Bisogna aiutare gli animali selvatici

Bisogna aiutare gli animali selvatici, ma solo qualora si trovino in una reale difficoltà, tale da compromettere la loro vita o da causare loro una sofferenza. Cercando di interferire il minimo possibile nella loro vita, limitando i contatti all’indispensabile. Senza abituarli a diventare confidenti nei confronti dell’uomo o, peggio, a dipendere dalla disponibilità alimentare che abbiamo creato per loro.

Un animale selvatico per essere al sicuro deve temere l’uomo, le sue strutture e non deve vedere la vicinanza come disponibilità di risorse. Alimentare un animale selvatico, a qualunque specie appartenga e fuori dai casi di effettiva difficoltà, è un grande errore. Che se può essere gratificante, crea un rapporto alterato con quello che ogni selvatico deve vedere come un nemico.

Il cibo rappresenta il principale ponte per creare un’interazione con un selvatico. Insegnandogli però che la vicinanza con l’uomo sia il metodo più semplice per trovare risorse alimentari. Questa è la ragione, solo per fare un esempio, per la quale i cinghiali entrano nel perimetro cittadino, avendo trovato nei rifiuti mal gestiti dall’uomo una fonte perenne di alimenti. Per identica ragione i lupi si avvicinano alle fattorie, quando gli allevatori smaltiscono illecitamente placente e animali morti. Una vicinanza che può finire molto male per gli animali.

Il modo migliore per aiutare gli animali selvatici e tenerli a distanza

In questi giorni, dove la mobilità delle persone è molto ridotta, si vedono immagini di animali selvatici che esplorano le città. Qualcuno pensa che questa sia una cosa positiva, come se la natura in un tempo brevissimo fosse tornata. Riprendendosi spazi che noi abbiamo occupato, ma nella realtà non è esattamente questa. Presenze che giustamente creano curiosità, facendo anche piacere in un momento così difficile. Che però rappresentano un rischio per loro, specie se queste esplorazioni li portano a scoprire nuove dispense.

Il confinamento sociale imposto dalla pandemia finirà e gli uomini inevitabilmente rioccuperanno gli spazi di sempre. Questo potrebbe creare nuovi conflitti se i visitatori non sono piccoli di germano, che stavano anche prima in città e periferie. Sono stati fotografati un lupo in un parcheggio di un centro commerciale, un orso nel giardino di fronte a una casa di Cortina e poi ci sono gli immancabili cinghiali di Genova e Roma.

Per questo è fondamentale non stimolare queste presenze, per evitare di creare condizioni di pericolo per gli animali. Temere l’uomo è un modo per garantirsi la salvezza, specie quando la convivenza avviene in zone fortemente popolate, dove gli animali solitamente convivono come fantasmi ai bordi di paesi e città. Ma un selvatico non è un gatto di colonia, non necessità di avere cibo, salvo che in condizioni molto particolari, come in presenza di gelo intenso e neve.

Alimentare e soccorrere solo gli animali in reale difficoltà, senza improvvisarsi salvatori a tutti i costi

Anche in periodi come questi, dove le città sono più vuote, mancano i turisti e sembra che possano mancare le risorse per passeri e piccioni, bisogna sapere che non è così. Certo i piccioni delle tante piazze d’Italia sono stati abituati a ricevere cibo, ma è un errore pensare che non siano in grado di trovare alternative, specie in primavera. Gli animali in difficoltà sono quelli che selvatici non sono, che sono stati liberati senza criterio dai cittadini: anatre bianche, mute e qualche oca domestica. Uccelli che non volano agevolmente, che fanno fatica a trovare cibo, specie se sono in posti inadatti a loro.

In questo caso è giusto cercare di sopperire al minor passaggio di persone che gli davano cibo. Magari inadatto, di pessima qualità per un anatra ma sempre meglio del nulla. La primavera è una stagione fantastica per tutti gli animali e le difficoltà le possono trovare solo i selvatici che vanno in letargo. Quelli che spesso si risvegliano in anticipo, a causa del caldo improvviso, ma che non trovano ancora cibo. Come può accadere ad esempio ai ricci, che agli inizi della primavera e in tarda estate possono essere aiutati con delle crocchette umide per gatti se vivono nel vostro giardino.

I cuccioli di capriolo e piccoli uccelli non sono soli come possono sembrare

Altro comportamento sbagliato, per troppo amore, è quello di raccogliere tutti gli uccelli che cadono dai nidi durante i primi involi. Oppure i cuccioli di capriolo, che restano soli per ore mentre la madre è al pascolo. Gli uccelli quando cadono a terra, in zone sicure, sono alimentati dai genitori sin o a quando saranno in grado di volare. Vanno recuperati solo dopo aver osservato che non siano seguiti o se siano in una zona pericolosa. Sempre meglio prima di recuperarli chiedere consiglio a un’associazione o a un centro di recupero.

I cuccioli di capriolo invece non vanno proprio toccati: se li avvistate accucciati in una radura, nascosti nel sottobosco, lasciateli dove sono, senza toccarli per non contaminarli con il vostro odore. Potreste condannarli a morte proprio per questo motivo. Le madri potrebbero non riconoscerli più e non prendersene cura. Ricordate che l’allevamento artificiale dei cuccioli è molto complesso e molti animali non sopravvivono, oppure non potranno più essere liberati. Per questo è importante ragionare con attenzione, informarsi, chiedere consiglio.

Alcune volte il miglior intervento possibile è quello di lasciare le cose come stanno. Può essere controproducente interferire nella vita di moltissime specie selvatiche, applicando a questi animali gli stessi criteri che potremmo usare con quelli domestici di proprietà o randagi.