Caccia libera al cinghiale in Lombardia

Caccia libera al cinghiale in Lombardia, senza limitazioni, per tutto l’anno, per limitare (senza riuscirci) i danni.

Lo ha stabilito una recente disposizione della Regione che ha autorizzato gli agricoltori/cacciatori a cacciare questi animali per tutto l’anno.

Ma la caccia libera al cinghiale in Lombardia produrrà davvero i risultati sperati o, come sempre accade, rappresenta un maldestro tentativo di agevolare i cacciatori?

Lo ha comunicato l’assessore al’agricoltura Fabio Rolfi, entusiasta del provvedimento che autorizza gli agricoltori a sparare ai cinghiali durante tutto l’anno. Il provvedimento è motivato da 2.807 richieste di danni fatte dagli agricoltori, che hanno portato la regione a sborsare oltre un milione e seicentomila euro in 5 anni.

I danni, peraltro non così ingenti , visto che mal contati ammontano a circa 30.000 euro al mese per l’intera Lombardia, andrebbero però posti a carico dei cacciatori. Sono infatti quest ultimi che hanno importato e liberato in ambiente migliaia di esemplari provenienti dai Balcani. Negli scorsi anni, non nell’800!

Animali più grossi e prolifici del cinghiale italico, però evidentemente più divertenti da cacciare. Senza chiedersi, ancora una volta, se sarebbe poi stata sufficiente la caccia per contenerne il numero. La risposta, appare evidente, è no e così il cinghiale senza predatori a parte il lupo (ma non va bene nemmeno lui) è cresciuto di numero.

Ora la Lombardia ha estratto dal cilindro del prestigiatore non un coniglio ma il rimedio: facciamo cacciare il cinghiale tutto l’anno e risolviamo il problema (falso). Decenni di abbattimenti selettivi non hanno mai né risolto né contenuto il problema: l’unico selecontrollore efficace è il lupo, ma i cacciatori, forse anche per questo, vorrebbero sterminare anche il predatore.

Consentendo di cacciare il cinghiale tutto l’anno si creano molteplici e non trascurabili problemi: un disturbo alla fauna durante la stagione riproduttiva, un pericolo per chi va in campagna, considerando che le munizioni a palla asciutta hanno un potenziale offensivo devastante, e non ultimo un aumento di episodi di bracconaggio da parte di persone non autorizzate.

Per contro funziona poco anche l’idea avanzata da qualcuno di sterilizzare i cinghiali, che evidentemente non tiene conto di altri fattori negativi come difficoltà esecutiva, costi, problematiche sui branchi e un’inopportuna apertura verso una gestione dissennata della fauna selvatica.

Resilienza ambientale, tutela dei predatori, divieto effettivo di detenzione e allevamento di cinghiali potrebbero essere metodi più intelligenti perché la gestione faunistica a colpi di fucile non ha dato alcun successo. E lo dicono i fatti non gli animalisti.