Distruzione della polizia ambientale

 

Una politica tanto miope di distruzione della polizia ambientale nel nostro paese non è cosa che possa non portare a fare delle riflessioni: come mai siamo arrivati a questo punto, perché una volta presa la decisione di sciogliere il Corpo Forestale dello Stato e di smantellare tutte le Polizie Provinciali non si sono creati percorsi virtuosi, al posto di dar vita a un ingranaggio distruttivo? Ci sono state solo le operazioni e le tattiche sbagliate dei vertici del Corpo Forestale, come si legge da tempo, oppure il piano che spazzerà via anche le Polizie Provinciali ha un altro significato?

In Italia, a parte il N.O.E. dei Carabinieri che però ha una struttura ultra-compatta che sfrutta le risorse dell’Arma territoriale, le uniche realtà che si occupano, e fra poco bisognerà dire si occupavano, di reati ambientali erano proprio il C.F.S. e gli uomini delle polizie provinciali: strutture certo non perfette, molto perfettibili sotto il profilo dell’organizzazione e della distanza dalla politica, ma pur sempre l’unico baluardo contro inquinamento, traffico di rifiuti tossici, reati venatori, traffico di animali e vegetali protetti e tante altre attività che non hanno mai trovato altre forze sul campo a fungere da presidio. Non c’è bisogno di essere degli esperti del settore per capire che arrivando alla distruzione della polizia ambientale si aprirà un buco, anzi una voragine, nel panorama dei controlli, che già non erano molti, come non molti erano gli uomini in campo, spesso sottratti alle attività di polizia giudiziaria sui crimini ambientali per essere impiegati in altri settori di intervento, quelli si palesemente inutili, dettati dalle ragioni di certa politica di campanile che nel tempo avevano portato una parte degli uomini delle polizie provinciali a occuparsi, ad esempio, di alcol test e di autovelox, per non parlare dei goffi tentativi di impiegarli nell’ordine pubblico per sgomberi di campi nomadi. Proprio la considerazione su quanto il problema sia di facile comprensione rende molto oscuro il motivo della scelta, portando a interrogarsi su motivazioni diverse dalla necessità di riduzione delle forze di polizia: non è che qualcuno ha forse pensato che rallentando i controlli, per usare un eufemismo,  e la persecuzione dei crimini ambientali che da quest’attività scaturisce si fanno grandi favori ad esempio a certa industria che ha sempre considerato un costo il corretto smaltimento di rifiuti e reflui?  C’è stato magari un retro pensiero che abbia portato qualcuno, esasperando il sospetto, a credere che con meno controlli ambientali l’economia riparta prima? Sarebbe sicuramente un progetto criminogeno, ma almeno sarebbe un progetto, quello che pare invece mancare al Governo su questo specifico tema.

Ora si parla di far confluire il Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri, sino ad esaurimento delle risorse, mentre gli uomini della Polizia Provinciale saranno assorbiti dalle Polizie Locali e già saltano agli occhi due evidenze: i forestali non sono militari, ma una forza di polizia civile, mentre gli agenti delle provincie assorbiti dai Comuni finiranno a far viabilità o poco più. Quindi non più il transito nell’organico della Polizia di Stato per i primi, portandosi dietro magari anche i pochi agenti delle polizie provinciali: la Forestale ha molti distaccamenti fuori dalle città dove non c’è la Polizia di Stato, ma soltanto i Carabinieri, e questo avrebbe creato ulteriore sovrapposizione fra le competenze degli uni e degli altri. Da tempo si sente parlare di un progetto che dovrebbe prevedere la presenza nelle grandi città della sola Polizia di Stato, lasciando ai Carabinieri il controllo del restante territorio tramite la rete capillare delle strutture dell’Arma, per non sovrapporre, rallentare, duplicare le competenze e l’operatività.

L’unica possibilità, motivata dalla logica di non disperdere le competenze basilari del personale del C.F.S. e delle Polizie Provinciali, molti dei quali da anni impiegati e preparatissimi proprio nella lotta contro i reati ambientali, sarebbe stata quella di creare una specialità all’interno della Polizia di Stato, una Polizia Ambientale a tutto tondo, come esiste la Polizia Ferroviaria, quella Stradale, Postale, di Frontiera e dell’Aria. Questa ipotesi appare evidentemente non solo la più logica sotto il profilo dell’assetto istituzionale, ma soprattutto guardando al risultato operativo: se questo non è stato una ragione precisa ci deve essere, ma l’impressione è che in questo periodo molti guardino il dito che indica la luna, ma pochi guardino il nostro pianeta satellite e sembra che la distruzione della polizia ambientale sia un problema che interessa a pochi.

Se la strada intrapresa sarà portata avanti con cocciuta caparbietà noi ci ritroveremo, in pochissimi anni, ad avere disperso conoscenze e competenze per combattere i crimini ambientali e se anche qualcun’altro decidesse di invertire la rotta si ritroverebbe senza più uomini preparati. Bisognerebbe allora ripartire da zero o quasi in una realtà da ricostruire da capo, con tempi lunghissimi: l’esperienza non è una cosa che si insegna, ce la si costruisce facendo indagini, stando sulla strada, seguendo i traffici. Tutto questo avverrà in un paese devastato da situazioni ambientali che fanno fatica a trovare un equivalente in Europa: dalla Terra dei fuochi ai rifiuti seppelliti sotto le autostrade in costruzione, dalle bonifiche non fatte all’eterno problema delle discariche e del traffico illecito di rifiuti verso i paesi del Terzo Mondo, per passare da un crocevia, quale noi siamo, del traffico di specie protette dalla CITES, arrivando a devastanti episodi di bracconaggio anche nei parchi per chiudere con la tutela degli animali dal maltrattamento.

Un quadro a tutto tondo di un disastro annunciato che non trova spiegazione.