Animali usa e getta

Sono animali usa e getta, nel vero senso della parola: fino a quando hanno fatto divertire i bimbi.

Una vita consumata stando nella vaschetta di plastica, con annessa palmetta finta, sono stati ospiti graditi, poi sono diventati ingombranti.

Le tarturughe della Florida, in tutte le loro mutazioni e ibridazioni realizzate per aggirare leggi e normative, sono passate con grande facilità dal fare una vita terribile, in spazi spesso angusti e inadatti, all’essere gettate in corsi d’acqua, fontanili e fontane di tutto il paese.

Animali usa e getta queste tartarughe, al pari di altri che sono stati considerati per decenni, sbagliando, ideali per i bambini, come criceti e pesci rossi. Senza chiedersi nulla sulla loro vita, sui lorobisogni, come se questi animali fossero nati per essere piazzati sul frigorifero, senza avere altre richieste o diritti se non quello di restare vivi. Senza che qualcuno si chiedesse se in effetti il termine vita, nella declinazione ampia che non prevede solo respirare e mangiare, potesse essere compatibile con un’esistenza tanto misera.

Ma le tartarughe americane hanno un lato oscuro, che i negozianti non raccontano agli acquirenti e che le persone nemmeno considerano: crescono e aumentano la loro dimensione di parecchie decine di volte, diventando tartarughe adulte che possono raggiungere anche 20/25 centimetri di lunghezza. Incredibile vero? Ma quelle tartarughine grosse come palline da ping pong sono solo baby turtle, non adulti. Negli anni ne sono state vendute decine di milioni di esemplari.

Qualcuno resterà stupito ora, tanto sembra inutile informarsi prima di acquistare un animale: obiettivo prioritario dell’acquisto è quello di spalancare a un bimbo una finestra sul fantastico mondo naturale, sulla biodiversità, sulla vita meravigliosa e nascosta degli animali. Che però sarebbe un po’ come cercare di accrescere l’empatia di un bambino facendogli visitare delle carceri, dove della vita vera di quegli uomini si è persa quasi ogni traccia.

Una tartaruga d’acqua non è un soprammobile, ma un animale che per esercitare le sue normali attività avrebbe bisogno di potersi immergere, di nuotare, di cacciare perché è un predatore, di prendere il sole perché ne ha bisogno per fissare la vitamina D. Ma anche di non mangiare sempre cibo liofilizzato o peggio spaghetti e avanzi di cucina. Dati con il sorriso un po’ ebete, affermando: hai visto che le piace?

Le sventurate quando crescono diventano ingombranti, escono dalla vaschetta, cadono dai frigoriferi, diventano difficili da gestire e così il proprietario decide che queste povere bestie non si meritano tanta sofferenza (e lui così tanti problemi): meglio liberarle in qualche laghetto, dove possono stare meglio. Per qusto non c’è corso d’acqua e laghetto urbano che non sia colonizzato dalle tarturughe palustri americane.

Che però ora l’Europa considera una specie invasiva, una pestilenza, un animale che in natura non ci deve stare. Poco importa se oramai è troppo tardi, poco importa se non è stato chiuso per tempo il commercio, poco importa se continuiamo a vendere animali che in futuro diventeranno invasivi perché qualcuno li getterà in ambiente.

Fra leggi e leggine che hanno fatto meno di quanto avrebbero dovuto, specie nel vietare tutti gli animali usa e getta perché la crudeltà di far viver loro una vita di privazioni è molralmente inaccettabile, ora è uscito il decreto legislativo 230/2017, che di fatto suona la campana a morto per un sacco di specie esotiche, allevate, vendute, acquistate, liberate, diventate orribili mostri da eradicare.

Stabilendo anche un obbligo per quanti detengono la specie più comune, la tartaruga d’acqua che scientificamente è identificata da questo nome: Trachemis scripta spp. Dove quel termine incomprensibile “spp” sta a significare che si parla di specie e sottospecie, tutte. L’obbligo è di denunciarne il possesso entro il mese di agosto 2018, compilando un apposito modulo, come stabilisce la normativa (il decreto lo trovate qui) che potete scaricare visitando il sito del progetto europeo ASAP (qui).

Insomma questa è la morale: lo Stato non si è preoccupato prima di vietare il commercio delle baby turtle e non soltanto di queste specie, non si è preoccupato della sofferenza degli animali in nome del libero conmmercio e del profitto dei negozianti, non ha raccolto, come l’Europa, le grida di allarme lanciate sulle liberazioni in natura questa e altre specie. Ora, quando non è nemmeno tardi ma piuttosto tardissimo, Itali e Europa dichiarano di voler correre ai ripari. In nome della tutela della biodiversità.

Così con i progetti di eradicazione, che riguardano centinaia di specie presenti in tutti i generi e ordini, si massacreranno migliaia di animali senza ottenere risultato, perché dietro il termine eradicazione si nasconde quello più reale e più crudo: abbattimento. Che non servirà a eliminare specie che oramai dovemmo ritenere, nel bene e nel male, naturalizzate nel nostro continente, al pari di fagiani, daini e trote iridee.

Oramai il danno è fatto e chi ha una tartaruga palustre in casa se ne deve fare carico, non deve pensare di gettarla in un laghetto perchè verrebbe prima o poi abbattuta. Per senso di responsabilità, per compensare un danno fatto ora bisogna tenere confinati questi animali, cercando di assicurargli la mglior prigionia possibile e ricordando di denunciarli.

Dopo di che occorre riflettere se la vendita di animali, differenti da cani e gatti e qualche altra specie, possa essere ancora considerato accettabile, sotto il profilo etico, della biodiversità, del rispetto della vita e della sua qualità e non ultimo per puro buonsenso. I diritti animali non si difendono solo contrastando episodi violenti o brutali, ma anche nella quotidiana mortale noia di ogni giorno dalla quale dovremmo liberarli.

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE DEL 26/07/2018:

Con il decreto legge 91 del 25/07/2018 il termine per la denuncia delle specie alloctone invasive detenute è stato prorogato al 31/08/2019. Leggi l’articolo 3 qui.