Il canile di Palermo e i continui trasferimenti di cani

Il canile di Palermo e i continui trasferimenti di cani parlano di un fallimento.

Raccontano di una città che non riesce, da decenni, a gestire né il randagismo né il canile cittadino. Spendendo molti soldi.

Facendo diventare il canile di Palermo e i continui trasferimenti di cani  un emblema. Quello della mancata lotta al randagismo in Sicilia e non solo.

Raccontare la storia del canile di Palermo, gli appalti, i trasferimenti, le ristrutturazioni mai finite è come raccontare di un fallimento. Scrivendo articoli che sono senza tempo, come la mancata risoluzione del problema. Dimenticando che la vera emergenza non è dove mettere i cani ma come non farli nascere. (leggi qui)

Leggendo qua e la gli articoli che raccontano di Sicilia e randagismo, ma più in genere della storia del centro Sud, si ha sempre l’impressione che si cerchi di curare i sintomi e non la malattia. Accade non solo in Sicilia, ma anche a Roma, dove il numero degli animali custoditi nei canili è incredibile e la questione appalti non trova pace nemmeno nella capitale.

I randagi generano costi ma producono ricchezza: i primi sono spalmati sull’intera collettività mentre la ricchezza arriva nelle tasche di pochi e spesso sono i soliti noti. Quelli che hanno capito che investire sul randagismo era un bell’affare, perché per come viene affrontato oggi ci vorranno decenni per far calare il numero dei cani.

Appalti per la custodia degli animali, nelle pieghe dei quali spesso è intervenuta la magistratura ordinaria mentre troppo poco se ne è interessata la Corte dei Conti. Quando i soldi non vengono investiti per risolvere o gestire un problema ma servono a mantenere una condizione di emergenza permanente qualcosa non funziona.

Si sterilizza pochissimo e comunque molto meno di quello che servirebbe: lo dicono le cifre del randagismo e le stime sugli animali vaganti o presenti nei canili. Sterilizzare costa ma risolve, mettere i cani nei canili costa ma non risolve. Un ragionamento elementare, lo capisce anche un bimbo.

Il canile di Palermo e i continui trasferimenti di cani (leggi qui) raccontano invece che il ragionamento, facile facile, non viene né compreso, né attuato. Aspettando che la Regione Sicilia faccia una nuova legge, risolutiva, secondo quanto dichiara il suo presidente Gianfranco Micciché:

La commissione speciale sul randagismo da me presieduta ha proceduto in sede di rielaborazione e coordinamento dei testi di legge presentati ad adottare un testo unitario che costituirà nelle prossime settimane, con il concorso fondamentale di tutte le parti politiche, dell’ assessore Razza, degli uffici e dell’associazionismo, la base di un approfondito esame parlamentare, finalizzato alla predisposizione di un testo legislativo da sottoporre al vaglio dell’aula. Il documento dovrà finalmente porre le premesse per la risoluzione del fenomeno del randagismo, in modo da consentire anche risparmi di spesa e maggiori margini di intervento ai comuni”.

Intanto il trasferimento di 20 cani dal Canile di Palermo, che notoriamente è in Sicilia, a quello dell’impresa Dogs Town di Pignataro Maggiore, che meno notoriamente si trova in Campania, in provincia di Caserta, viene bloccato. Pare che l’impresa che ha vinto un criticato appalto si sia presentata a ritirare i cani con mezzi non idonei.

Un’impresa che si occupa di gestire canili d’appalto per custodire i randagi che utilizza mezzi non a norma. Fosse vero sarebbe una barzelletta, ma di quelle che provocano un riso amaro. Pensando ai cani e a un randagismo sempre in movimento, come lo spread in questi giorni.