cani randagi convivono con uomini randagi

Cani randagi convivono con uomini randagi, mentre lo Stato si indigna, chiacchiera, promette inchieste ma, nel frattempo, al CARA di Foggia da anni le condizioni di vita dei richiedenti asilo ricordano quelle dei cani randagi, forse perché anche su di loro ci lucrano in molti.

Dopo un’inchiesta del TG2 RAI di qualche tempo fa ora è il bravo Fabrizio Gatti de L’Espresso che ci riporta, con gli occhi di un richiedente asilo, all’interno del centro di Borgo Mezzanone a Foggia, dove migranti, cani e delinquenza più o meno organizzata occupano e presidiano un centro dello Stato, gestito da una cooperativa e vigilato all’esterno da militari e forze di polizia.

La situazione raccontata nel reportage di Fabrizio Gatti, giornalista noto al grande pubblico per le sue coraggiose inchieste, pubblicata da L’Espresso con il titolo “Sette giorni all’inferno: diario di un finto rifugiato nel ghetto di Stato” fotografa una realtà che va oltre alle parole: quelle che si possono spendere e certamente ben oltre a quelle di rassicurazione del governo, che per bocca del ministro dell’Interno Alfano annuncia un’inchiesta affidata (sic) al Prefetto di Foggia, certamente all’oscuro (nuovo sic!) di quel che accadeva a Borgo Mezzanone.

In tutto questo il giornalista racconta “Qualche riga oggi bisogna dedicarla alla pet therapy. È quella prassi secondo cui l’interazione uomo-animale rafforza le terapie tradizionali. Alla prefettura di Foggia, responsabile della fisica e della metafisica di questo Ghetto di Stato, devono crederci profondamente: perché il Cara è infestato di cani, ovunque, perfino dentro le docce. Nessuno fa nulla per tenerli fuori. Quando è ancora buio, subito dopo la preghiera, tre braccianti escono in bicicletta dal buco a Ovest, dove la recinzione è stata smontata. Le loro sagome sfilano nel chiarore della luna. Un cane abbaia e la sua voce richiama un’intera muta che si lancia all’inseguimento dei tre poveretti. Sono una decina di grossi randagi. Corrono. Ringhiano e si mordono. Poi diligentemente tornano a sdraiarsi tra gli ospiti del centro.” Cani randagi convivono con uomini randagi.

Certo, in fondo cani randagi e migranti sono accomunati, per nascita, allo stesso destino: non essere voluti, essere maltrattati, avere persone che speculano sul loro destino infestandoli, proprio come quei parassiti che spesso li affliggono e non solo metaforicamente. Ogni disgrazia, umana e animale, è popolata da uomini che sulla disgrazia ci campano, la sfruttano, la mantengono e le fanno manutenzione come se fosse un’auto storica. Il meccanismo non si deve inceppare, se no la greppia a cui mangiano molte troppe (false) cooperative non fornisce più danaro, interrompe quel torrente di versamenti che come da una cornucopia impoveriscono il paese, maltrattano le persone e ingrassano pochi delinquenti travestiti da samaritani. Accettando che in un campo gestito dal nostro Stato dei delinquenti facciano prostituire delle ragazzine, altra categoria fragile per la quale la protezione pare restare solo nelle parole.

Così cani randagi e migranti convivono nel CARA di Foggia, come han fatto al CARA di Mineo per anni, sino a quando un intervento congiunto del servizio veterinario pubblico e di ENPA non han provveduto a sterilizzarli. Perché questo è il paese dove il volontariato supplisce alle carenze, mentre qualcuno si arricchisce sulle disgrazie altrui. Del resto la gestione dei canili e del randagismo è stato uno dei primi fronti criminali dell’assistenzialismo, quando non c’erano ancora i migranti dell’Africa e già il flusso dell’Albania sembrava fosse un’invasione.

Quello che indigna è l’assenza dello Stato, la presenza solo nelle parole ma non nei fatti e nei controlli: quello che racconta Fabrizio Gatti ricorda le carceri dei paesi sudamericani, dove la polizia non controlla o se lo fa si occupa di vigilare solo il perimetro. All’interno del carcere uno Stato nello Stato, con regole non scritte fatte di prevaricazioni, violenza, illegalità. L’Italia dei diritti è diventata il paese dove quando accadono gli scandali nessuno ha responsabilità, ma a Borgo Mezzanone lo Stato c’era eccome e ha chiuso gli occhi, falco con le colombe e colomba con i falchi.

Ora che ne sarà dei randagi di Borgo Mezzanone? Dopo l’inchiesta per qualche mese si spazzerà via (forse) il malaffare, ma il randagismo al Sud continuerà a essere invece un ottimo affare, mai che prima o poi finisca il problema dei richiedenti asilo. Cosi cani randagi convivono con uomini randagi, entrambi con poche speranze per il loro futuro.