Circhi cinesi non conoscono regole

I circhi in Cina non conoscono regole perché a tutt’oggi manca ancora una legge che si occupi di tutelare i diritti degli animali, lasciandoli esposti a ogni tipo di brutalità secondo quanto risulta da un’inchiesta realizzata dall’organizzazione internazionale PETA.

La sede orientale di PETA in Asia ha recentemente condotto una lunga inchiesta sulle imprese circensi in Cina, rivelando retroscena davvero terribili che riportano ai tempi in cui anche in Europa gli animali dei circhi non potevano godere di alcuna tutela. Se oggi in Europa guardiamo i circhi con poca simpatia per le condizioni di custodia degli animali, quanto documentato da PETA è davvero degno di un campo di tortura.

La mancanza di regole di tutela consente praticamente ai circensi cinesi di potersi comportare come ritengono opportuno nei confronti degli animali, il cui destino appare veramente pessimo per condizioni di detenzione, brutalità e addestramenti secondo quanto l’inchiesta registra. I filmati pubblicati nel sito dell’organizzazione animalista internazionale rivelano comportamenti e abusi davvero gravi per riuscire a ottenere il pieno condizionamento di questi animali, che non passa certo attraverso il rinforzo positivo.

ATTENZIONE: il video contiene immagini che possono urtare la sensibilità delle persone e non sono adatte a un pubblico di bambini e adolescenti

Le organizzazioni internazionali ma anche la Comunità Europea devono fare pressioni sul governo cinese perché promulghi una normativa che tuteli tutti gli animali dai maltrattamenti, che non deve riguardare solo quelli dei circhi ma garantire il minimo benessere di tutti gli animali. La speranza di avere un rapido progresso della cultura del rispetto verso i diritti animali in Cina passa sicuramente attraverso la legislazione ma, soprattutto, anche dalla crescita dei movimenti animalisti locali, gli unici che possono contribuire realmente a un mutamento culturale significativo.

Supportare i movimenti nati in Cina per la tutela dei diritti animali, per fortuna in costante e rapida crescita, è il principale strumento che possa portare a una reale crescita della società anche su queste tematiche.

L’inchiesta condotta da PETA Asia, per la gravità di quanto documentato, è rapidamente rimbalzata sui giornali di tutto il mondo e anche la prestigiosa rivista National Geographic ha dato ampio risalto a questa attività in un articolo. Le violenze raccontate e documentate sono tali da scuotere anche le coscienze meno attente ai diritti degli animali.

In Cina ci sono circa 300 circhi diffusi soprattutto nelle zone rurali, con pessime condizioni di detenzione degli animali e metodi di addestramento crudeli basati unicamente su coercizione e punizione. La realtà di un mondo, quello cinese, che viaggia a più velocità che rispecchiano varie epoche storiche dell’occidente: dalla contemporaneità di città come Hong Kong o Shanghai all’arretratezza delle zone rurali che sono ancora ferme a uno stile di vita e a una cultura ottocentesca. Quello che per noi oggi sembra una barbarie atroce rispecchia quella che poteva essere l’attenzione verso i diritti degli animali nei primi anni dell’800 del secolo scorso in Europa.