nel corrompere da farci mettere in atto una guerra fra poveri creando le condizioni, come succede in questo periodo Italia, per le quali un popolo stanco e depredato, impoverito dalla corruzione e da certa politica, se la prenda non con chi ha causato il disastro, ma con i migranti.

Siamo sempre noi uomini, una parte di noi, le creature più ciniche e sanguinarie del pianeta.

*i dati relativi alla distribuzione della ricchezza sono della ONG Oxfam e sono stati pubblicati dalla rivista Wired