Confinare il cane sul balcone

Confinare il cane sul balcone è il risultato di una scelta sbagliata, di un’adozione fatta in modo inconsapevole, d’impulso oppure di un acquisto irresponsabile. Il risultato finale, qualunque sia la motivazione che ha originato questa decisione, è che il cane vivrà in condizioni peggiori che in un canile. Spesso senza avere nemmeno una possibilità alternativa, una diversa collocazione, come avviene per un ospite di un rifugio.

Il cane è un animale socievole, per vivere in condizioni di benessere ha bisogno del suo branco, che è poi la sua famiglia umana. Privarlo della possibilità di relazionarsi, di socializzare e di condurre una vita ricca di interazioni significa creare un disagio, che piano piano piano diventa sofferenza e che talvolta si evolve in aggressività o in manifestazioni sgradite al padrone. In questo modo le cose si deteriorano ulteriormente con tutte le possibili conseguenze.

Gli animali, tutti gli animali così come tutti gli uomini, hanno dei bisogni, delle necessità che non sono soltanto pratiche, ma che appartengono alla sfera del comportamento, dell’emotività e della relazione. Cibo, acqua e dieci minuti al parco non fanno un cane felice, chi lo pensa denota di non conoscerne i bisogni primari di un essere vivente sociale. Per questo motivo la scelta di condividere la vita con un animale non dovrebbe essere vista come un diritto. Dovrebbe rappresentare il punto d’approdo di un percorso fatto di consapevolezza e ragionamento.

Lasciare il cane sul balcone significa non avere conoscenza dei bisogni di un animale, meglio adottare un peluche

Le variabili che originano la reclusione di un cane sul balcone o comunque fuori da casa, isolato, possono essere molteplici. Dall’adozione del cuore di un cane ingestibile, fatta d’impulso o frutto di una descrizione non veritiera, all’acquisto messo in atto senza conoscere le caratteristiche della razza. Ci sono poi altre variabili che riguardano il futuro: figli, famiglia, impegni o banalmente il cambio di fidanzata/o. Bisogna partire dal presupposto che un animale è per tutta la vita, la sua e la nostra e per questo bisogna riflettere con attenzione. Qualcun’altro avrà magari voluto un cane da usare come arma impropria, pensando che fosse facile da gestire come un coltello a serramanico.

Il risultato per il cane è sempre lo stesso, ma varie e differenti sono le motivazioni alla base di un comportamento sbagliato. Per questo sarebbe opportuno che il possesso di un animale potesse avvenire solo al termine di un percorso di formazione e di corretta informazione. Che non può essere quella fatta dal venditore, che pur di far fare un acquisto minimizza ogni difficoltà, ma spesso neanche da chi propone l’adozione di animali in modo sommario e affrettato, senza interrogarsi troppo sull’adottante.

Dal cane al criceto occorre che chi compie la scelta di convivere con un animale conosca il corretto modo di tenerlo, sia consapevole del tempo necessario da dedicargli e dei costi che derivano dal possedere un animale domestico. La consapevolezza servirebbe a far diminuire abbandoni e sofferenze e a mettere le basi per un diverso rapporto fra uomo e animale. Questo infatti è il perno su cui gira ogni scelta di condivisione delle nostre vite.

Cosa fare se un animale è tenuto sempre chiuso all’esterno?

Per dimostrare che questo comportamento è causa di disagio e/o sofferenza occorre poter dimostrare temporalmente la durata della detenzione inadeguata. Sia quando il fatto è previsto dai regolamenti comunali, sia quando si ritiene che ci siano le condizioni per una denuncia per detenzione in condizioni incompatibili, produttive di gravi sofferenze (art. 727 C.P.). Occorrono quindi una o più persone disposte a testimoniarlo, in modo da poter mettere gli organi di controllo nelle condizioni di effettuare la contestazione.

L’accertamento senza testimoni è molto difficile, richiede reiterati sopralluoghi in orari diversi che potrebbero portare a non raccogliere sufficienti prove, per le più disparate ragioni. La legge non consente, senza autorizzazione della magistratura, di mettere apparati di ripresa puntati sulle altrui dimore, ritenendole un’interferenza illecita nella vita delle persone. Per questo la testimonianza resa da chi materialmente assiste all’evento è la miglior condizione per poter sanzionare e interrompere il comportamento sbagliato.

E’ sempre più semplice poter applicare una sanzione amministrativa piuttosto che contestare una violazione penale. In quest’ultimo caso occorre avere tutti gli strumenti per argomentare la sussistenza del reato, che non può essere ridotto al solo fatto che un animale sia costretto a vivere all’esterno dell’abitazione. Specie quando sia presente un riparo, ci sia acqua e l’animale risulti correttamente nutrito. La detenzione in condizioni incompatibili, per essere punibile, deve essere produttiva di gravi sofferenze. Situazione che deve essere adeguatamente documentata e argomentata.

Non bisogna pensare che possa essere sanzionato il fatto di lasciare il cane sul balcone, con acqua e riparo dalle intemperie per qualche ora. Per poter dar corso a una sanzione occorre che il confinamento all’esterno abbia una durata rilevante. Inutile poi tentare di usare il maltrattamento nel tentativo di eliminare un disturbo: se il cane abbaia e causa problemi al vicinato il problema non riguarda il benessere animale.