Gestire conflitti uomo animali

Gestire i conflitti fra uomo e animali è un’attività indispensabile, in Africa come in Europa. Una realtà con la quale occorre confrontasi sia che si parli di lupi che di elefanti. La gestione del conflitto è una delle attività più complesse, anche nei nostri rapporti quotidiani.

In Zimbabwe e in Botswana, secondo notizie apparse sulla stampa internazionale stanno morendo molti elefanti, in seguito a una siccità di notevoli proporzioni. Ma i due paesi africani ospitano anche le più grandi popolazioni africane di questi pachidermi. Con seri problemi di conflitto con le popolazioni locali.

Da noi le difficoltà sono fra cacciatori, allevatori e lupi oppure orsi mentre, in altri paesi i contrasti possono essere con specie che hanno una gestione complessa, in paesi che non sempre hanno sufficienti risorse per poter operare una corretta gestione faunistica. I conflitti con la popolazione, in particolare con gli agricoltori, sono una realtà quotidiana.

Botswana e Zimbabwe chiedono di riaprire la caccia agli elefanti

I due stati africani da tempo richiedono di essere autorizzati a riaprire la caccia agli elefanti e non solo per contenerne il numero. La richiesta è infatti motivata anche dalla necessità di poter disporre risorse economiche da poter dedicare alla conservazione della natura. Il turismo venatorio rende, e questo i governi africani lo sanno bene.

Il ragionamento è semplice nella sua logica ma difficile da poter accettare: le popolazioni di elefanti dei due Stati sono in soprannumero, i cacciatori sarebbero disposti a pagare cifre importanti per poterli abbattere e quindi, secondo una logica economica, le due cose sarebbero vantaggiose. Una logica non sostenibile se immaginiamo gli elefanti come esseri viventi, ma comprensibile se fosse possibili considerarli come sole risorse.

Gli elefanti sono in declino in tutto il continente africano, ma non solo per il bracconaggio. La costante perdita di habitat li porta a dover vivere in porzioni di territorio sempre più piccole e questo rappresenta un problema quanto i cacciatori di frodo. La diminuzione di risorse alimentari causata dalla riduzione dei territori porta i pachidermi a interessarsi dei campi coltivati, creando un conflitto difficile con chi di agricoltura vive o sopravvive.

I conflitti fra uomo e animale vanno gestiti in via preventiva

In Italia lo si dice da anni, spesso con poco successo, che occorre limitare i danni causati dalla convivenza con i grandi predatori, come lupo e orso. Occorrono misure preventive, adatte a minimizzare i conflitti e l’impatto dei predatori. Lupi e orsi hanno la possibilità di nutrirsi con altre prede: ungulati e non animali d’allevamento. Perché questo acccada occorre far ricorso a recinti elettrici, cani da guardia ma anche alla sorveglianza umana.

Quello che vale però in Europa come in Africa è che gli animali e l’ambiente vanno considerati patrimoni condivisi. Non appartengono a nessuno in particolare ma rappresentano una comunità di esseri viventi indispensabili per la vita sul pianeta. Riconoscendo la validità di questo ragionamento bisogna collegarlo subito al passo successivo: i costi per la gestione del capitale naturale devo essere collettivi.

Se questo vale per l’Italia occorre fare un ulteriore passo nei confronti dei paesi che hanno minori risorse economiche. La gestione dei grandi patrimoni naturali, in tutti i loro molteplici aspetti, deve essere considerato un costo planetario. Al quale le nazioni ricche devono contribuire in modo concreto, stanziando risorse e aiuti e controllando il loro impiego.