Una campagna contro il circo realizzata in Australia.

Una campagna contro il circo realizzata in Australia.

Leggere le condizioni in cui sono stati trovati gli animali del circo Martin in Sardegna, secondo l’articolo pubblicato dalla Nuova Sardegna , riuscirebbe a commuovere anche la persona con il cuore più duro, forse anche quello di un sostenitore del circo con animali.

Guardare il filmato girato da operatori della LAV, propedeutico a un intervento del Corpo Forestale dello Stato, fa inorridire, sembra di guardare scene dei primi del ‘900, pare di rivedere gli orsanti, girovaghi che attraversavano l’Italia con gli orsi in catene da esibire e che oggi sono ancora presenti in qualche sperduto borgo dell’Est Europa.

Invece siamo nell’anno 2014, in Sardegna, non in chissà quale paese del globo eppure riusciamo ad assistere a uno spettacolo indecente: una tigre tenuta in una piccola e spoglia gabbia, legata a catena cortissima dentro la gabbia; un orso con una museruola che soltanto con lo sguardo trasmette la follia, utilizzato per comporre un numero paradossale, vergognoso, fuori dal tempo. Un cavallo tira un carretto con a bordo una tigre ed al carro è attaccata un’appendice che contiene il povero orso, in una situazione che ricorda Hannibal Lecter de “il silenzio degli innocenti”.

Molto si potrebbe scrivere su questo circo, si potrebbero spargere fiumi d’inchiostro sulla sofferenza dell’elefante africano che si muove con stereotipie attestanti la pazzia che oramai lo possiederà per sempre, ma non è questo il punto. E in questo articolo il punto non è neanche quello di discutere del circo senza animali, perché solo guardare il filmato dovrebbe convincere anche i più riottosi: sarà un estremo questo circo, non sarà la norma, ma basta e avanza per allinearsi ai vari paesi anche europei che a questo tipo di circo con gli animali hanno detto basta.

Bisogna invece puntare il dito non solo sul circo Martin, i suoi abusi, le condizioni di detenzioni vergognose e contro legge. Bisogna puntare il dito su quanti hanno permesso a questo circo di comportarsi in questo modo, di maltrattare gli animali in modo vergognoso, di custodirli in condizioni tali da permettere di percepire il maltrattamento a un profano. Questo dito deve essere puntato contro i Sindaci, i componenti delle commissioni di vigilanza sugli spettacoli, le forze di polizia, i veterinari dell’ASL, presenti in ogni singolo comune italiano dove questo circo ha piantato le sue tende. Questi abusi, la pazzia e la sofferenza di questi animali non sono solo una responsabilità dei circensi, ma sono, soprattutto, una responsabilità di tutti quanti hanno permesso, consentito, omesso, non controllato, fatto finta di niente. Non serve fare le leggi se poi non vengono fatte rispettare e oggi, con le norme esistenti, sia quelle che riguardano la protezione degli animali che quelle che più in generale riguardano circhi e spettacoli pubblici, si potrebbe già fare molto: con controlli seri, competenti e approfonditi sarebbero moltissimi i complessi circensi che non potrebbero esibirsi ed attendarsi per carenza dei requisiti. Invece qualcuno continua a girare la faccia dall’altra parte e pochi, pochissimi, hanno il coraggio di attaccare le istituzioni e non solo i circensi.

La triste verità di questo paese è che purtroppo non c’è meritocrazia e questo consente a troppi dipendenti pubblici di non fare il loro dovere. Non è necessario e non bisogna prendere una posizione, bisogna far rispettare, nell’imparzialità che deve connotare il ruolo di controllo, le norme esistenti. Ho conosciuto tutto questo e ho navigato troppe volte nella superficialità, nella migliore delle ipotesi, di molti apparati pubblici, ma farei un torto se non ricordassi che la maggioranza degli uomini delle forze di polizia e degli organi di controllo sono persone che darebbero l’anima, se fosse loro consentito, se non ci fosse la politica, se non ci fossero superiori arrivati chissà come a dirigerli. Ho lavorato con loro e sono orgoglioso di averlo fatto, sono la parte corretta dell’Italia, sono i funzionari che meritano rispetto. E sono davvero molti di più di quello che direbbero i risultati ottenuti nel far rispettare le leggi.

Una considerazione va fatta, un pensiero in parte mutuato da Leonardo Sciascia: rivendicare i propri diritti come se fosse un favore è mafia. Se vogliamo difendere davvero i diritti degli animali dobbiamo conoscere le leggi, anche quelle che non riguardano gli animali e dobbiamo conoscere a fondo i nostri diritti. In questo le associazioni hanno ancora tanto cammino da fare per coltivare la testa dell’opinione pubblica, senza assecondare la pancia dei più emotivi per averli come sostenitori.. Se questo non succederà la pazzia di quell’orso ricadrà anche su di noi.