facili emozioni, facili abbandoni

Facili emozioni, facili abbandoni: la sintesi nuda e cruda di quello che può significare adottare un animale, ma non soltanto un cane, sulla spinta di un impulso emotivo.

La rete è piena delle cosiddette “adozioni del cuore”, quei casi pietosi, talvolta anche un po’ ingigantiti seppur quasi sempre con buone intenzioni, che richiederebbero un’adozione immediata.

Questo modo di porgere la realtà, il randagismo e le sue conseguenze, stimola nelle persone sensibili il desiderio di poter fare qualcosa, di alleviare una sofferenza andando a colpire la sfera emozionale che prevale su quella razionale.

Proprio in questo modo, seguendo il filo dell’emozione, dell’emergenza, dell’urgenza si mettono in moto una serie di attività che, troppo spesso, hanno come conseguenza ultima quella di stimolare facili emozioni, facili abbandoni.

Qualcuno si chiederà come possa essere possibile che una persona che abbia dimostrato un sentimento positivo nei confronti di un animale possa poi essere capace di disfarsene, in modo più o meno corretto: semplicemente grazie all’inversione della prevalenza fra emozione e realtà.

Le adozioni fatte su base esclusivamente emotiva sono un danno

La più grande critica che mi sento di rivolgere a chi promuove le adozioni “emozionali”, in buona o in cattiva fede, per amore degli animali o per lucro (accade), è basata su un principio oramai analizzato, studiato e accettato come una certezza: animale e padrone devono essere compatibili, chi adotta deve ricevere informazioni corrette e complete.

Nei canili più organizzati anche in Italia è stato mutuato dai paesi anglosassoni il sistema denominato “matching”: l’adottante e il cane devono essere valutati per le diverse caratteristiche che sono proprie di ogni persona e di ogni animale ed a questi profili devono essere associate delle categorie, dei dei colori.

Un adottante che è stato valutato come appartenente alla categoria contraddistinta dal colore giallo potrà, ad esempio, adottare solo cani che appartengono alla stessa categoria, allo stesso colore.

In questo modo una persona anziana, magari malferma sulle gambe non potrà correre il rischio di adottare il cucciolo di un molossoide, ma ragionevolmente adotterà un cane di una certa età, con un carattere tranquillo e di una taglia compatibile con le possibilità di movimento della futura proprietaria.

Nel contempo all’adottante saranno fornite anche tutte le necessarie informazioni sull’impegno connesso al possesso responsabile di un animale: il costo di mantenimento, il costo delle cure veterinarie e il fatto che ci potranno essere, come accade a noi, emergenze per malattie improvvise o infortuni che comporteranno maggiori spese e maggiori necessità di tempo da dedicare al loro futuro compagno di vita.

Incrociare bisogni e possibilità di persone e animali migliora la convivenza

In questo modo chi adotta un animale avrà consapevolezza di quanto sia importante il suo gesto, una scelta che comporta l’accettazione del fatto che sia per sempre e  di quanto questo potrà incidere sulla sua vita. Grazie ai programmi di “matching” fra cani e padroni è stato statisticamente dimostrato che il ritorno degli animali adottati in canile si sia quasi azzerato, grazie all’incontro preciso di due bisogni compatibili fra loro, che sono riusciti con poco sforzo a integrarsi.

Questo non può succedere quando i cani vengono visti su internet, spediti magari con le famose staffette che ogni giorno attraversano la penisola, con metodi, mezzi di trasporto e modalità di affidamento spesso molto discutibili, anche se come in ogni settore ci sono persone responsabili, persone irresponsabili che causano più danni dei vantaggi che producono e una minoranza che lucrano su questo fenomeno in modo davvero molto poco corretto, trasparente, fiscalmente accettabile.

Pur comprendendo i problemi del randagismo che affliggono da sempre il sud Italia, già trattati in diversi articoli, sono un convinto assertore del fatto che gli animali non possano essere affidati a distanza tramite internet, ma debbano essere fatti arrivare in strutture autorizzate di associazioni o dove operano associazioni, serie, e poi solo successivamente affidati.

Se si continuerà ad affidare cani via internet, anche con i controlli pre-affido che hanno un valore relativo, il rischio è quello di perpetuare l’assunto facili emozioni, facili abbandoni, contribuendo soltanto a generare problemi e non vantaggi per gli animali.

Le adozioni generano abbandoni?

Le persone che hanno la volontà di adottare un animale non fanno certo fatica a trovarlo e non hanno bisogno di essere fortemente sollecitate emozionalmente: canili e gattili, strutture di soccorso e rifugi, sono pieni di ospiti che non aspettano altro che una persona che voglia condividere vita e casa con loro.

Al nord c’è maggior gestione del randagismo e quindi la situazione è nettamente migliore, ma questa deve essere vista come una ragione per adottare tramite associazioni e rifugi e non tramite internet e le staffette. Un’azione virtualmente positiva rischia soltanto di alimentare una cattiva gestione degli animali, un’adozione di impulso poco ponderata e non correttamente supportata dalle giuste informazioni.

Una grande responsabilità sulle adozioni (ir)responsabili ce l’hanno soprattutto i Comuni e le ASL del sud Italia, che troppo spesso affidano alle azioni di buona volontà dei cittadini il compito di cercare di alleggerire il numero degli ospiti di canili e gattili, chiudendo un’occhio quando non tutti e due sul come questo avvenga.

Le associazioni hanno il dovere di promuovere adozioni responsabili, di informare correttamente gli adottanti, di creare dei filtri e delle buone pratiche per migliorare sempre di più le modalità di affido, ma Comuni e ASL devono davvero impegnarsi in quello che è un loro compito istituzionale, con mezzi sufficienti per fare prevenzione e informazione verso i cittadini e per promuovere sterilizzazione e gestione responsabile degli animali da parte dei proprietari.

Diversamente continueremo a impiegare risorse pubbliche e private senza che questo serva a risolvere il problema: abbiamo dei doveri verso gli animali, in particolare chi per scelta ha deciso di occuparsene.

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