avere un cane non un obbligo

Avere un cane non un obbligo: lo stesso discorso vale per ogni altro animale con cui decidiamo di dividere la nostra vita. Per questo è importante che la scelta sia intelligente e ponderata, nel reciproco interesse.

Bisogna poi aggiungere che se avere un cane non è un obbligo tanto meno lo è quello di spendere molte centinaia di euro per acquistarne uno di razza. Troppo spesso di incerta provenienza ma molto carino da esibire agli amici.

Ci sono poi due categorie di proprietari che sono davvero tanto insopportabili quanto prive di buon senso: quelli che comprano un cane o lo adottano e un attimo dopo, mai prima, si accorgono di non avere i soldi per curarlo e alimentarlo.

Così “pretendono” che qualche anima buona o un’associazione se ne faccia carico per non parlare di quelli che prendono un animale senza preoccuparsi minimamente dei suoi bisogni.

Avere un cane deve essere una scelta ponderata

Recentemente ho avuto modo di occuparmi di una signora che aveva appena comprato un cucciolo di husky da un trafficante, trovato naturalmente su internet. Lo aveva ricevuto e pagato nel parcheggio di un centro commerciale, insieme al solito blister di antibiotico che non manca mai negli acquisti fatti in questo modo.

Il povero cucciolo il giorno dopo inizia a star male e la proprietaria pretende che qualcuno glielo curi gratis perché i soldi li aveva già spesi per comprare il cucciolo e, oltretutto, la richiesta vien fatta anche in modo arrogante.

Naturalmente il cucciolo viene assistito, ma però bisognerebbe poterlo anche portare via a una proprietaria irresponsabile: comprare un cane senza poterlo mantenere e curare dovrebbe essere considerato un maltrattamento.

Molto diversa è la situazione di chi ha preso un animale, meglio se l’ha adottato e si trova in una situazione di difficoltà economica improvvisa e imprevista. Queste persone dovrebbero essere aiutate, accertando sempre la veridicità dello stato di bisogno, visto che l’Italia è un paese di furbetti.

Chi è realmente in difficoltà economica andrebbe aiutato

Dovrebbero essere aiutate anche dalla pubblica amministrazione e non sempre e non solo da privati e associazioni, ma questo è un altro discorso, più complesso del primo.

Esiste poi la persona che decide di prendere un animale solo sulla base di un giudizio estetico: lo ritiene un bell’oggetto, un complemento d’arredo oppure lo fa per accontentare la richiesta di un bimbo.

Senza occuparsi di bisogni, senza farsi domande sulla provenienza, senza far due conti sui costi di mantenimento, per non parlare della capacità di gestirlo e di tenerlo in uno stato di benessere.

La categoria dei finti amanti degli animali, quelli che lo adorano a parole ma non nei comportamenti per un misto di ignoranza, supponenza, indifferenza.

Così nelle case arrivano cani complessi da gestire come il lupo cecoslovacco o l’husky, solo per fare due esempi, ma anche pappagalli, conigli, furetti, cavie, criceti, pesci rosse e tartarughine.

L’ordinario bestiario che purtroppo si può comprare come una scatola di pelati in un qualsiasi garden, mettere nel carrello e portare a casa.

Molti di questi animali muoiono, per svariati motivi, altrettanti vengono ben presto ceduti per difficoltà nella gestione e finiscono in canile o presso associazioni, altri sopravvivono nelle case conducendo un’esistenza misera e priva di condizioni di vita almeno accettabili e solo una minoranza degli animali acquistati d’impulso ha la fortuna di trovare persone comunque attente, che fatta la stupidaggine ne prendono atto e cercano di rimediare.

I cani tenuti sui balconi: voluti e poi non rispettati, isolati e privati della socialità

Una stima molto prudente potrebbe indicare in diverse centinaia di migliaia gli animali che ogni anno sono vittime degli acquisti d’impulso o di quelli inconsapevoli e, se i numeri sembrassero esagerati, pensate solo a quante persone conoscete che hanno comprato un pesce rosso o un criceto ai bimbi. Senza pensare che non far riflettere sulla sofferenza della cattività è un pessimo messaggio educativo, ma si sa che costa meno dire un si che dare una spiegazione a un no.

A questo fenomeno non sfuggono neanche i cani, al di là di quelli acquistati: mi riferisco a quelli adottati sulla rete, via social e che sono i protagonisti dei mille annunci che propongono cani del sud a adottanti del nord. Quando questa solidarietà, encomiabile se correttamente esercitata, non avviene con affidi presso strutture autorizzate ma attraverso staffette che portano cani a domicilio troppo spesso il problema è dietro l’angolo.

Non si incrociano con attenzione le necessità, anche terapeutiche, dei cani con le possibilità, anche economiche, degli adottanti ma spesso nemmeno con la loro esperienza. Si adotta sulla scorta di un’emozione e il rischio, più che concreto per il povero adottato, è quello di passare da un canile a una casa e poi, in breve, da una casa di nuovo a un canile. Magari per sempre.

Gli acquisti e le adozioni irresponsabili sono una fonte di grande sofferenza per gli animali. Diffondere il concetto delle adozioni responsabili è un dovere per chi ama davvero gli animali, per chi li rispetta.