Astici vivi venduti su Amazon

Astici vivi venduti su Amazon e l’associazione PETA chiede ai consumatori di protestare contro questo maltrattamento.

Ma qualche informazione importante va perduta dalla sede inglese di PETA, ma anche nelle sedi associazioni italiane che amplificano la richiesta.

Il problema infatti non sono gli astici vivi venduti su Amazon, ma è il commercio in generale di questi animali: anche quelli che sono venduti nei supermercati arrivano vivi, in massima parte, da USA e Canada.

Pochi sanno, infatti, che gli astici venduti dalla grande distribuzione, nelle pescherie e nei ristoranti vengono spediti, via aerea, esattamente nello stesse condizioni in cui sono consegnati attraverso Amazon.

Quindi occuparsi degli astici vivi venduti su Amazon, che personalmente ritengo un venditore da boicottare per moltissime ragioni, è come prendere in esame solo un tassello di un immenso mosaico. Che ogni anno riguarda svariati milioni di animali vivi, che viaggiano con le chele legate, senz’acqua. Refrigerati e spediti in questo modo, vivi, in tutto il mondo.

Secondo uno studio F.A.O. riportato da Ce.I.R.S.A. nel solo 2012 sono state pescate nel mondo 5.750.655 tonnellate di crostacei destinati al consumo umano. Di queste 293.823 tonnellate riguardano astici e aragoste. Un numero impressionante di animali vivi, che arrivano dai grossisti che li depurano, li incassettano e li distribuiscono nel mondo.

Gli astici che si vedono negli acquari dei supermercati hanno già fatto, all’asciutto, un viaggio di un paio di giorni prima di essere nuovamente immersi in acqua, probabilmente avendo già qualche neurologico danno dovuto dalla prolungata vita fuori dal loro ambiente.  Una conseguenza dell’anossia, la mancanza di ossigeno.

Una crudeltà che sarebbe evitabile se almeno le persone acquistassero questi crostacei solo congelati. Forse molti consumatori pensano che gli astici possano respirare anche fuori dall’acqua, ma non è così. Possono solo usare l’ossigeno accumulato in precedenza quando immersi in acqua.

Le condizioni di vita di astici e aragoste, allevati per fini alimentari, sono costituite dall’insieme di più azioni di maltrattamento, da considerarsi perfettamente legali sotto il profilo della normativa, con la sola esclusione del tenere gli animali vivi a diretto contatto con il ghiaccio. Poi tutto il resto, compresso bollirli vivi, è considerato una normale e legale tradizione culinaria.

Molti consumatori, poco informati, pensano che gli astici e le aragoste che sono tenuti negli acquari dei supermercati acquari si trovino in condizioni di relativo benessere, con l’eccezione dell’ avere le chele legate. Ma non è così. nella realtà gli acquari sono solo contenitori per una miglior conservazione dei crostacei, considerati solo come cibo e non come animali.

Negli acquari gli animali non possono essere alimentati, sarebbe una forma di allevamento e non di conservazione sotto il profilo sanitario. Gli animali esposti non mangiano da giorni, ben prima della loro partenza oltre Oceano. Hanno le chele legate perché diversamente si farebbero a pezzi fra di loro, essendo animali molto territoriali che quindi vivono in costante stress per questa vicinanza obbligata con i cospecifici.

Quando vengono comprati dai clienti sono consegnati vivi, mentre sarebbe un gesto necessario abbatterli prima di cederli al privato.Sia per evitare ulteriori sofferenze causate dall’emersione forzata, sia per evitargli la crudele pratica della bollitura a vivo (atroce). Esistono macchine progettate proprio per abbattere i crostacei con una scarica elettrica, in sicurezza.

Può far rabbrividire, ma è inutile far finta che il problema non ci sia perché è soltanto un infingimento. I crostacei vivi continueranno a essere venduti sino a quando la norma non cambierà, quindi meglio cercare di ridurre le sofferenze che far finta di non vederle.

Quindi ben si capisce che il problema non è certo quello degli astici vivi venduti su Amazon, ma è una questione ben più ampia che andrebbe affrontata in sede legislativa, con provvedimenti idonei. Inutile denunciare il ristoratore, o quantomeno non risolutivo, se si consente a una filiera produttiva di essere incredibilmente crudele.

Sembra di guardare la punta emersa dell’iceberg senza avere la capacità/volontà di fare la cosa giusta: guardare la massa di sofferenze che si nascondono sotto il pelo dell’acqua e agire di conseguenza. Però informando correttamente i consumatori qualcosa si può ottenere: contrarre la domanda di prodotti a alto contenuto di sofferenza, proprio come avviene per la carne degli allevamenti intensivi.

Se invece si guarda la punta dell’iceberg e si pensa che tolti gli astici dalle vetrine virtuali di Amazon il problema sia risolto si racconta una non verità. Sarebbe bello poterlo credere ma non è affatto così. Lo dimostra con chiarezza la foto sotto, presa da un sito pubblico di un venditore all’ingrosso di crostacei vivi.

Astici vivi venduti su Amazon

Il problema non riguarda solo gli astici, quelli più visti in supermercati e pescherie, ma anche le aragoste, i granchi nelle loro molte declinazioni e altri crostacei. L’idea di considerare questi animali come alimenti e quindi non come esseri viventi produce una sofferenza silenziosa, spesso ignorata, poche volte indagata a fondo.

Anche a causa d informazioni parziali date ai consumatori, che troppo spesso ingoiano le notizie come fossero bocconi di cibo, senza chiedersi nulla, ma assimilando anche le tossine di un’informazione distorta. Proprio come avviene guardando gli astici attraverso l’acqua degli acquari.