Preferirei girare nuda piuttosto che indossare la pelliccia

Sopravvive ancora il fascino crudele delle pellicce, nonostante le mille campagne di sensibilizzazione e la scelta di non usarle più di molti stilisti. L’ostentazione di un lusso che non è più al passo con i tempi, con la mutata sensibilità dell’opinione pubblica.

Eppure nonostante tutto pellicce e bordi di pelo continuano a essere usati con disinvoltura. E se le pellicce intere destano per fortuna sguardi di biasimo in molte persone, colli e bordure sono di moda, forse anche per la difficoltà di distinguere il pelo vero da quello sintetico.

Basta però avere attenzione per non contribuire a questo mercato: sarebbe sufficiente evitare di acquistare anche il pelo sintetico che imiti quello vero. Per evitare di diventare inconsapevoli sponsor di una guarnizione che, quando è vera, deriva da sofferenze, inutili.

Alla prima del Teatro alla Scala non sono mancate le signore in pelliccia

Sui social sono comparse moltissime critiche, accompagnate dai soliti commenti tanto volgari quanto inutili, nei confronti della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Colpevole di aver indossato una lunga pelliccia di visone, davvero poco opportuna considerando il suo ruolo istituzionale. Come poco opportuni e insensati sono gli insulti pubblicati nei suoi confronti.

Quando molti animalisti riusciranno a comprendere quanto l’insulto sia controproducente, la minaccia inutile quando non rischiosa, sarà sempre troppo tardi. Bisogna riuscire a esprimere il proprio dissenso in modo tanto netto quanto educato. La presidente del Senato avrebbe dovuto tenere presente che la sua posizione avrebbe richiesto un doveroso e elegante basso profilo.

In un momento in cui l’attenzione verso i diritti degli animali e l’ambiente è forse al suo apice, accompagnata da una stagnazione economica che colpisce buona parte del paese. Due realtà che avrebbero dovuto farle evitare ostentazioni di indifferenza verso la sofferenza e l’inutile esibizione di agiatezza. Con sobrio buongusto e uso di prudenza, sensibilità e intelligenza.

Le battaglie etiche hanno bisogno di fermezza e non di insulti

Inutile sostenere che l’insulto scappa, che il comportamento lo giustifica: questi commenti sui social sono soltanto il segno di un’incapacità di gestire l’emotività, dimostrando poca visione nei confronti dell’obiettivo da raggiungere. L’insulto non ha mai convinto qualcuno a cambiare comportamento, anzi molto probabilmente lo ha fatto cristallizzare nella sua posizione.

Contro le pellicce, ma in genere per difendere i diritti di tutti gli esseri viventi, uomini e animali, serve ragionamento, informazione, pacatezza. Non saranno i black block da tastiera a sconfiggere l’indifferenza verso la sofferenza. In fondo l’esibizione in pelliccia della seconda carica dello Stato dimostra quanto il percepito sia diverso da quanto si crede. E non saranno gli insulti sui social a fare indossare alla signora Casellati prossimamente un cappotto.

Non sono buoni testimonial contro la violenza nemmeno le immagini di animali spellati, di sangue che gronda per suscitare l’orrore. Colpisce più un immagine dolce e sorridente di Pink che esprime il suo essere contraria alle pellicce, nella campagna per PETA, di quanto faccia un visone scuoiato. Le persone scappano di fronte a certe immagini, non vogliono vedere: in fondo quasi tutti detestiamo la violenza e non vogliamo farcela sbattere in viso.