I carcerati e gli animali di Gorgona

I carcerati e gli animali di Gorgona, prigionieri dell’isola che c’è e protagonisti di una storia particolare che avviene nell’ultima piccola isola con un carcere funzionante. Una storia che parla di carcerati, di uomini e animali reclusi ma anche di empatia, di un rapporto che può diventare chiave di redenzione.

I carcerati e gli animali di Gorgona, gli animali di proprietà dell’amministrazione penitenziaria, hanno probabilmente scritto una pagina innovativa nella storia carceraria italiana. Dimostrando che le carceri non sono soltanto luoghi di espiazione di una giusta pena ma strutture utili a creare un futuro diverso e migliore per i detenuti, fatto di lavoro e di rapporti umani gestiti su presupposti differenti e basati sul rispetto.

Progetti come quello di Gorgona dimostrano soprattutto che le case di reclusione non devono essere, come troppo spesso avviene,esclusivamente luoghi di afflizione suppletiva. Per carenze di spazi e di lavoro carcerario, per sovraffollamento e per la loro intrinseca impossibilità, insita in strutture di questo genere, di restituire alla società uomini migliori.  I carcerati e gli animali degli allevamenti intensivi, per condizione, hanno vari tratti in comune fra loro e forse è per questo che si possono creare rapporti fantastici fra detenuto e animale, dove gli uomini specchiano le loro anime in esseri viventi capaci di trasmettere sentimenti privi di giudizi.

La restrizione della libertà, la vita trascorsa nella noia, la limitatezza degli spazi vitali sono i tratti comuni più evidenti, ai quali molti altri potrebbero essere aggiunti: anche per questo l’esperienza carceraria di Gorgona ha saputo dare esempi speciali, con le sue possibilità di detenzione attenuata dei carcerati in un’isola che è già carcere, una piccola terra emersa dell’arcipelago toscano, dove uomini e animali da reddito, e non solo vivono a stretto contatto.

Il carcere di Gorgona era storia di libertà

Un percorso che racconta Marco Verdone, medico veterinario omeopata che ha lavorato a Gorgona per 25 anni occupandosi degli animali dell’isola carceraria e trasformando nel tempo il suo angolo di visione, il suo rapporto con gli animali. Non guardandoli più come alimenti destinati al macello del carcere, ma come esseri viventi con i quali instaurare un rapporto basato sull’empatia. Lo stesso percorso è avvenuto per molti detenuti, forse aiutato da un tratto comportamentale fondamentale: gli animali non giudicano il passato, ma vivono e giudicano il presente, senza avere pregiudizi.

Marco Verdone nel tempo scrive diversi libri, si trasforma in un catalizzatore di interessi per far conoscere la realtà di Gorgona, ottiene provvedimenti di “grazia” per alcuni animali che diventano terapisti per i detenuti, aiutandoli nel loro percorso di redenzione, di cambiamento. Con grande vantaggio della società degli uomini che si vedrà restituire individui che non torneranno più a delinquere, come dimostra il basso tasso di recidiva nei detenuti che in carcere svolgono attività lavorative .

Questo dicono le statistiche sulle carceri che attestano inequivocabilmente come i detenuti che possono accedere al lavoro, che hanno possibilità di imparare una professione che aiuterà il loro reinserimento una volta estinta la pena, riescano a reinserirsi nella società. Questo accade non solo a Gorgona ma anche, ad esempio, nel carcere di Bollate, altro istituto di pena che ha al suo interno, fra le altre, l’associazione A.S.O.M., che fa lavorare i detenuti con i cavalli nelle scuderie realizzate dentro il penitenziario;  ma  nel carcere di Bollate vengono svolte moltissime altre attività che coinvolgono i detenuti, compreso un ristorante.

La detenzione deve essere vista come uno strumento di redenzione

Resta però indubbio che nella maggioranza delle carceri la detenzione sia solo afflittiva, sofferenza nella quale vanno accomunati anche gli agenti di custodia con tutte le loro problematiche, che vanno dalle carenze di organico alla possibile commissione di abusi, come riportano le cronache, spesso originati da situazioni indegne di un paese civile, fatto per il quale abbiamo subito diverse condanne dalla Corte di Giustizia europea.

Marco Verdone e la sua Ondamica comunità in movimento si stanno battendo per far chiudere il macello del carcere, dove gli animali allevati sull’isola si trasformano da compagni di vita dei detenuti in cibo, chiudendo effettivamente un rapporto in un modo così traumatico da apparire incomprensibile.

La violenza è proprio la leva che scardina ogni meccanismo empatico e questa è la grande contraddizione di Gorgona oggi: usare gli animali come terapia per i detenuti e poi abbatterli. Per questo il progetto di Verdone ha trovato  un grande sostegno, non solo dalle associazioni protezionistiche come LAV e Essere Animali , da Ippoasi – La fattoria della pace ma anche da parte di uomini di cultura e giuristi, concretizzandosi in un “Appello per Gorgona: l’isola delle buone pratiche nella relazione umano-animale

Il cammino sarà ancora lungo, l’amministrazione pubblica è sempre riottosa nell’assimilare davvero progetti pilota, che spesso pare assecondare per convenienza politica senza poi farli arrivare veramente a destinazione. La speranza è che invece non venga abbandonata un’esperienza bella come quella di Gorgona, forse partita in modo inconsapevole ma oggi pilastro nel dimostrare l’importanza del rapporto fra uomo e animale, che diventa non solo un rapporto emotivo ma anche uno strumento di elevazione dell’essere umano.

Il cambiamento di visione porta a un miglioramento sociale

Dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere il rapporto con gli animali, comprendendo la necessità di riconoscere loro dei diritti inalienabili, dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere la popolazione carceraria, che non è fatta di scarti di umanità da rinchiudere in gironi danteschi, ma di esseri viventi, con colpe più o meno gravi, verso i quali si ha il diritto di esercitare una pretesa punitiva, in cambio della quale però deve esser loro offerto un reale percorso di redenzione.

Per far si che quanti lo meritino non abbiano mai più necessità di saltare lo steccato che ci dovrebbe separare dall’illegalità. Ovviamente non tutti i detenuti potranno arrivare a una rivoluzione copernicana del loro modo di essere e di concepire la vita, ma questo è nella natura umana ed è altro discorso, che non giustifica le carenze dello stato italiano in materia di carceri.

Sul sito di Ondamica, una comunità in movimento potrete trovare tantissime informazioni sul progetto Gorgona, che deve essere sostenuto nell’interesse di tutti e che è importante diffondere e far conoscere. I cambiamenti nelle società partono dall’accresciuta consapevolezza e dalla conoscenza: per questo è importante esserne protagonisti.