Bisogna adottare animali non regalare vite vendute, se non si vuole dare un messaggio sbagliato, senza valori.

I motivi sono davvero tanti, cominciando dall’adagio sempre attuale “facili doni, facili abbandoni”. Ma non è soltanto questo il punto.

Le strutture di accoglienza, pubbliche o private, sono strapiene di animali non voluti, costretti a vivere una vita che non è quella che meritano. Esseri senza colpa, tenuti segregati per scelte umane sbagliate.

Resta poi quello che dovrebbe essere ritenuto un disvalore: comprare una vita, sapendo che spesso dietro questo acquisto si possono nascondere maltrattamenti e sofferenza. E questo non riguarda solo i cuccioli della tratta dei cani dall’Est.

Riguarda anche gli ultimi degli ultimi: gli animali a consumo, quelli che il mercato richiede e che sono prodotti e venduti come animali usa e getta. Allevati malamente, vissuti peggio e morti senza ricevere cure perché il malessere non viene capito. E poi in fondo costa meno comprare un criceto “nuovo” che portare dal veterinario quello usato.

Gli ultimi non infiammano la rete, non certamente come cani e gatti. Così come ci sono differenze vistose fra gli animali “da cibo” che per definizione han pochi diritti. La sensibilità cambia secondo gli argomenti, secondo i soggetti. Alta per caccia e circhi, medio bassa per allevamenti e trasporti. Alta per cani e gatta, bassa per criceti e pesci rossi, nulla o quasi per nutrie e simili.

Ma anche questi animali meritano una riflessione, anche i diritti degli animali usa e getta meritano attenzione. I milioni di animali invisibili che ogni anno entrano nella tramoggia del mercato. Per uscirne morti in breve, o per  restare prigionieri per lungo tempo. Una volta compreso questo concetto, riconosciuti i diritti, parrebbero dover essere chiari anche i doveri.

Regalare vite, comprare vite sapendo cosa si nasconde dietro il loro allevamento è un comportamento irrispettoso, che alimenta e aumenta i maltrattamenti verso gli animali. Che fa restare impigliati, spesso per sempre, altri animali in strutture che non sono in grado di dare loro una vita degna di tale nome.

Bisognerebbe smettere di pensare, per auto assolversi, che gli animali da compagnia, termine già indicativo per definirli, stiano tutti bene vivendo nelle nostre case. Bisogna smettere di credere che il segno di questo benessere sia visibile dal fatto che mangiano e sono vitali. La differenza fra il benessere e l’esistenza in vita è enorme. Si può essere infelicemente vivi, in modo sofferente e angoscioso.

Non spaventatevi della morte, pensate a quanto sia peggio la durata di una vita di sofferenza e privazioni, fatta di paura e di malattie non comprese. La morte è un attimo, talvolta salvifico. La vita può invece essere una condanna, ingiusta e lunga un’intera esistenza.

Mentre nulla è più bello di una scelta consapevole, fatta con la voglia di aiutare un essere vivente in difficoltà. Soltanto per avere la sua amicizia, per toglierlo di impaccio. Questo è uno dei pochi casi in cui l’adozione di animali diversi da cani e gatti rappresenti un vantaggio reale per l’animale. Meglio una prigionia dorata in una casa, che una vita faticosa, anche fra mille cure, in un centro.

Ma non comprate animali, mai! #AdoptDontShop è un bellissimo hashtag che potete usare anche per diffondere questo articolo.