diritti negati rischiano di far esplodere il mondo

I diritti negati rischiano di far esplodere il mondo se le persone non si convinceranno che il dominio dell’uomo sull’uomo, dell’uomo su ambiente e animali, porta solo verso un baratro sconosciuto e pericoloso.

Certo sarebbe facile scrivere che la vera bestia siamo noi, sotto forma del demone che convive con noi albergando nella nostra anima. Ma sarebbe una riflessione elementare, quasi una scusante dovuta al nostro “modo di essere” come disse lo scorpione alla rana, uccidendola mentre lo traghettava in acque tempestose verso una riva mai raggiunta a causa della “sua natura”. Forse bisognerebbe guardare le cose da un’altra angolazione, dalla consapevolezza che i diritti negati rischiano di far esplodere il mondo. Tutto è diventato mediatico, tutto è vicino pur essendo lontanissimo e in un istante il bombardamento di una città, gli attentati come quelli di Bruxelles, la sorte di un orango o il disastro provocato da uno tsunami irrompono nella nostra vita quasi in tempo reale. Noi sappiamo, vediamo, abbiamo gli strumenti per conoscere e per noi potrebbe essere facile fare alcune analisi che coinvolgano più la testa e meno la pancia e mi riferisco al mondo occidentale, che pur con le difficoltà economiche del momento, vive condizioni di vita altrove impensabili. Una di queste riflessioni potrebbe essere che la comunicazione nel mondo dei cellulari è biunivoca e questo porta al fatto che noi vediamo la miseria e ci sentiamo colpiti, ma i miserabili vedono l’opulenza di un mondo che sarà anche economicamente in ginocchio, ma che per certo loro rappresenta l’Eldorado. Quello che per noi sono sacrifici per loro sarebbero migliorie delle condizioni di vita impensabili nei loro paesi. E’successo proprio con la corsa all’oro e succede nuovamente in quest’epoca, con mezzi e strumenti completamente diversi.

 

Noi ci indigniamo e protestiamo quando le multinazionali distruggono la foresta pluviale per far posto alle piantagioni di palma da olio, mettendo a repentaglio un ecosistema fondamentale e compromettendo l’esistenza dei pochi oranghi rimasti. Facciamo bene perché il pianeta è di tutti e una distruzione avvenuta in Borneo avrà una ricaduta negativa a livello planetario. Ma sarebbe sciocco non riflettere sul fatto che anche i popoli nativi stiano facendo la fine degli oranghi, che il mondo occidentale si muova oramai su regole che stanno divorando a grandi bocconi il capitale (la Terra) e non usando soltanto gli interessi come farebbe un buon amministratore delle risorse. Manca poco al momento in cui quest’erosione diverrà inarrestabile.

L’uomo è di corta memoria, specie se le riflessioni lo portano a dover fare delle scelte che riducano anche di poco quello che ogni individuo intende come benessere personale e così accade che la commozione per un bimbo morto in mare duri pochi giorni, per lasciare quasi subito spazio alla consuetudine: decine di bambini muoiono nel Mediterraneo e non raggiungono più le cronache in modo prepotente, al massimo un titolo di spalla. Sarà per questo che i cambiamenti nella nostra società sono lenti, lentissimi, troppo lenti per essere accettabili in un mondo che va sempre più veloce. Una volta i bracconieri andavano a piedi, con i portatori, vagando per settimane senza possibilità di comunicare fra loro: oggi viaggiano in elicottero, restano in comunicazione con i satellitari e un secondo prima di aver ucciso un rinoceronte han già piazzato il corno ad Hong Kong! La velocità accelera in modo esponenziale i rischi e aumenta anche la permeabilità della nostra società.

Non ci vuole un luminare per capire che quest’epoca dominata da guerre di religione, da dittatori folli e da una moltitudine di persone in movimento sia comunque dominata e mossa da motivazioni strettamente economiche: esiste l’economia di guerra, quella del terrore, quella dei trafficanti di uomini, quella della distruzione ambientale perché nulla è più plastico e mutevole, come il dio Proteo, di quanto lo siano i flussi di danaro.

 

Se noi vogliamo che il mondo dell’economia sia meno forte di quello dell’etica, se l’affermazione dei diritti deve essere più forte della loro negazione, se la tutela di questo pianeta è più importante di quella piccola minoranza che detiene la ricchezza dell’intera Terra allora dobbiamo muoverci, dobbiamo essere una componente attiva del cambiamento, occorre mettersi in cammino. Difendere i diritti, degli uomini, degli animali, dell’ambiente è l’unica arma che abbiamo per fermare questa lucida follia, che ci sta facendo correre su un binario morto: per farlo occorre che i diritti siano di tutti, occorre in modo graduale trasformare la nostra società, guardarla con occhi diversi, non focalizzare tutto su religione e diversità ma su necessità di includere e di tutelare.

Credo che questa non sia una scelta, ma una via obbligata perseguibile con maggior o minor danno a seconda della nostra intelligenza. Per adesso abbiamo un solo mondo, un solo pianeta: ci conviene iniziare a rifletterci con serietà visto che, per quanto sembri grande, tutti i suoi abitanti sono strettamente interconnessi fra loro e hanno un destino comune, che non sarà quello dei singoli individui ma quello collettivo.