Animalismo in bilico fra cuore e ragione
Immagine di Elisa Riva su Pixabay

Animalismo in bilico fra cuore e ragione, in un equilibrio che troppo spesso pare difficile da mantenere. Ma se il cervello senza emotività non emoziona, il cuore senza cervello fa disastri.

Quando i diritti degli animali vengono difesi senza portare argomenti ma solo perché “i pelosetti non si toccano” non abbiamo fatto un passo avanti. Abbiamo solo dato argomentazioni a chi sostiene che gli animalisti siano fanatici.

Nel tempo dei social ognuno è in grado di far raggiungere il proprio pensiero, dal più semplice al più elaborato, a milioni di utenti. E se fai comunicazione sai molto bene che certi argomenti pagano molto più di altri. Lisciare il pelo ai sostenitori è la cosa più facile del mondo. La difficoltà è convincere gli altri.

Parlare di maltrattamenti su gatti e cani suscita molte più reazioni, like, condivisioni ma anche insulti, spesso a 360°, di quanto non faccia un articolo sul maltrattamento dei suini. Che spesso trova il sostegno solo dei vegani arrabbiati, quelli che insultano tutti gli onnivori. Senza rendersi conto che mai nessuno è stato convinto a cambiare opinione se preso a sputi in faccia.

Eppure gli argomenti a supporto dell’essere vegani certo non mancherebbero. Senza necessità di insultare chi la pensa in modo diverso. Come fanno, per fortuna, i tantissimi vegani che cercano il dialogo e non l’imposizione. Ma si sa che argomentare è più complesso che insultare, richiede preparazione. Per questo non governo emotivo può succedere che si trasformi una buona intenzione in una pessima azione. Liberando un’aggressività inutile verso il mondo che è cosa opposta all’empatia.

Si sa che i social non sono una palestra di equilibrio e che la rete è diventata una sorta di muro su cui sfogare l’aggressività. Tanto che molte persone ne fuggono disgustate per la violenza, gli insulti e la pochezza degli argomenti. Per la tendenza a litigare con gente che nemmeno si conosce, per il primato di un’idea che spesso nemmeno si sarebbe in grado di difendere a tutto tondo.

Però se lo scopo è quello di dare un piccolo contributo a migliorare la nostra società avremmo il dovere di interrogarci. Per avere sempre ragione basterebbe parlarsi allo specchio, senza bisogno di scrivere sui social commenti, spesso irrilevanti, che forse non useremmo neanche se ci trovassimo seduti al tavolino di un bar, con amici.

Mantenere l’animalismo in bilico fra cuore e ragione è un esercizio delicato, come sempre quando bisogna far coincidere l’emotività con la razionalità. Diventa un esercizio possibile nel momento in cui ragioniamo su un argomento che conosciamo, sul quale abbiamo approfondito la nostra conoscenza.

Questo credo, e temo, sia il nocciolo della questione: per far avanzare i diritti degli animali, come per tutte le cause di questo mondo, occorre andare oltre l’emozione. Ma questo confine ce lo fanno superare solo le nostre competenze in materia. Saranno cultura e informazione a cambiare il mondo, non certo la partecipazione scomposta a una qualsiasi discussione su argomenti che ci emozionano, ma dei quali poco o nulla sappiamo in realtà.

Occorre provare a riconoscere la forza della proposta, che molte volte è più convincente e duratura di quella della protesta. Con l’obbligo morale di ricordare sempre che, quando si parla per conto di chi non ha voce, bisognerebbe sforzarsi di farlo per garantirgli un vantaggio. Quando l’unico a essere soddisfatto è chi scrive, e non c’è crescita né progresso, significa che il danno, piccolo o grande è fatto.

Dobbiamo ricordare, tutti, che la difesa dei diritti degli animali è un argomento che li riguarda a 360°,che non si ferma agli animali del cuore, a quelli che accompagnano la nostra vita. Bisogna capire la sofferenza del pesce rosso (leggi qui), ma anche quella del visone o del manzo. Passando, naturalmente, anche attraverso quella umana: la sofferenza è un patrimonio comune di tutti i viventi e questo non andrebbe mai scordato.