Animali usati come attrazioni
foto di repertorio

Animali usati come attrazioni e questo non avviene solo nei circhi, sempre più avversati dall’opinione pubblica. Succede anche in quelli che vengono definiti come parchi tematici. Una moderna via di mezzo fra uno zoo e un parco divertimenti, dove gli animali sono esibiti e vengono costretti a interagire con il pubblico. Loro malgrado.

Legittimo chiedersi come mai i circhi ricevano tante critiche mentre di questi parchi se ne parla poco, come se non fossero luoghi di sfruttamento degli animali. Il trucco sta in quello che si riesce a far percepire al visitatore, spesso più entusiasta dell’atmosfera gioiosa che non attento al rispetto dei diritti animali.

Al circo la cattività, le condizioni di disagio e sofferenza in cui sono costretti a vivere tigri, leoni o elefanti vengono percepite immediatamente. Non come stereotipo ma come risultato di un impatto visivo che racconta la prigionia. In un batter di ciglia il visitatore si accorge che un leone è costretto in gabbia e che l’elefante, anche se vaga libero su un brullo sterrato di un parcheggio di periferia, non può stare bene.

Nei parchi tematici come Zoomarine a Roma o lo Zoom di Torino l’atmosfera è diversa, giocosa e gioiosa e la coreografia non lascia nulla al caso. Tutto è colori, piante, interazioni e deve trasmettere divertimento e spensieratezza. Come raccontava il leone Alex, il personaggio del cartoon Madagascar, star di uno zoo di New York e beniamino del suo pubblico.

Animali usati come attrazioni, ma il nuoto con i delfini è nuovamente vietato

Il TAR del Lazio ha recentemente annullato il decreto emanato dal famigerato ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, forse uno dei peggiori dall’istituzione del dicastero. Il provvedimento consentiva di poter effettuare attività con i delfini, come fossero giocattoli messi in acqua per la gioia del pubblico pagante.

Ma ora le toghe hanno annullato quella disposizione contro la quale aveva fatto ricorso la LAV, facendo schierare a difesa proprio gli avvocati della società messicana proprietaria di Zoomarine. Che con le unghie e con i denti hanno difeso il diritto di poter proseguire con le attività di nuoto con i delfini.

Certo sarà solo una svista, però ancor’oggi sul sito di Zoomarine, in home page, compare ancora la novità 2019: lo stare in vasca con i delfini. Nonostante la prudenza che vorrebbe -per non indurre in errore il pubblico e per non avere responsabilità- che la pubblicizzazione di quest’attività fosse già stata rimossa dal sito internet.

dal sito di Zoomarine – immagine salvata il 31/05/2019

Il problema riguarda le mille interazioni degli animali con il pubblico

In questi parchi non ci sono solo delfini, ma anche tantissimi animali di altre specie che sono costretti a interagire con il pubblico. Questo, anche se le apparenze sono gioiose, non può essere considerato un momento di miglior conoscenza , l’inizio di un rapporto ma, piuttosto, un’imposizione fatta su animali addestrati, esattamente come addestrati e prigionieri sono quelli dei circhi.

Del resto i messaggi che questi parchi di divertimenti propongono al pubblico sono chiari ed espliciti. Non nascondono nulla di quella che è un’attività irrispettosa dei diritti degli animali, ma ancora lecita. E così il nuoto con un delfino, un gioco con l’otaria o con il pappagallo diventano equivalenti al divertimento di un tuffo in piscina.

Senza porsi interrogativi, senza rispetto per esseri senzienti che non possono essere considerati semplici attrazioni. Facendo dimenticare al pubblico che gli animali non sono giocattoli e che, al di là di ogni convenienza o normativa, che oggi consente questo tipo di spettacoli, esistono limiti etici. Che dovrebbero essere considerati invalicabili.

La responsabilità però deve essere, almeno in parte, condivisa con le centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno affollano queste strutture. Senza farsi domande, senza porsi interrogativi e senza voler vedere la sofferenza degli animali, la loro prigionia. In fondo può bastare un selfie con un delfino e tutto passa in secondo piano.

Questo è il tempo dell’apparenza e per troppi non servono tanti ragionamenti: sembra essere bello, è divertente, gli animali sembrano felici. Così simile e verosimile, ancora una volta si fondono e la cultura del rispetto resta al palo. Imbrigliata dalle convenienze che vogliono gli animali usati come attrazioni.