Il Giappone riprende la caccia alle balene

Il Giappone riprende la caccia alle balene e per questo decide di lasciare l’IWC.

Riprenderà la caccia ai cetacei per usi commerciali, senza nemmeno usare la copertura della ricerca.

Senza regole il rischio della fuoriuscita del Giappone dall’organizzazione internazionale baleniera può significare aumento delle uccisioni.

Il Giappone aveva aderito all’International Whaling Commission nel 1951, tre anni dopo la sua fondazione, per poi entrare in contrasto con le sue decisioni. Dal 1987 infatti il Giappone aveva deciso di violare la moratoria sull’uccisione dei cetacei.

Iniziando a riprendere la caccia, con la scusa di effettuare un numero limitato di uccisioni di balene solo per scopi scientifici. Una bugia smentita dai fatti stante che il commercio di carne di balena non si è mai fermato.

Nonostante le proteste del mondo e in particolare di Australia e Nuova Zelanda, che si sono ripetutamente scontrate con il governo nipponico, trascinandolo davanti ai tribunali internazionali.

Il Giappone ha sempre perso le cause, nonostante il travisamento della realtà: la ricerca aveva il solo scopo di rifornire di carne di balena il mercato giapponese.

Il paese ora sta vivendo una notevole crisi economica e potrebbe essere anche questo il motivo della ripresa della caccia. Rivitalizzare l’industria della carne di balena e mettere sul mercato proteine a basso costo.

Il Giappone ha dichiarato che praticherà la caccia alle balene soltanto all’interno delle proprie acque territoriali sulle quali vanta il diritto di pesca, per non inasprire ulteriormente lo scontro con le altre nazioni. Per non rischiare di trasformare lo scontro commerciale in uno scontro militare.

Il Giappone riprende la caccia alle balene

Gli equilibri del mare sono molto delicati ed è un mondo che l’uomo conosce ancora molto poco e che sfrutta anche troppo. La presenza dei cetacei è minacciata da molteplici fattori: inquinamento, cambiamenti climatici, diminuzione degli stock ittici, traffico navale.

La caccia praticata dai giapponesi costituirà un’ulteriore minaccia per i grandi mammiferi marini, che non potrà essere nemmeno contrastata efficacemente avvenendo nelle acque di competenza del Giappone.