così muore un lupo

Così muore un lupo come Paolino, un esemplare munito di radiocollare nell’ambito del progetto MIRCO Lupo. Nato in Appennino circa 3 anni fa si era staccato dal suo branco per andare a cercare un territorio nuovo in cui stabilirsi. Ma alla fine la storia è stata diversa, per colpa dell’uomo.

Paolino ha percorso molta strada, come fanno i giovani lupi in dispersione, facendo centinaia di chilometri come ci dice il radiocollare, che oramai non funzionava più ma che ha consentito di identificare il lupo Paolino con certezza.La sua vita vagabonda, in cerca di una compagna, è terminata a Beinette, un paese in provincia di Cuneo. Dove il giovane lupo è stato ritrovato morto qualche giorno fa.

Morto per cause naturali, visto che le ferite mortali trovate sul suo corpo parlano di uno scontro con un cinghiale. Nel quale il lupo, da solo non avendo branco, ha avuto la peggio. E’ stato sventrato come capita ai cani dei cacciatori e in natura le ferite, spesso anche quelle non gravi, significano morte.

Ma se così muore un lupo come Paolino, quanti vengono uccisi quasi ogni giorno

Ma nel suo vagare dall’Appennino emiliano (dove era stato catturato e munito di radiocollare dai ricercatori del Wolf Apennine Center ) al Piemonte  il lupo Paolino non ha incontrato solo un cinghiale, quello che ha messo fine alla sua vita. Ha trovato sulla sua strada anche un bracconiere che gli ha sparato senza ucciderlo, lasciandogli però dei pallini nella spalla procurandogli una zoppa permanente a un arto anteriore. Una diminuita capacità nelle sue abilità di caccia e di corsa che non ha però impedito al giovane lupo di vagabondare.

La morte di Paolino permette però di azzardare un ragionamento: anche un lupo solitario, invalido, non si è dedicato a attaccare prede più facili. Come il bestiame domestico, rinunciando a quelle più difficili per un lupo senza branco. E’ morto per le ferite causate dallo scontro con un cinghiale, una delle prede d’elezione per un lupo, insieme ai caprioli e ai cervi. Giusto per rimettere al loro posto i luoghi comuni, che purtroppo non mancano contribuendo a dare spesso un quadro sbagliato del grande carnivoro.

Per un lupo con il radiocollare che muore (anche se in effetti il collare di Paolino aveva smesso di funzionare da qualche tempo) un altro per fortuna prende il suo posto. Consentendo ai ricercatori di avere sempre più dati sulle abitudini di questa specie, sugli spostamenti degli individui e dei branchi. Nulla va lasciato al caso nelle attività di tutela.

La cattiva gestione degli allevamenti intensivi spesso è la causa degli episodi di contrasto con l’uomo

A fine settembre, durante un educational sul lupo, al quale avevo partecipato nella splendida Riserva Naturale dell’Orecchiella, i ricercatori del WAC/Parco dell’Appennino avevano avuto la fortuna di catturare un lupo nell’ambito del progetto di ricerca sugli ibridi (leggi qui). Epico, questo è il nome del giovane esemplare, risultato poi essere un lupo puro, è stato quindi munito di radiocollare e ha riconquistato la libertà.

In questa splendida foto della biologa Paola Fazzi si può capire appieno cosa significhi libertà per un animale selvatico. Che non conosce confini ma solo l’istinto che lo accompagna nella sua esistenza. Buona vita e buona strada Epico, sperando che non ci sia mai l’incontro con un bracconiere.

Lupo Epico con radiocollare

Foto per gentile concessione di Paola Fazzi