Caccia aperta contro ogni logica di tutela della fauna

Caccia aperta contro ogni logica di tutela della fauna dopo un’estate in cui il territorio è stato devastato da incendi e siccità.

Così, contro ogni buonsenso, la politica non ha nemmeno preso in considerazione di sospendere l’attività venatoria, come chiesto da più parti.

Le elezioni sono vicine e i politici non hanno il coraggio di mettere in forse i voti che possono ricevere dai cacciatori, componente sempre molto attiva nella attività di lobby e pressione sugli amministratori. Grazie a questo si scambiano voti in cambio di un via libera all’apertura di caccia, nonostante il mondo scientifico abbia chiaramente enunciato i rischi derivanti dall’aprire la caccia.

Nonostante il parere di un istituto pubblico, ISPRA, che ha dato un pare contrario al’apertura della caccia, contro una fauna stremata e affamata (leggi qui). Parere di cui il ministro Galletti, che continua a fare il ministro dell’Ambiente nonostante una dimostrata incapacità di svolgere il ruolo, non ha tenuto alcun conto. Da qui e nel disinteresse delle regioni deriva la scelta che ha portato a caccia aperta contro ogni logica di tutela della fauna.

Tale situazione, anche aggravata da una drammatica espansione sia del numero degli incendi sia della superficie percorsa dal fuoco (+260% rispetto alla media del decennio precedente; dati European Forest Fire Information System – EFFIS) in diversi contesti del Paese, comporta una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale e rischia di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie. Infatti, il perdurare di condizioni climatiche estreme, soprattutto nel caso di specie che nel nostro Paese raggiungono il limite meridionale del proprio areale, determina un peggioramento delle condizioni fisiche degli individui rispetto a quanto si registra in annate caratterizzate da valori nella norma dei parametri climatici poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche, che si presentano ridotte e fortemente disperse. (Tratto dal parere redatto da ISPRA)

La gestione ambientale non deve essere schiava di questo o quell’orientamento, dovrebbe essere solo attuata con buon senso, secondo dati scientifici, sulla scorta di analisi, valutazione sulle ricadute e sull’impatto ambientale complessivo. Questo potrebbe anche significare che non trovino accoglimento le istanze delle associazioni di protezione ambientale e degli animali, ma poi la stessa imparzialità la si deve avere anche con i cacciatori.

Invece in Italia troppo spesso le scelte ambientali sono frutto di mediazioni che non sempre tengono conto della necessità di tutelare l’ambiente e nemmeno la collettività. Quanti morti ha provocato l’ILVA di Taranto prima che qualcuno avesse il coraggio di imporre uno stop? Quanti morti e che danni ambientali ha fatto l’eternit a Casale disperdendo amianto ovunque?

Quanti danni ambientale comporta la dispersione di tonnellate di piombo sul terreno e in fiumi e laghi? E quali danni ha comportato la scellerata politica venatoria, mai contrastata dallo Stato, di immettere cinghiali su tutto il territorio, facendo incrociare ceppi diversi per ottenere animali sempre più grandi? Quali sono le conseguenze di una legislazione che non costuisce un deterrente contro i bracconieri?

Gli italiani, nella stragrande maggioranza, hanno detto chiaramente di essere contrari alla caccia ma in questo e in tanti altri casi il popolo sovrano non ha avuto alcun potere e i suoi orientamenti sono passati come irrilevanti. Non bisogna mai scordare, poi, che quando si parla di caccia è giusto considerare anche l’indotto rappresentato dall’industria armiera, da quella che realizza abbigliamento e accessori fino a quella turistica. Un indotto che rappresenta un valore economico ma anche un ulteriore bagaglio di voti. Così si arriva alla caccia aperta contro ogni logica di tutela della fauna.

E da domani all’alba non ci sarà pace per la fauna stanziale e nemmeno per i tanti migratori. Con buona pace delle dichiarazioni pompose che definiscono la fauna un patrimonio indisponibile dello Stato, tutelato nell’interesse della comunità nazionale e internazionale.