Cuccioli sequestrati restituiti

Cuccioli sequestrati restituiti proprio a chi li aveva importati illecitamente ed era stato già condannato. Ma poi il reato è caduto in prescrizione, il giudice dell’appello non aveva stabilito la confisca e il ricorso in Cassazione, per un vizio di forma, ha annullato la confisca fatta successivamente. Restituendo il diritto sui cuccioli a chi li aveva importati.

In questo modo, dopo dieci lunghi anni, i cani oramai adulti potrebbero essere sottratti alle cure dei custodi giudiziari. Una situazione già accaduta altre volte a causa di assoluzioni o prescrizioni. Una decisione che getta nello sgomento chi per un decennio ha avuto questi cani in famiglia, forse sottovalutando la spada di Damocle che pendeva sul loro destino.

Lo ha stabilito la prima sezione della Suprema Corte di Cassazione, su richiesta del legale dell’imputato, con la sentenza 15561/19 del 23/01/2019 (scaricabile qui). Ineccepibile sotto il profilo giuridico, ma purtroppo assurda dal punto di vista umano. La prescrizione e l’errore formale hanno infatti agevolato proprio chi era indagato per maltrattamenti. Dandogli uno strumento per poter pretendere soldi, molti soldi, da chi è in possesso dei cani.

La restituzione dei cuccioli sequestrati

In caso di assoluzione, per qualsiasi motivazione, per errori formali o per prescrizione chi ha avuto i cani in custodia può vederseli portare via. Può accadere dopo giorni, dopo mesi oppure dopo molti anni ma comunque è un rischio concreto. Che fornisce all’indagato una leva psicologica molto forte nei confronti di chi i cani li ha inseriti in famiglia. Permettendo di chiedere una cifra ipoteticamente molto alta ai custodi, che non saranno intenzionati a restituire gli animali.

Se così non fosse l’indagato non avrebbe fatto ricorso per Cassazione solo ed esclusivamente per impugnare il provvedimento del giudice dell’esecuzione. Per ottenere cani oramai quasi anziani e privi di mercato ma non di valore: quello che gli attribuisce chi con loro ha vissuto. Lungo dieci lunghi anni, che rendono impensabile di separarsi da loro.

Per questo sarebbe una cosa molto corretta che, in caso di sequestro, i cuccioli venissero venduti in quanto di difficile custodia, trasformando quindi i cani in denaro. In questo modo in caso di assoluzione o altre motivazioni, potrebbe consentire di restituire all’indagato il controvalore in euro, non vite.

Lo sappiano tutte le persone che a ogni sequestro intasano i centralini delle forze dell’ordine per ottenere la custodia gratuita. Per non pagare un cane (quasi) di razza e poter forse raccontare agli amici di averlo avuto perché era di un trafficante. Persone che si accalcano e fanno ore di fila per avere proprio quel cucciolo. Magari molte volte persone discutibili, sotto il profilo etico, ma che certo non meritano questa cattiveria.

Se e quando sarà fatta una legge migliore sulla tutela degli animali sarebbe opportuno che il legislatore si ricordasse di prevedere un meccanismo che impedisca questi fatti. Nell’interesse degli animali e di chi li ha accuditi e riempiti di affetto per anni.