Crimini contro gli animali FBI

Per i crimini contro gli animali FBI scheda i responsabili in un programma di monitoraggio partito proprio dal 2016, che equipara i reati a danno di animali ai crimini violenti commessi in danno delle persone.

La nuova strategia investigativa, di cui fra gli altri da notizia il Washington Post , ha avuto una grande rilevanza negli Stati Uniti ed è stata una scelta presa dopo anni di studi che hanno dimostrato la stretta correlazione fra la violenza commessa nei confronti delle persone e quella agita verso gli animali. La crudeltà verso gli animali è spesso il primo stadio di un percorso che porta il soggetto violento ad allenarsi alla violenza usando come prime vittime gli animali, prima di compiere il salto di specie verso i propri simili, in una sorta di percorso formativo che desensibilizza ed altera il senso di empatia verso un altro essere vivente. Negli USA sono stati compiuti molti studi sul cosiddetto fenomeno del “LINK”, la realtà variegata una violenza che coinvolge donne, bambini, anziani e animali in una spirale di vessazioni e crudeltà, spesso in ambiente domestico, che non conosce fine e che può culminare con la morte delle vittime. Per questo è molto importante tracciare e raccogliere dati sia su chi commette i reati che sulle dinamiche che li caratterizzano, senza dimenticare l’importanza di effettuare una sistematica raccolta di informazioni che possa consentire di monitorare con certezza i dati aggregati del fenomeno, per valutare la crescita o il decremento dei crimini contro gli animali, la loro distribuzione geografica, i profili dei responsabili e così via. Questo monitoraggio non soltanto fornirà maggiori certezze agli investigatori ma potrà anche fornire dati globali su un fenomeno troppo spesso poco considerato.

 

Per capire cosa possa provare un cane sottoposto a una situazione di violenza è utile vedere questo video, privo di immagini violente, che testimonia come un essere vivente, un cane in questo caso, dopo essere stato sottoposto a stimoli negativi, maltrattamenti, abbia un comportamento di terrore verso gli esseri umani ma possa cambiare completamente comportamento se correttamente gestito e rassicurato, come accaduto in questo caso:

 

In Italia siamo purtroppo ancora lontani da scelte di monitoraggio ed investigative come quelle compiute negli Stati Uniti da FBI: manca il retroterra culturale che deve portare a considerare tutti i reati commessi contro gli animali come un crimine violento, guardando questo fenomeno sia sotto il profilo della necessità di controllarlo e reprimerlo con determinazione, sia in un’ottica di prevenzione nei confronti dei crimini violenti contro le persone. Nonostante alcuni sforzi fatti il maltrattamento di animali nel nostro paese e tuttora considerato un reato minore, spesso da non perseguire grazie a una normativa lacunosa e contraddittoria e a discutibili scelte legislative.

Ora dopo questa importante svolta compiuta in America ci si può augurare che anche in Italia e in Comunità Europea si voglia prendere esempio, mettendo in campo azioni volte non solo a tutelare il benessere e l’integrità degli animali ma anche a tutelare la società in termine più ampio.