dopo Nemo arriva Dory

Dopo Nemo arriva Dory, il cartoon della Disney che ha come protagonista proprio il pesce chirurgo più famoso del mondo, che presto diventerà la star del cinema bissando sicuramente il successo di Nemo, ma anche aumentando i pericoli per queste specie.

Quando uscì il film “Alla ricerca di Nemo” i negozi di animali di tutto il mondo si riempirono di pesci pagliaccio destinati a passare dalla barriera corallina alle piccole vasche casalinghe, dove la loro vita diventa difficile anche perché gli acquari marini sono ambiente più complessi da ricreare per i neofiti.

Tutti i film hanno una grande responsabilità nella vendita scellerata di animali, spesso allevati in previsione della loro uscita, altre volte catturati in natura per soddisfare i desideri di bambini capricciosi e di genitori incapaci di dire di no, di spiegare ai loro figli perché gli animali selvatici non si dovrebbero né rinchiudere né possedere. Il lungo elenco di vittime comprende animali di tutte le specie, che hanno subito l’impatto di una visibilità non voluta che spesso ne ha compromesso l’esistenza e talvolta ha decretato la fine del loro benessere.

Forse il primo animale a subire i danni del fascino del cinema fu il pastore scozzese, il collie, che a causa della popolarità di Lassie, uno dei tanti cani addestrati per la fortunata serie televisiva, venne allevato per decenni anche in modo esasperato pur di soddisfare un mercato che sembrava volere solo pastori scozzesi. Una mania così dilagante che portò ben presto a far chiamare Lassie tutti i pastori scozzesi, come se il nome proprio del cane fosse divenuto una razza.

Poi è arrivato Rin Tin Tin, sempre star di una serie televisiva, pastore tedesco raggiunto in popolarità soltanto dall’altro protagonista della serie “Derrick” poi diventata “Il commissario Rex. Nel frattempo erano stati fagocitati dal mercato anche i bobtail grazie a “Serpico”, i dalmata per “La carica dei 101” fino all’arrivo del mastiff Tequila.

Ma nemmeno le specie selvatiche, come si è visto per Nemo, sono passate indenni dalle bramosie di possedere un’esemplare visto in un film o in televisione e così i negozi si sono popolati di gufi delle nevi grazie a Harry Potter, di pappagalli come Portobello, la famosa trasmissione di Enzo Tortora della fine del secolo scorso, passando da bradipi venduti, seppur in minor quantità, dopo il cartoon “L’era glaciale”, conigli e furetti invece ebbero picchi di vendite per colpa di Roger Rabbit. Ora il rischio è che la stessa sorte capiti a Dory, un pesce chirurgo, un animale di barriera che fino a poco tempo fa non si riusciva nemmeno a riprodurre in cattività e che rischia di essere protagonista di illecite e crudeli catture, che potrebbero mettere in pericolo la sopravvivenza della specie.

Secondo un articolo pubblicato da Repubblica il pesce chirurgo è al decimo posto delle richieste degli acquariofili e sino a oggi le vendite sono potute avvenire solo e esclusivamente attraverso la cattura di questa specie in natura, spesso usando veleni come il cianuro per stordire i pesci e farli affiorare, causando un numero impressionanti di morti. In Italia sono imprigionati negli acquari, secondo stime di Assalco Zoomark (vedi articolo Sono le buone pratiche che salvano gli animali), circa 30 milioni di pesci e non è difficile immaginare quanti ne muoiano durante le operazioni di cattura, trasporto e a causa delle condizioni di detenzione (vedi articolo Pesce rosso ovvero la genesi del maltrattamento).

Pur non essendo una pratica legale e non essendo il solo metodo per approvvigionare il mondo degli acquariofili la pesca con il cianuro è un fenomeno purtroppo ancora molto praticato.

Perché un cartoon di successo come Il ritorno di Dory  non si trasformi in uno stimolo per l’acquisto dei pesci chirurgo sarebbe necessario che Disney investisse risorse importanti per fare informazione verso il pubblico, spiegando che il mondo dei cartoon non si deve trasferire nelle case degli spettatori e quanto la cattività dei pesci sia irrispettosa del loro benessere. Senza dimenticare di spiegare che, ancora oggi, troppi pesci commercializzati derivano da catture illegali.

Dopo Nemo arriva Dory e ci si può augurare che sia portatrice di un messaggio di sensibilità e educazione verso il rispetto dei diritti degli animali e il loro benessere.