diritti degli animaliI diritti degli animali sono stati negli ultimi anni uno dei temi di grande attualità, anche perchè la rete ha contribuito non solo a mettere in contatto più persone con le stesse idee ma ha reso visibili migliaia di sofferenze fino ad oggi negate, ignorate, nascoste.

Recentemente il settimanale L’Espresso ha pubblicato un pessimo articolo, a mio giudizio, intitolato “Dal Palio di Siena alle meduse: la guerra santa degli animalisti” in cui il giornalista Emiliano Fittipaldi, mescolando davvero la storia con la geografia, traccia un quadro impietoso dell’arcipelago animalista, descritto in fondo come estremista, superficiale e un po’ becero.

In due paginette riesce a spaziare dalla vivisezione agli allevamenti, dal palio delle rane a quello di Siena e concludere questo processo sommario con un laconico “Chi vincerà è difficile dirlo: di certo la guerra bestiale non finirà presto.” Su questo devo dargli la ragione: la guerra per i diritti, per il rispetto dei diritti minimi che devono essere riconosciuti a ogni essere vivente, a qualsiasi specie appartenga, non finirà tanto presto e sarà lunga e difficile, tanto da essere più che sicuro di poter solo scrivere alcune cose su questo percorso, non di vederne il traguardo. Se infatti è vero che in ogni uomo esiste un angolo buio, un pozzo nero e profondo dove si annida la violenza, la sopraffazione ed i peggiori sentimenti umani è altrettanto vero che una parte della società sembra essersi messa da tempo in cammino, con l’obbiettivo di arrivare a imprigionare per sempre i peggiori sentimenti umani, con alterni successi e purtroppo anche con molte sconfitte.

L’evoluzione umana, piaccia o meno, ritengo passi più dalla cultura che dalle sole piazze, più dalle modifiche di costume interiorizzate, che da melensi e vuoti appelli che colpiscono l’anima solo per un’istante, come una scossa elettrica, ma non la segnano, non la mutano. In fondo anche questi sono processi evolutivi e come tali saranno lunghi, non riguarderanno vite, ma generazioni e generazioni di esseri umani, che potranno solo scegliere fra migliorarsi o scomparire.

Tornando all’animalismo è vero che esistono posizioni estreme, forse condivisibili sul punto dei diritti che affermano ma inaccettabili per i modi che vengono usati per difenderli, ma è sacrosanto affermare che sempre più persone hanno preso coscienza dei diritti degli animali, della loro sofferenza, della violenza gratuita che noi perpetuiamo nei loro confronti ogni giorno. Per questo suggerirei al giornalista di provare a fare riflessioni più profonde anche sul più banale degli esempi fatti nell’articolo: una medusa pescata e lasciata sulla spiaggia ad evaporare. Una medusa è un organismo alla base della piramide evolutiva, per quel che sappiamo non ha modo di sentire dolore anche se è in grado di reagire agli stimoli esterni, per questo nessuno condannerebbe mai in un tribunale un tale gesto. Non capire però quale possa essere il messaggio che deriva da certi comportamenti, il minimizzare un sentimento di rispetto, magari ascientifico nel caso della medusa, è davvero biasimevole. Ogni comportamento privo di rispetto per i diritti degli animali nasce anche da banali giochi fatti sulla spiaggia, dove i genitori guardano compiaciuti i bambini che fanno lottare a morte due granchi dentro un secchiello d’acqua; bisognerebbe invece insegnar loro l’empatia verso tutte le forme di vita, l’inutilità delle sofferenze inferte in modo gratuito, l’apprezzamento della bellezza di ogni creatura, il rispetto che bisogna portare a tutte le forme di vita. Non dico che non si possa uccidere una zanzara, ma sono un assertore del fatto che tutto quello che può essere rimosso da casa senza uccidere, come i ragni ad esempio,  vada accompagnato fuori casa. Un piccolo sforzo che rasserena l’anima.

Non voglio aprire argomenti complessi come il vegetarismo o l’essere vegan, ma credo che ogni persona dotata di una normale sensibilità, della giusta empatia e attenzione verso i diritti degli animali, non trovi giustificazione alcuna verso le centinaia di migliaia di sofferenze gratuite che noi infliggiamo loro e troppo spesso anche agli uomini, per assenza di attenzione. Nessuna persona di sensibilità normale può accettare e trovare giustificabili i tormenti degli allevamenti intensivi, le sofferenze dei trasporti di animali vivi attraverso i continenti o il veder spiumare le oche a vivo. Come si può giustificare, ad esempio, il Toro de la Vega?

diritti degli animali

Nell’elenco delle banalità citate nell’articolo de L’Espresso non poteva mancare il riferimento a Cecil, il leone ucciso dal ricco dentista americano Palmer, ironizzando sul fatto che nessuno si fosse invece preoccupato che nel paese africano, lo Zimbabwe, l’aspettativa vita fosse fra le più basse del mondo e che ogni giorno morissero più di 100 bambini per denutrizione e malattie. Questa polemica, Fittipaldi, è davvero tanto antica quanto di pessimo gusto: chi è attento ai diritti degli animali, senza fanatismi e tagliando la quota di estremisti misantropi, è attento anche ai diritti degli uomini e alla tutela dell’ambiente, consapevole che la Terra è un unicum in cui tutti, ma proprio tutti, sono meritevoli di tutela e attenzione. Peraltro se l’Africa non fosse stata terra di conquista da parte del mondo occidentale, non fosse stata depredata di natura e risorse, non fosse stata privata della possibilità di crescere culturalmente, ora, proprio ora, avremmo molta meno gente che bussa alle porte dell’Europa.

Se vogliamo che l’uomo progredisca dobbiamo far si che il nostro cammino proceda insieme a quello della difesa dei diritti, dobbiamo metterci tutti in cammino, come avvenne a Selma per i diritti dei neri, non per vedere l’arrivo, ma per essere almeno degni di essere su questo pianeta.