Contro la caccia qualcosa si muove in Europa

Contro la caccia qualcosa si muove in Europa: in Italia, Francia ma anche in Spagna soffia forte il vento della protesta.

Contro un’attività che non è più accettabile, sicuramente non negli attuali modi di praticarla.

Sono sempre più le proposte per vietarla nei fine settimana, limitarla, confinarla sino a volerla vedere sparire. Opinione che in Italia è della maggioranza delle persone.

Alla caccia è rimasto il sostegno di chi la pratica e di quanti con la caccia vivono: armieri, allevatori di selvaggina, produttori di abbigliamento e accessori, tour operator specializzati. Ma la gente è stanca, di incidenti, di morti ammazzati, di animali feriti e uccisi.

In nome di uno sport che di sportivo non ha più nulla, mancando ogni reale competizione fra cacciatori e prede. Che invece si scontrano sempre più con i diritti della maggioranza dei cittadini. Quelli che vogliono camminare liberi in prati e boschi. Senza rischiare.

Contro la caccia qualcosa si muove in Europa, non è solo una questione italiana. Sarà che i cacciatori, che sono ancora una lobby molto potente, visti sempre come serbatoi di voti, sono in costante diminuzione, ma sarà anche che nessuno crede più alla loro importanza. Il controllo dell’equilibrio faunistico, fatto a fucilate, ha mancato l’obiettivo.

Mai come in questo momento i cacciatori sono nudi di fronte all’opinione pubblica, sempre più attenta, sempre più informata, sempre meno disponibile a tollerare la caccia. Sarà per questo che contro la caccia qualcosa si muove in Europa e che le molte organizzazioni che si battono per chiuderla ricevono sempre maggiori consensi.

PACMA, il Partito Animalista spagnolo, che guidato in modo molto pragmatico sta raccogliendo sempre più adesioni in Spagna. E non solo sul tema della caccia ovviamente. Il PACMA infatti, a dispetto del nome, si occupa di tante tematiche, senza trascurare quelle umane.

Ora anche in Italia si stanno ampliando le richieste di abolizione e di limitazione. Risulta sempre più sentita l’esigenza di cambiare la legge attuale, decisamente sbilanciata e non certo  verso la tutela della fauna ma verso l’attività venatoria.