Avveleniamo i campi usando il ponte di Genova

Avveleniamo i campi usando il ponte di Genova, inserendo un articolo davvero avvelenato dentro un decreto che parla di tutt’altro.

L’abitudine di inserire i provvedimenti più sciagurati all’interno di decreti che parlano di altre materie non è certo una prerogativa di questo governo. Su questo nessun cambiamento.

Così finisce che nel decreto che si occupa della Liguria, di Genova e delle conseguenze del crollo del ponte Morandi appare il famigerato articolo 41. Quello che in poche righe aumenta di 20 volte i limiti di legge sullo spandimento dei fanghi di depurazione.

Avveleniamo i campi usando il ponte di Genova, si sarà detto qualcuno, certo forse dell’impunità: in fondo si trattava di nascondere un provvedimento dentro un altro. Poche righe annegate in un decreto salva Genova. Per far contente le industrie di depurazione, che questi reflui non sanno dove metterli.

Così, con il silenzio di tutti, compreso quello del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in poche righe vengono innalzati i limiti della presenza di idrocarburi e metalli pesanti nei fanghi. Quelli derivanti dalle depurazioni delle acque che le aziende non sanno come smaltire.

In questo modo il limite consentito passa da 50 a 1.000 milligrammi litro. Secondo il verde Bonelli, che ha scoperto e denunciato per primo questa brutta vicenda, con questo sistema saranno sversati sui terreni agricoli un milione di tonnellate di fanghi. Grazie all’innalzamento di un limite che era stato già bocciato dal TAR della Lombardia.

Una volta scoperto che il Ponte Morandi era stato usato per fare un favore alle industrie, che si occupano della depurazione delle acque, la questione è finita su Repubblica (leggi qui) . Dalle colonne del giornale si è poi diffusa, costringendo il ministro delle infrastrutture Toninelli e quello dell’ambiente Costa a “scusarsi”.

Secondo i due ministri questo atto era necessario per affrontare un’emergenza, quella delle imprese di depurazione. che ora potranno sversare in tre anni fino a 75 chili di inquinanti per ettaro di terreno agricolo. Rischiando di inquinare le falde acquifere.

Ma se tutto era così limpido, come dicono i ministri, perché inserire il provvedimento in altro che trattava di ben altre questioni?

Ora si inseguono promesse e chiacchiere, ma il danno è stato fatto. In modo davvero subdolo. Con buona pace dei cittadini, che si ritroveranno idrocarburi e metalli pesanti nei piatti.

Resta poco rassicurante è che i due ministri minimizzino la questione, promettendo che, passata l’emergenza, fisseranno limiti bassissimi (leggi qui)

Nel frattempo le industrie si libereranno dei fanghi accumulati spandendoli in ambiente. Grazie a un provvedimento nascosto in un decreto su altra materia, con un sotterfugio inaccettabile in un paese civile.

Consiglio a tutti di guardare la puntata di Indovina Chi Viene a Cena dal titolo “La Sagra Famiglia” della brava Sabrina Giannini, che parla anche delle problematiche dello spandimento e del trattamento di questi fanghi.