contrasto alla tratta dei cuccioli

Il contrasto alla tratta dei cuccioli potrebbe essere potenziato all’interno della Comunità Europea, dopo anni di immobilismo che ha consentito di far arricchire i trafficanti. Dalle stime sembra che ogni anno otto milioni di cuccioli transitino all’interno dell’ Unione Europea, per soddisfare la richiesta di un pubblico poco informato. Ma anche poco attento ai diritti degli animali e ai maltrattamenti che questo commercio compie sugli animali.

Il 12 febbraio 2020 il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione sul tema del Commercio illegale di animali da compagnia nell’UE per implementare il contrasto a questo traffico illecito. Un giro d’affari di centinaia di milioni di euro che spesso finiscono in mano a organizzazioni criminali che hanno capito quanto alto sia il profitto. Con un rischio calcolato davvero molto basso per gli organizzatori.

La risoluzione non nasce soltanto per garantire i diritti degli animali ma per tutelare quelli degli acquirenti e per proteggere il mercato legale. Un’azione di contrasto che, comunque, se si tradurrà in atti concreti produrrà un riflesso positivo sul benessere degli animali.

visto l’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che prevede che l’Unione e gli Stati membri tengano pienamente conto, nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione, delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti

Tratto dal preambolo della Risoluzione del Parlamento Europeo del 12/02/2020

Il contrasto alla tratta dei cuccioli deve essere compiuto con strumenti efficaci

La risoluzione del Parlamento Europeo prende le mosse dalle numerose segnalazioni che arrivano dagli organi di controllo e dalle ONG che su occupano della tutela degli animali. Che in questi anni hanno rilevato come il commercio illegale messo in atto grazie alla falsificazione dei documenti sia in costante aumento.

“considerando che, nella maggior parte dei casi, i trafficanti e i venditori illegali agiscono nella più completa impunità in quanto sono consapevoli del fatto che la maggior parte dei clienti che hanno acquistato un animale da compagnia in cattiva salute non avvierà un’azione legale;

Tratto dal preambolo della Risoluzione del Parlamento Europeo del 12/02/2020

Il Parlamento invita la Commissione Europea a voler prevedere divieti di allevamento degli animali in condizioni di mancato benessere, facendo riferimento alle fabbriche dei cuccioli. Queste misure dovrebbero essere poi recepite, una volta disposte, dai governi nazionali dei singoli stati. In particolare di quelli come Ungheria, Slovacchia. Paesi che rappresentano il maggior distretto in cui vengono allevati e trafficati i cuccioli della tratta.

Campagne informative contro la tratta dei cuccioli

La risoluzione adottata da Parlamento Europeo vincola la Commissione a impegnarsi per l’adozione dei provvedimenti conseguenti, anche se ancora non pienamente definiti. Viene comunque riconosciuta la priorità di fare informazione sulla tratta dei cuccioli, in modo da far crescere la consapevolezza nei potenziali acquirenti.

Troppe volte gli acquirenti ancora non conoscono le implicazioni di questo traffico, i maltrattamenti subiti dagli animali nelle varie fasi del commercio e i rischi anche di natura sanitaria. Senza trascurare il fatto che spesso siano vittime di truffe, mancando la consapevolezza che la maggioranza dei cani venduti sul mercato europeo non siano nemmeno cuccioli di razza.

Occorrerà che in un tempo breve la Commissione Europea attui nuovi strumenti di controllo e diversi metodi per assicurare il rispetto dell’età minima dei cuccioli. Richiesti dal mercato in età sempre più giovane per soddisfare i capricci di chi li acquista. Forse i timori sanitari, legati alla trasmissione di malattie anche agli uomini, potrebbe diventare, in questo periodo, un attivatore importante di nuove misure di controllo.

Stabilendo delle attività di controllo per comprendere anche la fine, spesso misteriosa, degli animali che restano invenduti all’interno del circuito commerciale. Che li tratta sempre come fossero merci inanimate e non esseri senzienti, meritevoli di tutele.