I lupi e le iene, i lupi e la cattiva informazione

I lupi e le Iene, i lupi e la cattiva informazione: un binomio inscindibile, dove fra interessi di pochi, luoghi comuni e ataviche paure si riscopre quanto poco basti per condizionare la popolazione.

Non si sono ancora spente le polemiche seguite al pessimo servizio mandato in onda dalle Iene sui lupi come non si spegneranno tanto facilmente nemmeno i contrasti derivanti dalla presenza del lupo nel nostro paese, sui quali molti, troppi soffiano sapientemente sul fuoco alimentato dalla paura. In questo modo il servizio, che risulterebbe secondo un documento che circola in rete sapientemente orientato da una componente del locale fronte “no lupo”, asseconda e ingigantisce i timori verso il lupo in modo davvero spregiudicato. Del resto la favola “Cappuccetto rosso” è nel cuore degli italiani e non è difficile far risorgere la mai sopita paura nei confronti dei lupi. Per questo è così facile raccontare frottole su di loro e sui predatori in genere, facendo intendere che solo in Val di Taro i lupi siano “migliaia e migliaia”. Ma oggi non è di questo o non solo di questo che sul quale bisogna ragionare.

 

Iniziamo dal dire che negli ultimi 150 anni non si registrano attacchi di lupi agli uomini e che il pericolo per l’uomo di essere attaccato da un lupo è infinitesimale rispetto a quello di essere punto da un calabrone, con rischi ben più seri. Quindi la popolazione non è in pericolo, i bambini possono giocare tranquilli e non siamo in stato d’assedio da parte di branchi di lupi famelici; in questo scorcio di secolo stiamo correndo peraltro maggiori rischi con iene, lupi e sciacalli, ma bipedi e della nostra specie. Proseguiamo dicendo che una ragionevole stima parla di una popolazione italiana di circa 800/1.000 lupi  e quindi appare evidente che non possano essere concentrati tutti in Val di Taro, sia per ovvie motivazioni scientifiche ma anche per semplice buonsenso. Vediamo poi quali sono le categorie che soffiano sul fuoco della paura, raccontando di terribili sbranamenti da parte di un predatore assetato di sangue: allevatori e cacciatori che sono, peraltro, due categorie spesso sovrapponibili e quindi portatrici di interessi molto simili. Entrambe le categorie tutelano i loro interessi, non quelli collettivi ovviamente, comportamento da intendersi del tutto lecito sino a quando non sfocia nel reato penale.

Gli allevatori difendono il bestiame, i cacciatori le loro prede ed è per questo motivo che entrambi li leggono come competitori, pur sapendo i primi che se i branchi non fossero costantemente sotto assedio del bracconaggio, con continue destrutturazioni delle gerarchie, i lupi rivolgerebbero la loro attenzione ai selvatici, che non mancano, senza correre rischio di arrivare vicino all’uomo che è pur sempre visto dalla fauna come un potenziale pericolo. Ma sono i cacciatori, anzi i cacciabracconieri, quelli che maggiormente sono causa di questa situazione: per loro il lupo è un ladro, che ruba le prede sul loro territorio, rischiando per giunta di riequilibrare in parte i disastri fatti in decenni di politiche venatorie pessime: per questo ogni mezzo è buono per eliminarlo e ogni occasione è buona per farlo detestare. Allora ecco che si mostrano animali squartati dai lupi, bestiame aggredito e altre amenità, come poi se la predazione di un lupo fosse più sanguinaria di quella di qualsiasi altro carnivoro, a partire dalla piccola donnola. Certamente colpisce di più l’immaginario collettivo, risveglia paure antiche e fa tornare ai tempi in cui esistevano i lupari e gli allevatori sparavano a tutti gli avvoltoi, arrivando alla loro estinzione. A quei tempi erano convinti che gli rubassero conigli e agnelli, nella loro incommensurabile ignoranza dovuta all’assenza di informazioni scientifiche; se così non fosse stato avrebbero saputo che l’avvoltoio non è un predatore e si nutre di soli cadaveri.

 

La natura è fatta di prede e predatori e tutti insieme servono per mantenere quell’equilibrio che noi abbiamo compromesso e che oggi, nei fatti, continuiamo ad avversare, volendo una natura asservita all’uomo. I danni al bestiame devono essere indennizzati perché i lupi sono un patrimonio collettivo ed è giusta una ripartizione dei costi, mentre i cacciatori vanno tenuti al loro posto, con sanzioni severissime per i bracconieri, non ridicole come invece avviene oggi. Mentre il ritorno di lupi e orsi deve essere visto come un dono. 

Per chi volesse documentarsi meglio sui progetti di gestione dei lupi consiglio di visitare il sito di Life WolfAlps , il sito del WAC Wolf Appenine Center e quello del Centro grandi carnivori .