politica e animali binomio infelice

I politici parlano di animali, ma nella realtà fanno davvero poco per la loro difesa.

Le foto di politici con animali sono all’ordine del giorno, come oramai lo sono sui social media, sui giornali on line e nella pubblicità. Gli animali creano consenso, simpatia e attirano voti per i politici, sono produttori di clic sulla rete e le persone condividono video e fotografie rendendo virali alcuni messaggi. Questo fatto non è certo passato inosservato alle agenzie che si occupano del marketing e così, in un attimo, c’è stata un’esplosione di sensibilità verso i diritti animali.

Ma veramente i nostri politici sono stati folgorati sulla via di Damasco e sono diventati paladini degli animali, oppure la verità è solo che provano a indossare anche questo costume, dimenticando cosa scriveva nel ‘500 Francesco Guicciardini: “Fate ogni cosa per parere buoni, ché serve a infinite cose; ma poiché le opinione false non durano, difficilmente vi riuscirà el parere lungamente buoni, se in verità non sarete“.

Renzi e la koala policy

Il premier Renzi con in braccio uno spaventato koala nel recente viaggio in Australia

Se guardiamo i risultati, il prodotto delle azioni compiute dalla politica che riguardano gli animali, capiamo quanto questo “animalismo” sia di facciata, rappresenti soltanto la volontà di intercettare voti, consensi, strizzando l’occhio alle persone che hanno a cuore i loro animali e alle associazioni che spesso si prestano, non tutte e non sempre, a fare da cassa di risonanza ad azioni che troppo frequentemente esauriscono la loro portata al termine del percorso mediatico, breve ma intenso e soprattutto utile al politico di turno.

Se infatti cerchiamo provvedimenti seri e concreti messi in campo a favore degli animali ci accorgiamo che il vuoto è pressoché pneumatico, nonostante gli annunci, le promesse, le modifiche legislative sempre annunciate e mai attuate. La legge sul maltrattamento degli animali risale al 2004 e, salvo un piccolo quanto non risolutivo aumento di pene del 2010, occorso in occasione della legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo sulla tutela degli animali (avvenuta “soltanto” 27 anni dopo la promulgazione), non sono state fatte altre modifiche. La norma risulta essere spuntata, non costituisce un deterrente reale per chi compie maltrattamenti che abbiano un risvolto economico e spesso non punisce realmente chi maltratta gli animali; nonostante questo nulla si muove per cambiarla. La legge sul randagismo, la 281/91, ha traguardato i 23 anni e in questo tempo abbiamo avuto una recrudescenza del fenomeno, nessuna attività che abbia dato effettivamente un risultato concreto, anagrafi canine che sono ancora a livello regionale e una progressiva e consistente riduzione dei fondi a disposizione.

In compenso sono state messe in atto una serie di norme  dannose per gli animali, dimostrando così che fare un danno risulta essere molto più facile che ottenere una reale tutela. In questo modo si è riusciti a peggiorare, senza modificarla realmente, la legge che dovrebbe tutelare la fauna, ma che in realtà regolamenta la caccia, con ridicole sanzioni per i trasgressori che possono continuare a cacciare indisturbati anche dopo aver abbattuto animali protetti. Naturalmente anche nel caso della legge 157/92 si parla da anni di metterci mano e di inasprire le sanzioni, ma poi la lobbie dei cacciatori e degli armieri spegne subito ogni velleità di modifica, con buona pace della tutela della natura e della fauna e anche dei regolamenti europei, considerando che l’Italia è sempre sotto scacco a causa delle numerose violazioni alle norme comunitarie in tema di tutela faunistica come accaduto, ad esempio, sui richiami vivi.

Nonostante la palese inutilità, la mancanza di misure e piani alternativi lo Stato continua a tollerare e/o incentivare le normative regionali che consentono di abbattere animali ritenuti infestanti e, come tali, meritevoli evidentemente non solo di essere uccisi, ma anche di dover subire ogni tipo di crudeltà. Così le nutrie possono essere, secondo la Regione Lombardia, cacciate in ogni tempo, in ogni luogo (comprese le aree protette) e con ogni mezzo, anche i più irragionevoli come le fionde o le balestre; ma possono anche essere uccise nelle trappole con colpi di pistola o con armi ad aria compressa, scordando l’obbligo di usare metodi eutanasici per l’abbattimento ed un divieto generalizzato di maltrattare gli animali.

Non sembra essere migliore il panorama sul fronte del commercio degli animali esotici che continua a proseguire senza norme certe per la tutela del loro benessere, consentendo non solo di vendere specie che possono essere una fonte di danno per l’ecosistema, come accaduto per tartarughe della Florida o gli scoiattoli grigi, ma anche lasciando che avvenga libero commercio di rettili, pappagalli, rapaci diurni e notturni seguendo la logica basata sull’assenza di pericoli per la biodiversità, senza preoccuparsi del necessario benessere degli animali, senza tener conto dei precetti della Convenzione di Strasburgo.

Senza parlare del traffico di cuccioli dall’Est Europa, dei mille maltrattamenti negli allevamenti intensivi e nei trasporti di animali vivi, della sperimentazione, dei circhi fino ad arrivare alle corse clandestine ed ai combattimenti fra animali.

Se si volesse addentrarsi nell’analisi sulle “bestialità” commesse dai politici, fra cose fatte ed omissioni volute, potremmo scrivere tranquillamente un libro per numero di pagine e vastità di argomenti. Nell’attesa direi che è importante non credere alle tante promesse dei politici, rendendosi conto che gli animali sono solo un mezzo, quasi mai un fine. I pochi che cercano sul serio di fare attività pro animali spesso sono esclusi dai collegi garantiti, proprio dagli stessi partiti, come è successo ad Andrea Zanoni che tanto aveva fatto per la tutela della fauna in Europa da parlamentare europeo.