diritti animali versus doveri umani

Diritti animali versus diritti umani: un equilibrio spesso difficile da raggiungere per chi sceglie di occuparsi della tutela degli animali, troppo spesso in bilico fra ragione e sentimento, fra difesa degli interessi etici dei più deboli e soddisfazione dei bisogni personali.

La tutela dei diritti degli animali passa attraverso sensibilità e empatia ma non deve fermarsi a queste preziose qualità dell’animo umano, trascurando il fatto che al centro dell’azione debbano essere posti gli animali, creando strategie e sinergie che vadano oltre all’emotività che crea il coinvolgimento.

L’amore è un sentimento nobile, ma quando non è abbinato a rispetto e strategia per l’ottenimento dell’obiettivo può portare a comportamenti controproducenti che anziché creare attenzione verso le tematiche dei diritti degli animali portano molte, troppe persone ad allontanarsene.

Ogni persona che giudica gli animalisti dei fanatici, pieni di emozioni ma senza cervello, rappresenta un piccolo allontanamento dall’obiettivo e, quando le persone sono tante a pensarlo, rappresenta un grande danno verso qualsiasi causa si voglia difendere.

Comunicare per tutelare i diritti degli animali in modo accogliente

Questo ragionamento vale per il nostro modo di comunicare ma si può trasporre anche nelle azioni concrete, spesso scoordinate e talvolta addirittura dannose nei confronti degli animali, che dovrebbero sempre essere il centro delle azioni di tutela, mai strumento di soddisfazione delle proprie necessità.

Scorrendo i social media è davvero incredibile vedere quale carica di violenza e che livello di insulti e minacce sia raggiunto in tanti post che riguardano azioni messe in atto contro gli animali, sull’uso delle pellicce o sui circhi. Qualcuno probabilmente ritiene che mettere in dubbio la moralità della mamma, del reale o presunto responsabile, possa essere risolutivo, mentre nella realtà è l’esatto contrario.

Combattere la violenza e il mancato rispetto dei diritti con altrettanta violenza, anche se soltanto verbale, serve solo a allontanare le persone che, avvicinate in modo più pacato e ragionato, potrebbero meglio comprendere che anche gli animali hanno dei diritti.

La violenza esercitata dietro lo schermo di una tastiera è vergognosa per chi afferma di voler difendere i diritti degli animali: in questo modo infatti si dimentica che il primo dovere per chi vuole difenderei diritti altrui è quello di riuscire a far comprendere ragioni e motivazioni. Che non possono essere declinate facendo uscire soltanto insulti, rabbia e aggressività.

Ritengo che il punto sia spostare l’attenzione da noi agli animali, facendo diventare loro il punto focale e non i nostri sentimenti feriti. Mettere l’obbiettivo al centro aiuta a spersonalizzare qualsiasi contesa.

Questo non vale solo per il modo di comunicare ma anche per il modo di agire: spesso l’inerzia delle istituzioni, l’assenza o la non aderenza dell’attività delle associazioni di tutela degli animali ai nostri desiderata portano a un’insoddisfazione. Che poi si canalizza nel più classico dei ragionamenti: faccio da solo che faccio meglio. Così in troppi casi questa visione anarchica porta a comportamenti dannosi e per fare un esempio comprensibile a tutti potremmo parlare delle spedizioni dei cani dal sud al nord dell’Italia.

Spesso questi trasferimenti sono fatti con logica e buon senso, in altrettanti casi i singoli volontari, più o meno coordinati fra loro, riempiono furgoni di cani alla bell’e meglio e, con le cosiddette staffette, li spediscono al nord facendogli fare viaggi in condizioni allucinanti, con adozioni impossibili, aprendo le porte a un futuro incerto per gli animali. Senza parlare di chi su questo ci lucra, comportandosi come o peggio dei trafficanti di cuccioli.

Certo l’amministrazione pubblica è troppo spesso inadempiente, può essere che le associazioni non facciano sempre quel che devono: per cambiare le cose la ricetta non è quella di “mettersi in proprio” ma bensì di lavorare per il cambiamento. Per farlo occorre essere preparati, mescolare cure e emozione con preparazione, cercare di costruire ponti con le persone.

Bisogna fare in modo che sempre più gente sia consapevole che gli animali hanno dei diritti, impegnarsi nelle associazioni per cambiare quello che non piace, ma da dentro non dall’esterno. I singoli, seppur bravi, non avranno mai la stessa forza di un gruppo organizzato, che diventa poi uno strumento di pressione, un modo per essere protagonisti di un cambiamento, facendo squadra, non giocando per soddisfare il proprio ego.

Diritti degli animali versus doveri degli uomini significa anche essere coscienti, consapevoli del fatto che non raggiungeremo mai un obbiettivo soltanto seguendo il nostro sentimento e nemmeno attraverso l’umanizzazione degli animali, l’invocata estinzione di tutti gli uomini oppure augurando atroci sofferenze ai responsabili di un atto di violenza. Il cambiamento di una società avviene soltanto attraverso una crescita culturale basata su convinzioni e non su imposizioni, dall’assimilazione di concetti e non attraverso gli strepiti di chi dice di voler difendere i diritti dei più deboli. 

La calma è la virtù dei forti e unita alla preparazione è l’unica strada per crescere e far crescere un sentimento indispensabile, che non è l’amore ma bensì il rispetto. Parola di otto lettere che indica l’attenzione verso i diritti altrui e la consapevolezza dei propri doveri.