Cardellini venduti illegalmente al mercato abusivo di Ballarò

I cardellini venduti illegalmente al mercato abusivo di Ballarò sono un esempio di quanto poca sia l’attenzione dello Stato nel far rispettare le regole, specie quando si tratta di animali. Resta però il grande dubbio: se lo Stato non riesce a battere un pugno di uccellatori, seppur delinquenti, riuscirà mai a far credere ai siciliani onesti che sia in grado di sconfiggere la mafia e la criminalità?

Ancora oggi, nel cuore pulsante del mandamento dell’Albergherìa, un quartiere centrale di Palermo, ogni settimana, ogni domenica, si tiene il famoso o forse sarebbe meglio dire il famigerato mercato di Ballarò dove, fra le tanti merci di provenienza illecita, gli uccellatori esibiscono il prodotto delle loro catture illegali: cardellini in primis ma anche fringuelli, fanelli, zigoli e verdoni senza dimenticare ovviamente tutte le altre specie canore. Ma Ballarò significa anche cani da combattimento, scuderie clandestine e un sottobosco popolato di malavitosi di vario calibro e natura.

Lo sanno bene i cronisti dell’agenzia GeaPress, da anni impegnata sul fronte dell’informazione in campo ambientale e sugli animali, che ha lavorato molto sul fenomeno Ballarò, su questa sorta di Stato dentro un altro Stato che il secondo riesce talvolta a rintuzzare, mai a contenere definitivamente.Oggi la notizia che il Ministero dell’Ambiente abbia chiesto lumi alle forze di polizia su cosa intendano fare per contrastare il mercato di Ballarò e il commercio illecito di fauna, frutto di attività di bracconaggio. Ministero certamente più preoccupato dell’apertura di una procedura d’infrazione della Comunità Europea che non per la vendita di fauna in sé o per gli inevitabili maltrattamenti. Già perché l’Europa da tempo tiene l’Italia sotto osservazione, per usare un eufemismo, per le carenze nella sua attività di tutela della fauna e di repressione del bracconaggio.

Leggi spuntate, controlli assenti e qualche volta addomesticati, tempi della giustizia lunghissimi, scarsità di strumenti operativi e una cronica assenza di volontà politica fanno sì che a Palermo, ma non solo a Palermo visto che anche le altre città siciliane e quelle campane rappresentano il crocevia del traffico di avifauna protetta. Proprio grazie a questa situazione si creano le ragioni per le quali si possa mantenere negli anni, nei secoli, la presenza di attività illegali che hanno per giunta la sfrontatezza di essere tali alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. Comportamenti che la tolleranza, inaccettabile, trasforma da atti illeciti in problemi di ordine pubblico: un mercato come Ballarò, con migliaia di persone che lo visitano, si trasforma in uno stormo di storni attaccati da un rapace ogni volta che arrivano i (pochi) controlli, con persone che scappano da tutte le parti e una difficoltà di tutelare l’incolumità di quanti, ignari, pensano di andare a visitare un fenomeno di costume o di altri che, invece, vanno a comprare con serenità merce rubata, animali bracconati e così via.

Questa nostra Italia punisce con sanzioni ridicole i bracconieri in quanto sono contigui e spesso, molto spesso, sovrapposti ai cacciatori; così, per non alienarsi simpatie e voti di questi ultimi, si finisce per proteggere tutti, consentendo di saccheggiare impunemente la natura, di maltrattare gli animali, spesso accecandoli per farli cantare meglio. Piccoli batuffoli di piume che pesano pochi grammi, privati della libertà, maltrattati, accecati solo per il piacere di sentirli cantare. 

Ogni tanto polizia, carabinieri e anche polizia locale, senza dimenticare i forestali, si mettono di traverso per contrastare quanto avviene a Ballarò ma queste attività, seppur dovute, non intaccano il fenomeno del malaffare perché ogni domenica il mercato è lì, con i suoi traffici e con i suoi uccellatori. Non ci vorrebbe molto per stroncare questo mercato abusivo ma l’impressione è quella di un paese che purtroppo viaggia ancora a rilento nel far  rispettare la legalità: in fondo quel sottobosco potrebbe forse essere utile a molti con le sue contraddizioni, i suoi rapporti, le informazioni che si possono captare in certi ambienti, utili magari per contrastare altri reati, ritenuti più gravi.

L’agenzia di stampa GeaPress ha pubblicato un interessante lavoro sul bracconaggio nell’isola, sulla storia di Ballarò, sulle sue sacche di illegalità note a tutti e contrastate da pochi, raccontando gli interventi e i periodi in cui il contrasto a questo fenomeno è stato più elevato. Un contributo informativo e di formazione non secondario, perché per combattere certe realtà bisogna prima conoscerle, capire i meccanismi e le logiche, avere contezza del modus operandi dei trafficanti di natura. La sintesi sul bracconaggio realizzata da GeaPress si intitola “Uccellagione, in Italia e il caso Palermo e lo potrete chiedere inviando una mail .

Quello che appare ogni giorno più chiaro è che la vera priorità di questo paese sia la riforma della giustizia, che deve essere tale e non restare un sostantivo chiuso nei libri e nelle aule giudiziarie, se poi è nella pratica avulso da ogni realtà. Bisogna modificare e snellire le procedure, dare meno importanza ai riti e più alle prove, dare garanzie che non si trasformino in scappatoie che garantiscano poi sempre i peggiori, avere pene certe e eseguibili.

Una giustizia che non riesce a far giustizia è il peggior modo di gestire e di amministrare le regole che presiedono la convivenza civile.