circo con animali va in scena una pagliacciata

Il circo con animali doveva sparire in tempi brevi, secondo una proposta del ministro Dario Franceschini che aveva presentato un disegno di legge anche contro la presenza di animali in circo.

Nella stesura originale era prevista una graduale eliminazione mentre nel testo approvato al Senato, grazie all’emendamento presentato dalla senatrice Di Giorgi (PD), l’eliminazione è stata sostituita da un graduale superamento. Come dire che forse potrebbe succedere anche nel prossimo secolo.

Il divieto di utilizzo degli animali nei circhi, specie le specie selvatiche, è già realtà in molti stati del mondo e secondo il governo avrebbe dovuto essere un progresso culturale anche del nostro paese. Poi durante l’esame al Senato arriva l’emendamento, presentato da una senatrice dello stesso partito di governo, il Partito Democratico, e un termine sostanziale ne muta radicalmente il significato: da eliminazionesuperamento.

Subito vien da pensare alla lobby dei circensi, alla loro potenza di incidere sul parlamento, al senatore Carlo Giovanardi storico e strenuo difensore del circo con animali, oltre ogni ragione. Però qualcosa stride: i circensi sono una categoria in declino, non sono numericamente tanti, non muovono un grande indotto come i cacciatori e quindi, in via almeno teorica, non dovrebbe essere solo la capacità di far lobby a creare il problema. Giovanardi poi è un parlamentare dell’opposizione.

Ma leggendo i giornali è la stessa autrice dell’emendamento a dare la probabile, anche se non unica, risposta:

Se avessimo indicato un termine ultimo per l’eliminazione degli spettacoli con animali avremmo creato soltanto confusione, non avremmo garantito che gli animali non più usati avessero sistemazione adeguata. E poi non ci sono i parchi e le strutture adatte ad accoglierli” (Rosa Maria di Giorgi – Senatrice del Partito Democratico)

Diverse normative nazionali, dalla legge 150/92 (recepimento CITES) alla legge 189/2004 (Introduzione del delitto di maltrattamento di animali e altre misure di tutela) prevedono che si possa pervenire alla confisca di animali perché appartenenti a specie protette detenute illegalmente oppure in quanto maltrattati. Questi animali, quando selvatici, in particolare se appartenenti alla lista di quelli considerati pericolosi, possono essere detenuti solo in centri autorizzati.

Questi centri, detti CRASE, dovrebbero essere stati da tempo realizzati dallo Stato che però non li ha mai fatti e quindi è costretto a appoggiarsi a quelli privati riconosciuti oppure agli zoo muniti di autorizzazione. Per gli animali i soldi non ci sono mai e quindi i centri spesso fanno fatica a sopravvivere, compresi i CRAS per il recupero della fauna selvatica autoctona. Però in compenso i circhi con animali hanno ricevuto finanziamenti pubblici per milioni di Euro solo bnell’ultimo triennio.

Il piano di riparto del Fondo unico spettacolo (FUS), in cui rientrano anche i circhi, ha infatti stanziato per i circa 85 circhi nazionali l’importo di 15.943.336 Euro, che sono milioni pubblici destinati a sovvenzionare l’attività circense ovviamente con animali, ancora disciplinata da una legge del 1968. Solo questo basterebbe a dirla lunga sull’interesse della politica verso le sofferenze degli animali nei circhi.

Quindi la chiave di lettura potrebbe essere non tanto il peso della lobby circense quanto le considerazioni sulle conseguenze di un divieto di detenzione, sicuramente ampiamente indotte dall’Ente Circhi, che oggi titola sul suo sito “Il senato ha sepolto il principio dell’eliminazione degli animali dai circhi” (leggi qui).

Insomma sulla pelle degli animali dei circhi sono confluiti vari fattori distruttivi: le promesse vane del governo contenute nel disegno di legge presentato dal ministro Dario Franceschini, le pressioni dell’Ente Circhi, la situazione disastrosa data dalla scarsa presenza di strutture di recupero e non ultimo l’assenza del recepimento di un principio cardine: il circo maltratta gli animali per l’impossibilità fisica costituita dai limiti strutturali insiti nell’esercizio dello spettacolo viaggiante. Non serve altro per descrivere il problema.

Se uno zoo italiano dovesse tenere gli animali come sono detenuti nei circhi non potrebbe mai e poi mai avere le autorizzazioni, proprio per ragioni strutturali. Quindi chi fa almeno un minimo di attività di conservazione è soggetto a normative più restrittive di chi gli animali li usa solo per esibirli, dopo addestramenti e condizionamenti, in spettacoli di intrattenimento ludico a mero scopo commerciale. Nel frattempo, fra assoluzioni e condanne definitive per maltrattamento il circo sopravvive a fatica, come gli animali detenuti nei carrozzoni.

Del resto sull’eliminazione degli animali dai circhi, se cercate in rete, non trovate una sola dichiarazione di Dario Franceschini, nemmeno quando aveva presentato il disegno di legge. Anche la politica in fondo ha i suoi animali, in questo caso le vecchie volpi come Franceschini.

Tutte le associazioni che si occupano della tutela degli animali protestano, ma difficilmente in questo scampolo di legislatura potranno sperare di ottenere di meglio.