Corruzione diffusa consente di maltrattare gli animali

La corruzione diffusa consente di maltrattare gli animali: chi deve controllare si gira dall’altra parte, per convenienza, vigliaccheria o vantaggi personali. Questo il vergognoso quadro che esce dall’inchiesta di Animali come noi.

Lo scandalo del macello Italcarni di Ghedi aveva rivelato terribili maltrattamenti inflitti alle vacche, grazie alle attività investigative coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Brescia Ambrogio Cassiani, noto anche per aver ottenuto la condanna di Green Hill.

La trasmissione di Giulia Innocenzi non aggiunge nulla alla cronaca relativa ai maltrattamenti di animali, alle mucche a terra movimentate con i muletti, allo sversamento dei reflui di macellazione, opportunamente tritati, nel fiume.

Però spalanca le porte di un mondo fatto di intrecci di poteri, di relazioni familistiche, di interessi. Un mondo in cui nessuno sembra conoscere e riconoscere i maltrattamenti, ma nemmeno la vergogna. Lorenzo Borzi, sindaco di Ghedi, racconta alla giornalista, a patto che non lo metta in onda, che in effetti il titolare di Italcarni Federico Osio è suo cognato.

Però la struttura dove opera Italcarni è in un immobile di proprietà del Comune di Ghedi, concesso a poco proprio al cognato del sindaco. Che non solo omette i controlli dovuti, ma nemmeno quando il fatto diventa di dominio pubblico prende provvedimenti, omettendo di attivare le numerose iniziative che il Comune avrebbe dovuto/potuto mettere in atto.

Nemmeno nella sua veste di ufficiale sanitario, per lo sversamento dei reflui di macellazione nel corso d’acqua che scorre a fianco al macello. Naturalmente la rete di omissioni non finisce qui e non può che coinvolgere i veterinari dell’ATS di Brescia che sono deputati a controllare il macello, per tutelare non solo il benessere animale ma anche la salute dei cittadini e dei consumatori.

I reati si commettono anche perché i controlli non sono efficaci

Il silenzio più completo, fatto di omissioni, di connivenze, di mancate sanzioni disciplinari. Per contro però viene aperta un’inchiesta  proprio nei confronti della veterinaria che aveva denunciato le violazioni commesse in Italcarni, peraltro già pronta a riaprire come macello.

L’inchiesta rivela che un veterinario ATS ha ricevuto un appartamento in uso da un titolare di un macello, così premuroso da coprirlo anche quando intervengono i Carabinieri per un problema di violenza domestica (senza dimenticare che l’assuefazione alla violenza sugli animali crea un innalzamento della violenza anche su altre specie).

Per non parlare di Francesco Vassallo e Francesco Brescianini, entrambi dirigenti dell’ATS di Brescia, che giustificano un veterinario, Pavesi, che sembrerebbe, fra le tante, di aver cercato di inquinare le prove durante gli accertamenti. Praticamente,  visto che i veterinari ATS sono ufficiali di polizia giudiziaria, si è assistito a un episodio da film: polizia contro polizia.

Inutile chiedersi quindi come mai queste cose succedono se, nemmeno quando sono scoperte, non ci sono quasi mai provvedimenti nei confronti dei pubblici ufficiali infedeli, difesi dalle gerarchie di potere interne all’ATS senza che nessuno adotti reali sanzioni.

Probabilmente nemmeno l’ordine dei veterinari che sempre molto, troppo garantista aspetta la sentenza definitiva, ma anche che le acque tornino calme. Così, grazie a questa difesa corporativa, il veterinario Pavesi viene trasferito da Italcarni a un altro macello, più vicino a casa. Quasi una promozione, presso un altro macello. Da non credere.

La vergogna non riguarda quindi soltanto gli addetti e il titolare del macello, ma l’intera catena di controllo che non solo non prende provvedimenti ma appare infastidita non dai comportamenti, criminali, dei responsabili ma dalle domande di Giulia Innocenzi.

Per questo, grazie a queste omissioni, i macelli sono dei luoghi non solo di morte ma di tortura consapevole, voluta, cercata per assecondare la logica del profitto, con buona pace del benessere di uomini e animali.

Guardate questa inchiesta e scoprirete che non c’è da rattristarsi solo per la sorte degli animali ma, anche, per la corruzione strisciante e diffusa che sta distruggendo il nostro paese, minandolo dall’interno delle istituzioni, come fanno le termiti con le strutture in legno.

In realtà questi pubblici funzionari stanno divorando, invece, la legalità e il nostro futuro.