eradicazione nutrie

Eradicazione nutrie: questa è la parola d’ordine dell’assessore regionale Gianni Fava illustrata recentemente alla stampa. Evidentemente con gli alloctoni ci vuole la linea dura per Regione Lombardia.

“Non contenimento, ma eradicazione delle nutrie” ha detto l’assessore in una riunione pubblica proprio sul tema delle nutrie a Campitello di Marcaria (MN), con uso di metodi cruenti e anche dirottando i fondi della lotta al randagismo per finanziare la campagna di sterminio dei roditori. Certo l’assessore deve essersi convinto che, pur essendo stato sottratto l’argomento alla competenza strettamente regionale, i poteri della Lombardia in materia restino immutati e siano anche dei super poteri, senza i quali dovrebbe evitare prudentemente di usare la parola eradicazione ma anche contenimento. La diffusione della nutria è infatti tale che parlare di eradicazione equivale a fare un’affermazione lontana dalla realtà e irraggiungibile, visto che non ci sono dati scientifici confermati che attestino di avvenute eradicazioni di specie alloctone insediate, con popolazioni di grandi dimensioni e con un areale oramai vastissimo e transnazionale.

 

Si sa che i politici promettono molto e spesso mantengono poco, specie quando si partono da promesse irrealizzabili sotto l’aspetto pratico, senza scendere nel campo di quello etico che già sconsiglierebbe di mettere in atto inutili e non risolutive stragi di nutrie. Per anni la Regione e le Province hanno messo in atto piani di eradicazione / contenimento di specie ritenute dannose, fornendo ai cacciatori l’alibi per disporre di bersagli privi o quasi di ogni tutela, senza effettuare nemmeno censimenti reali e studi seri. In questo modo si è cercato di sterminare, ottenendo più danni che risultati, i piccioni, le cornacchie e le nutrie impegnando soldi pubblici ma soprattutto fornendo un contentino ai due grandi bacini di voti della Lombardia: agricoltori e cacciatori.

 

Questa volta però con un’aggravante: aver pubblicamente dichiarato di voler sottrarre i fondi per lo sterminio al capitolo di spesa destinato alla lotta al randagismo, peraltro già povero, 150.000 Euro che avrebbero dovuto essere spesi su emergenze ancora più datate, stante che ad esempio in Regione Lombardia sono pochissimi i Comuni che abbiano un canile proprio come previsto dal Testo Unico di Polizia Veterinaria, datato nel 1954. Sino a quando la politica darà brutti esempio ai cittadini e fino a che la gestione della fauna continuerà ad essere basata sulle convenienze piuttosto che su una programmazione complessiva, che veda in primo piano l’utilizzo di metodi ecologici, sarà difficile mettere in atto politiche risolutive.

Sarebbe tempo di smettere di sparare, sia stupidaggini che fucilate.