Habeas corpus per Cecilia scimpanzé incarcerato

Habeas corpus per Cecilia scimpanzé incarcerato nello zoo di Mendoza, in Argentina. Lo ha stabilito un giudice, equiparando i diritti del primate non umano a quelli di un uomo.

Cecilia viveva da anni nello zoo in solitudine, dopo la morte di tutti i suoi compagni. Per uno scimpanzé, animale sociale che vive in branchi numerosi, queste condizioni di detenzione rappresentavano un’afflizione inferta al suo essere, così vicino al nostro.

Per questo un giudice ha deciso di applicare un habeas corpus per Cecilia scimpanzé incarcerato, stabilendo che dovesse essere trasferito nello zoo di Sorocaba, nello Stato di San Paolo dove potrà vivere all’interno di un branco composto da altri cinquanta scimpanzé. L’azione, promossa da un’associazione locale per i diritti degli animali, ha quindi avuto successo.

Cecilia non ha dovuto aspettare la liberazione della morte per poter condurre una vita migliore, come successo, invece, all’orso polare Arturo, anche lui tenuto per decenni prigioniero a Mendoza, uno dei peggiori zoo del mondo, fino alla sua morte avvenuta nel luglio dello scorso anno (leggi qui)Nonostante petizioni e proteste in tutto il mondo.

La concessione dell’habeas corpus a uno scimpanzé pur essendo un fatto rilevante non rappresenta una novità assoluta: nell’aprile del 2015 un giudice della suprema corte di giustizia di Manhattan (NY-USA) aveva stabilito identico principio per Hercules e Leo, due scimpanzé usati per anni dalla ricerca scientifica. Il giudice Barbara Jaffe riconobbe il loro diritto, come esseri senzienti, di poter essere rappresentati in un’aula di tribunale da un avvocato che potesse tutelare i loro diritti (leggi qui).

Tutti gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti anche dal Trattato di Lisbona, documento fondante della Comunità Europea, e se questo è uno status comune a tutti gli esseri viventi non umani a maggior ragione deve valere per i primati. Le grandi scimmie antropomorfe sono i nostri antenati, la nostra evoluzione, partita da Lucy (leggi qui), ci ha poi portato a quello che siamo oggi, con pregi e difetti della nostra specie. Che troppo spesso si dimentica di essere una specie animale.

Chi ha avuto a che fare con le scimmie sa che sono esseri meravigliosi e intelligenti, capaci di provare e saper trasmettere emozioni, di fare ragionamenti complessi, di usare strumenti e di essere capaci di costruire relazioni familiari molto simili, nei loro tratti fondanti, alle nostre. Chi conosce i primati ha una percezione chiara di quanto possa essere fonte di sofferenza la solitudine, l’isolamento, la deprivazione.

I diritti degli animali non umani piano piano avanzano, cambia la nostra percezione nei loro confronti, cambia l’attenzione della giustizia, si modifica e si modella il diritto. Certo la strada è lunga, ma nulla di questo percorso deve andare perduto e ogni progresso deve essere visto come una crescita, non soltanto dei diritti animali ma della nostra umanità, cultura e ruolo sul pianeta Terra. Il progresso dei diritti si raggiunge anche attraverso un habeas corpus per Cecilia scimpanzé incarcerato a Mendoza e liberato da un giudice.